lunedì, 27 febbraio 2006

Buogiorno a tutti, vi metto qui a seguito, la posizione di noi umanisti riguardo alla linea politica della "cosidetta" sinistra, vale a dire il "meno peggio", ma vi sembra giusto lottare per il meno peggio, quando si potrebbe avere di più, e per di più intendo lottare affinchè i diritti di tutti e ripeto tutti non vengano più calpestati, come avviene oggi in settori come sanità, lavoro, qualità della vita. A chi mi/ci dice che lottiamocontro i mulini a vento,che siamo utopistici e che non abbiamo i piedi per terra....io dal mio piccolo rispondo che l'essere umano non è nato per accontentarsi del meno peggio e che ,anche se mi sento dare del sognatore, io continuo a pensare che senza veri e sentiti obbiettivi a cosa serve lottare.....per adagiarsi a metà strada......no , anche la strada è in salita bisogna affrontarla e non indietreggiare o fermarsi. Inoltre volevo aggiungere le opinioni trasmessemi dalla gente comune che vive nei quartieri dove operiamo e ci battiamo giorno dopo giorno, opinioni di gente sfiduciata, che molte volte rinuncia a lottare per le mille difficoltà che di giorno in giorno vede crescere fino a soffocarli, ma che nel loro profondo aspirano a quel mondo migliore di cui andiamo parlando.

Buona lettura!!!!!!!!!!!!

Tav, Pacs, Iraq: Unione, dov'è l'alternativa?

Alta velocità, PACS, guerra in Iraq. Sono solo tre argomenti, ma bastano per affermare che l'alternativa di centrosinistra all'attuale governo non è una vera alternativa. In un sistema bipolare l'attenzione dell'opinione pubblica è continuamente orientata ad ascoltare solo le argomentazioni delle due coalizioni a confronto. Ma ciò non vuol dire che siano le solo opinioni esistenti. Un altro punto di vista, su cui non c'è un'adeguata informazione, è quello sostenuto da coloro che credono che una forza veramente alternativa deve essere in grado di mettere in crisi il sistema sostenuto dalle forze al governo. Da questo punto di vista la coalizione di centrosinistra non è credibile. Lo dimostra un programma che dice e non dice, che fa vedere alcune cose o altre a seconda di chi lo legge.



Prendiamo la questione dell'alta velocità. Mentre ascoltiamo le discutibili dichiarazioni di Prodi, Fassino e Rutelli, secondo i quali l'opera per la TAV in Val di Susa è irrinunciabile, nel programma dell'Unione si legge:

Altra priorità è l'integrazione con le grandi reti europee, attraverso specifici interventi idonei a:

distinguere dove necessitino opere nuove oppure occorrano ristrutturazioni dell'esistente;
valorizzare il coinvolgimento dei cittadini e delle istituzioni dei territori interessati dagli interventi di infrastrutturazione, in sede di valutazione della compatibilità ambientale delle opere e dell'impatto socio-economico sulle popolazioni;
dare priorità alle direttrici già vicine alla saturazione dei traffici, come ad esempio quelle verso il Gottardo e il Brennero;
avvantaggiare la ferrovia nella ripartizione modale;
integrare le reti di trasporto europeo con gli aeroporti, in primo luogo con gli aeroporti di Fiumicino e Malpensa;
nei punti di incrocio delle reti di trasporto europee, realizzare interporti di rango europeo per l'integrazione modale della logistica. Dalla capacità di offrire servizi concorrenziali di magazzinaggio e prima trasformazione delle merci, deriveranno anche migliori condizioni per l'insediamento produttivo.

Ecco che quindi, rispetto allo specifico argomento, coloro che nell'Unione sono favorevoli alla TAV in Val di Susa leggono che l'opera si farà, mentre chi nell'Unione non è favorevole dice che nel programma la TAV non c'è. In questo modo nessuno resta scontento e si va avanti. Ebbene, questa non è opposizione. Una reale opposizione contrasta chi detiene il potere politico principalmente rispetto alla visione del futuro della società, sul piano dei valori che sono alla base delle azioni di un governo.

Nel caso della TAV in Val di Susa il centrosinistra si è fermato alla critica dei metodi di repressione della protesta popolare, non mettendo mai seriamente in discussione la decisione, fatta proprio dal precedente governo di centrosinistra, di fare questa opera faraonica - 13 miliardi che diventeranno realisticamente 40 per un'opera che sarà completata fra 15 anni - e nemmeno di farla proprio in quella zona.

Eppure di motivi validi ce ne sono molteplici. Le ragioni di carattere economico-ambientale che rendono tutto il progetto "TAV/TAC Torino-Lyon" assurdo, irrealizzabile e altamente dannoso per la popolazione, sono state al centro di un forte dibattito, innescato solo per merito di chi ha affrontato, con il coraggio della nonviolenza, le ruspe e i manganelli.

Inoltre, per gli umanisti, un altro motivo di uguale importanza riguarda la "Democrazia reale", cioè il rispetto dell'opinione di chi verrà coinvolto in tale opera: tutti i Sindaci, gli Amministratori e i Cittadini di un territorio molto vasto, che comprende la Valle di Susa e la cintura Nord-Ovest di Torino, si oppongono a tale mastodontica opera. Dov'è la democrazia se non li si ascolta?

Abbiamo parlato di valori e di visione del futuro. Ebbene: una vera opposizione mette in discussione, oltre le pretese negative di pochi riversate sull'ambiente di tutti e la riduzione al silenzio dei cittadini e dei lavoratori, anche l'insostenibilità dei ritmi di vita. Una vera opposizione porta avanti una battaglia che ha alla base una idea di sviluppo che abbia finalmente al centro l'essere umano.

Al contrario molti esponenti politici, sostenuti dagli opinion-maker di turno, si avventurano in dichiarazioni simil-futuriste, spesso mimetizzate con il termine "progresso". Una falsa modernità che ha già dimostrato tutto il suo fallimento nella misura in cui produce processi vitali in cui la priorità è andare sempre più veloci; processi vitali in cui, con il tipico affanno del manager o dell'aspirante tale, non c'è più tempo né per pensare né per scegliere.

Anche su altri temi, come il riconoscimento delle unioni di fatto e il ritiro delle truppe italiane dall'Iraq, il centrosinistra si distingue per un linguaggio che ancora una volta dice e non dice, per progetti che, pur di accontentare tutti, non accontentano nessuno. Sulle unioni di fatto, il programma del centrosinistra recita così:

L'Unione proporrà il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto. Al fine di definire natura e qualità di un'unione di fatto, non è dirimente il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale. Va considerato piuttosto, quale criterio qualificante, il sistema di relazioni (sentimentali, assistenziali e di solidarietà), la loro stabilità e volontarietà.

Chi è ha favore dei Pacs vede in questa dichiarazione la possibilità che tali patti si faranno, mentre chi non è d'accordo dice che di Pacs non si parla. In ogni caso i fondamentalisti cattolici possono dirsi soddisfatti: non c'è equiparazione tra i matrimoni e le altre forme di convivenza, perché queste ultime, per poter usufruire di diritti non ben specificati, dovranno comunque essere "giudicate" sul tipo di relazione che c'è tra i due conviventi, i quali saranno costretti a mettere in piazza i loro sentimenti.

Sul ritiro delle truppe italiane dall'Iraq, sempre sul programma dell'Unione si legge:

Se vinceremo le elezioni, immediatamente proporremo al Parlamento italiano il conseguente rientro dei nostri soldati nei tempi tecnicamente necessari, definendone, anche in consultazione con le autorità irachene, al governo dopo le elezioni legislative del dicembre 2005, le modalità affinché le condizioni di sicurezza siano garantite. Il rientro andrà accompagnato da una forte iniziativa politica in modo da sostenere nel migliore dei modi la transizione democratica dell'Iraq, per contribuire ad indicare una via d'uscita che consenta all'Iraq di approdare ad una piena stabilità democratica, e a consegnare agli iracheni la piena sovranità sul loro Paese.

Le forze che all'interno dell'Unione sostengono che i soldati italiani debbano ritirarsi subito dal suolo iracheno potrebbero vedere, in questo stralcio di programma, la possibilità che le proprie richieste verranno accolte. Ma così non è. Di fronte ad una politica di esportazione della democrazia miseramente fallita, preoccuparsi che "le condizioni di sicurezza siano garantite" in un paese in cui si muore ancora mentre si gioca, si prega o si fa la spesa, è solo uno strumentale gioco di parole. Neanche il centrosinistra ritirerà subito le truppe dall'Iraq. Ormai è un dato di fatto.

Alla luce di tutto ciò, dire che altre forze di sinistra, come il Partito Umanista, rubano voti alla sinistra quando si presentano agli elettori al di fuori di questa logica bipolare è un inganno.

Al contrario, è proprio questa coalizione di centrosinistra che, presentandosi con un programma che contiene troppi elementi di conservatorismo e neoliberismo, sta rubando voti a una sinistra veramente alternativa alla logica, ai metodi e alle proposte della destra.

postato da: luke1965 alle ore febbraio 27, 2006 14:47 | Permalink | commenti
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lunedì, 27 febbraio 2006

Il Partito Umanista si presenta con un proprio candidato sindaco a Milano

Un'alternativa di sinistra all'ex-questurino Bruno Ferrante alle prossime elezioni amministrative di Milano: il risultato delle primarie conferma la tendenza moderata della coalizione di centro-sinistra che, per timore di non distinguersi troppo dal centro-destra, propone a Milano un "conservatore illuminato" leggermente meno indecente di Letizia Moratti. Ma quali scelte di sinistra potrà mai fare l'uomo che solo pochi mesi fa aveva in mano le chiavi del lager di via Corelli?

La mancanza di una reale alternativa, rafforza ancora una volta la volontà del Partito Umanista di presentarsi anche alle prossime elezioni amministrative con un proprio candidato sindaco che, visto il panorama politico, sarà l"unico a impegnarsi contro i CPT, contro la povertà e per i diritti di chi non ha voce.

postato da: luke1965 alle ore febbraio 27, 2006 14:26 | Permalink | commenti
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domenica, 26 febbraio 2006

Salve a tutti, volevo qui di seguito riportarvi la posizione di noi Umanisti riguardo la questione delle vignette sul Profeta pubblicate su un giornale danese, questa dichiarazione viene dal Centro delle Culture (espressione ed organismo del Movimento Umanista):

LE CARICATURE DI MUHAMMAD E LO SCONTRO TRA CULTURE
La posizione del Centro delle Culture: il dialogo

Il mondo è scosso dalla questione delle vignette satiriche sul profeta Muhammad pubblicate da un giornale danese già nel settembre dello scorso anno, che hanno portato a manifestazioni e scontri violenti in molte città e alle azioni deliranti e razziste dell’ex ministro Calderoli.
La questione è evidentemente complessa e delicata, e, come un groviglio per cui non si è trovato pettine, ha attirato a sé i fili di altre questioni altrettanto complesse e delicate.
La dimensione di quanto sta avvenendo nelle strade e nelle piazze del mondo musulmano ci dà la misura del livello di esasperazione, incomprensione, frustrazione e umiliazione cui è giunto buona parte di questo mondo, sia per causa del suo “nemico interno” (il fondamentalismo) sia per causa del suo “nemico esterno” (l’arroganza culturale e non solo dell’Occidente).
E a chi mette in campo la libertà di espressione, rispondiamo che non ci si può nascondere dietro tale diritto usandolo come autorizzazione formale a dare ogni tipo di messaggio, sia esso stupido, offensivo e violento. La libertà di espressione è innanzitutto un principio, un valore cui tendere e non un’autorizzazione formale.
Denunciamo inoltre l’atteggiamento di chi sta facendo di tutto per spingere il mondo mussulmano, per la stragrande maggioranza moderato e tollerante, verso il fondamentalismo, per poter evocare il pericolo islamico, per poter intraprendere una nuova crociata che si crede questa volta vittoriosa: in questo senso vanno lette , le ultime dichiarazioni del presidente del senato e della massima autorità del chiesa cattolica.
Ci sembra ora prioritario ristabilire un clima di dialogo in cui ci possa essere un reale confronto, anche conflittuale, ma con quella “buona fede” che deriva da una reale volontà di comprensione e di comunicazione.
E come Centro delle Culture, come espressione culturale del Nuovo Umanesimo, riteniamo altrettanto prioritario difendere realmente e coraggiosamente la libertà di espressione di tutti gli esseri umani, anche di coloro di cui non condividiamo il pensiero o le credenze e pretendendo in cambio rispetto e responsabilità.

postato da: luke1965 alle ore febbraio 26, 2006 17:56 | Permalink | commenti
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sabato, 25 febbraio 2006

Il Partito Umanista si presenta alle elezioni comunali a Trieste

Anche a Trieste il Partito Umanista si presenterà alle elezioni comunali e il candidato a sindaco del Partito Umanista sarà Dino Mancarella. "Il Partito Umanista si presenta per la terza volta alle elezioni comunali a Trieste, e anche in questo caso senza far parte di una coalizione esistente", ha dichiarato Dino Mancarella. "Questo perchè non vediamo nessun'altra forza politica portare avanti i progetti che per noi sono prioritari e sono la base del nostro programma."

"Da anni, insieme ad altre persone, sono impegnato nell'attività di volontariato del Movimento Umanista, attività legata allo sviluppo della non-violenza attiva, della non-discriminazione nella vita quotidiana e nel riconoscimento e rispetto della diversità." ha continuato Mancarella. "Ci sembra fondamentale portare anche nella politica questi aspetti andando a trasformare alla radice i problemi esistenti, non solo arginando con dei palliativi o con altre soluzioni momentanee una situazione sociale sempre più critica. Il campo politico è importante perchè le scelte devono essere fatte per garantire i diritti essenziali a tutti e non invece i privilegi per pochi."

"Ci rivolgiamo nel chiedere sostegno al nostro progetto", conclude il candidato a sindaco, "a chiunque senta pulsare dentro di sè questi valori e in particolare sia alle persone sfiduciate da questo sistema politico, sia a quelle che non vorrebbero votare per il meno peggio ma votare coerentemente con le proprie idee".

Le linee generali alle quali si ispirerà il programma a Trieste sono:

i diritti umani tra cui il diritto alla salute, all'educazione, alla casa dando maggiori risorse ai Servizi Sociali;
mettere la parola fine alla dismissione dei servizi pubblici e dare impulso a nuove assunzioni nell'amministrazione comunale;
maggiore attenzione alla qualità della vita nelle periferie;
la democrazia reale e la sovranità del cittadino;
la solidarietà con chi è discriminato, la lotta contro il razzismo e la promozione di tutte le attività volte alla promozione della non-violenza e della non-discriminazione;
massima attenzione alla tutela dell'ambiente del territorio comunale.

postato da: luke1965 alle ore febbraio 25, 2006 15:33 | Permalink | commenti (2)
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giovedì, 23 febbraio 2006

Legittima difesa: il decreto dei Cow-Boy

"Il decreto approvato dalla Camera che modifica l'articolo 52 del Codice penale in materia di legittima difesa – afferma il segretario del Partito Umanista, Marina Larena – rappresenta un provvedimento emblematico, che da l'esatta misura dell'assoluta mancanza di considerazione e di cognizione, da parte della Lega che ha proposto la norma e della maggioranza che l'ha approvata, di ciò che vuol dire veramente sicurezza e giustizia per tutti i cittadini. Il provvedimento approvato - aggiunge - risponde solo ai peggiori istinti di conservazione e di egoismo, soprattutto delle classi sociali più agiate".

Secondo la modifica apportata al Codice Penale dal decreto approvato definitivamente dalla Camera dei deputati, nell'ipotesi di violazione di domicilio non sarà più punibile colui che spara contro il malvivente, o lo colpisce con un coltello, per difendere la propria incolumità o quella di altri. E non sarà più punibile nemmeno se gli spara per difendere i propri o altrui beni. Tutto ciò a due condizioni: che vi sia "pericolo d'aggressione" e che non vi sia "desistenza" da parte dell'intruso.

È evidente che alla base di tale provvedimento non c'è solo il tentativo di fare breccia nel cuore di una certa fascia di elettori. Chi ha proposto questa modifica del codice ci crede davvero. Chi ha pensato questo decreto crede davvero, come afferma il ministro della giustizia Castelli, che "da oggi i delinquenti devono avere qualche timore in più e le brave persone, vittime di aggressioni, qualche problema in meno".

Eppure da tutto il mondo continuano ad arrivare statistiche e notizie che smentiscono questo punto di vista.

Persino dagli Stati Uniti, la patria del principio del "shoot first and ask questions later", prima spara e poi fai domande, provengono dati inequivocabili:

il diritto di portare con sé armi e di poterle usare per legittima difesa determina negli USA un inarrestabile aumento dei ferimenti e dei decessi, non dei criminali, ma proprio di quelle "brave persone" di cui sembrano tanto preoccuparsi i vertici leghisti;
il numero dei delinquenti fermati o uccisi dalle revolverate di un privato cittadino è oltre 20 volte più basso del numero dei conviventi, compresi i bambini, uccisi o feriti da pallottole partite dall'arma di un padre di famiglia;
ogni giorno 9 bambini vengono uccisi perché colpiti, direttamente o casualmente, dal fuoco di un'arma spesso maneggiata da un genitore;
sedicimila persone all'anno tentano il suicidio usando l'arma che hanno legalmente in dotazione.

Di fronte all'evidenza di questi dati molti sarebbero portati a fare domande del tipo: "Che cosa faresti, allora, se fossi un negoziante a cui viene derubata la merce sotto la minaccia di una pistola?"; "Che cosa faresti se vedessi tuo figlio o tua moglie minacciati da un delinquente?"

La risposta che conta non è quella personale, ovviamente. Non si può legiferare sulla base degli istinti più intimi. La risposta politica deve essere più alta: avere il diritto di sparare senza conseguenze a chi sta attentando alla nostra vita o ai nostri beni servirebbe a ridurre la criminalità e a rendere la vita dei cittadini onesti più sicura? Se la politica deve tener conto dell'esperienza umana, la risposta non può che essere NO.

Non si può prospettare una società che pullula di tanti piccoli Charles Bronson o Arnold Schwarzenegger, pronti a sparare al primo malintenzionato che capita sotto tiro.

In un paese come l'Italia, che fortunatamente ripudia la pena di morte, con il provvedimento appena approvato si entra nel tunnel di una contraddizione tanto grottesca quanto tragica: mentre un criminale colpevole di omicidio o anche di strage non rischia di essere condannato a morte, un piccolo delinquente potrebbe essere ucciso per il furto di due mele.

Non si può neanche caldeggiare, come fanno alcuni settori dell'opposizione di centrosinistra, l'ipotesi di aumentare i fondi per la forze dell'ordine, mandando per strada migliaia di poliziotti in più. È stato fatto anche questo e i risultati sono stati molto deludenti.

Il punto di vista del Partito Umanista è abbastanza chiaro. Ogni volta che si sottolinea eccessivamente la pericolosità della micro-criminalità, vuol dire che non si è in grado o non si vuole colpire la macro-criminalità.

Per macrocriminalità s'intende, per esempio, il riciclaggio di denaro sporco proveniente dal traffico di droga, dal commercio illegale di armi, tutti crimini che potrebbero essere combattuti eliminando il segreto bancario e i paradisi fiscali. Qualcosa si sta muovendo in questo senso? No, ovviamente.

Per macrocriminalità s'intende l'usura, per combattere la quale si potrebbero istituire banche comunali che prestano soldi senza interessi. Ma neanche in questo senso si vede qualcosa che si muove.

La macrocriminalità si nutre anche dell'incredibile lentezza dei tempi della giustizia che lascia impuniti i reati più gravi. Si poteva riformare l'ordinamento giudiziario con l'obiettivo di accelerare questi tempi: niente di tutto ciò. Le uniche riforme approvate dall'attuale governo hanno avuto come unico scopo quello di favorire gli interessi particolari della ristretta cerchia dei soliti noti.

Mentre la macrocriminalità continua a mietere le sue vittime e a rimpinzare i propri conti in banca, che fa lo Stato? Da via libera al far-west, aumenta la repressione e inasprisce le pene per i piccoli reati, molto spesso frutto dell'emarginazione e dell'esclusione sociale.

Tuttavia si percepisce un desiderio di vedere rispettato un margine di "legalità", per poter percepire la sicurezza sociale. Per gli umanisti la legalità viene dal popolo. Cosa significa questo? che spingere un cittadino ad armarsi significa spingerlo all'illegalità. Qualcuno potrebbe ribattere: "anche entrare in casa mia per rubare è illegale", e quest'affermazione non conosce replica, giustamente.

Il fatto è che permettere di difendersi attraverso un'arma permette implicitamente di porsi a giudici ed esecutori e modifica un pensiero, molto profondamente. Un conto è ritenere sacrosanta la legittima difesa, un altro conto è considerare legittima difesa l'omicidio od il tentato omicidio. È inutile nascondersi dietro ad un dito: un'arma da fuoco serve soltanto a ferire gravemente, dolorosamente e ad uccidere. Non si conoscono altri usi, in nessun luogo del pianeta.
Ed al contrario di un coltello o un bastone o un qualunque oggetto che potrebbe trovarsi normalmente in una casa, un'arma prevede "precise intenzioni": corsi, educazione all'utilizzo. Questo significa che conservando un'arma in casa propria, se ne prevede l'uso, se ne impara l'uso e prima o poi si rischia di sperare di utilizzarle.

È quella strana pulsione che suggerisce che quando hai in mano un martello, tutto ti sembra un chiodo!

Ma estendiamo questo concetto: se un cittadino può difendersi con le armi perché qualcuno entra in casa sua per rubare, allora il personale addetto alla pubblica sicurezza, vale a dire le forze dell'ordine, saranno giustificati a sparare a vista sui ladri o "presunti" tali? E cosa succederà quando qualcuno a gran voce, invocherà nuovamente la pena di morte? Certo, in uno scenario dove i cittadini possono giustiziare i ladri comodamente seduti a casa loro, i giudici saranno "costretti" a giustiziare?

E c'è un altro terribile sospetto che non funzioni per niente questo ragionamento: un cittadino onesto può sparare contro un cittadino disonesto (una persona che fa qualsiasi mestiere contro un ladro), perché sorprende il malfattore nell'atto di sottrargli - o tentare di sottrarli - oggetti e denaro, oppure se ne sente minacciato fisicamente e decide di difendersi. Fin qui il ragionamento non fa una grinza.

Ma perché lo stesso trattamento non viene esteso ai reati sul denaro pubblico? Perché le speculazioni, le tangenti pagate per risolvere interessi privati di politici corrotti ed i fondi tagliati a sanità, salute ed educazione in favore dell'industria - guarda caso - bellica, non vengono trattate come "rubare a casa nostra"? In questo caso sarebbero comunque autorizzati anche gruppi di cittadini onesti che vanno a sparare contro altri gruppi di cittadini disonesti? I cittadini onesti potranno sparare quando sorprenderanno i malfattori nell'atto di sottrarre loro strutture e denaro, oppure si sentiranno minacciati fisicamente attraverso sistema sanitario sempre più letale, un'istruzione destinata a futuri disoccupati e ad una qualità della vita sempre più scadente? No, vero? Certo che no: è anticostituzionale (art. 17)! E allora siamo tutti soldati, visto che l’unica eccezione alla pena di morte in Italia è prevista dai tribunali militari (solo 10 articoli più in là, art. 27 della nostra Costituzione)!

Come si risponde, allora, alla richiesta domanda di sicurezza, individuale e collettiva?

La vera risposta alla domanda di sicurezza dei cittadini è quella di garantire a tutti i disoccupati un reddito di cittadinanza e a tutti i cittadini pari opportunità e uno stato sociale degno di questo nome. Più ci si allontana da queste risposte e più si intraprenderà la strada distorta della repressione e della violenza, e con queste aumenterà sempre più il senso di insicurezza e di ingiustizia.

postato da: luke1965 alle ore febbraio 23, 2006 06:59 | Permalink | commenti (2)
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martedì, 21 febbraio 2006

Alle prossime elezioni
potrai votare
salame o mortadella..........ma sempre maiale è

 Aiutaci a raccogliere le 4500 firme per poter votare Partito Umanista,
una vera alternativa alla destra fascista ed alla sinistra traditrice
Stiamo cercando di ricostruire il tessuto sociale in base alla nonviolenza e alla non discriminazione,  Lavoriamo instancabilmente perché tutti abbiano gli stessi Diritti e le identiche opportunità.

 

Economia e lavoro Eliminazione della speculazione finanziaria – Istituzione di una Banca Municipale Senza interessi -Orario di lavoro ridotto a parità di salario - Imprese dove i lavoratori partecipano alle Decisioni – Diritti fondamentali Scuola ed Università pubbliche, gratuite e per tutti, dove gli studenti decidono e non subiscono - Sanità ottima per tutti e non solo per i ricchi -Immediata costruzione di case popolari per garantire il Diritto alla Casa e lotta alla speculazione immobiliare -Democrazia reale consultazioni dirette, verifica sull’operato degli eletti, decentramento, reale rappresentatività a tutte le minoranze – sistema proporzionale senza sbarramenti

 -Ripudio della guerra Ritiro dall’Iraq subito – Chiusura basi Usa in Italia – Uscita dalla Nato – Non discriminazione Diritti Umani per immigrati – Chiusura CPT – Libertà di culto - Uguali Diritti ed Identiche opportunità per le coppie etero ed omosessuali -Giustizia Abrogazione delle “Leggi Speciali” del governo – Costruzione di carceri che rispettino la dignità – Garanzia di una riabilitazione vera ai detenuti – Elezione popolare e diretta dei Giudici Ambiente Sviluppo delle energie alternative -Penalizzazione del reato ambientale

 

 

Questi i luoghi dove puoi firmare:

- Sede del Comune di Firenze – P.za Signoria dal Lun al Sab 8.30-13.00, giovedì 8.30-18.30

- Sede del Cons. di Quart. 1 - P.za S. Croce 1  dal Lun al Ven 8,30-13,00, Mar e Gio anche 14,30-17,00

- Sede del Cons. di Quart. 2 - Villa Arrivabene - P.za Alberti 1/A  dal Lun al Ven 9,00-13,00, Mar e Gio anche 15,00-17,30

 - Sede del Cons. di Quart. 3 – Sorgane -V. Tagliamento 4  dal Lun al Ven 8,30-13,00,  Mar e Gio anche 15,00-17,30

 - Sede del Cons. di Quart. 4 - V. Delle Torri 23, Villa Vogel,  dal Lun al Ven 8,30-13,00, Mar e Gio anche 14,30- 17,30

 - Sede del Cons. di Quart. 5 - V. Lambruschini 33, dal Lun al Ven 9,00-13,00, Mar e Gio anche 15,00-17,00

 -Sede del Comune di Pistoia P.za Duomo (segr. Generale,4° piano), dal Lun al Ven 9,00-13,00, Gio anche 15,00-17,00

 -Sede del Comune di Aglianadal Lun al Ven 9,00-14,00

 -Sede del Comune di Montaledal Lun al Ven 9,00-13,00, Gio anche 15,00-17,00

 

 


postato da: luke1965 alle ore febbraio 21, 2006 21:21 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, 20 febbraio 2006

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foto scattata al presidio anti-tav

postato da: luke1965 alle ore febbraio 20, 2006 09:51 | Permalink | commenti
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lunedì, 20 febbraio 2006

anche se in ritardo dalle avvenute dimissioni di Calderoli (era il minimo che potesse fare) vi vi metto qui a conoscenza della posizione del Partito Umanista su quanto avvenuto, se volete interscambiare su questo ed alto vi rinnovo l'invito

Immediate dimissioni del Ministro Roberto Calderoli
venerdì 17 febbraio 2006
Il Partito Umanista chiede le immediate dimissioni del Ministro Roberto Calderoli, l'immediato ritiro delle truppe italiane in Iraq, un intervento pubblico del Presidente della Repubblica italiana che dissoci le intenzioni e le volontà del popolo italiano dalle farneticanti espressioni di chi lo governa.

Se veramente si vuole combattere il terrorismo, bisogna innanzitutto smettere di praticarlo.

Nel corso della campagna nazionale “il futuro si può cambiare” il Partito Umanista insieme a decine di altre associazioni ha già raccolto migliaia di firme a supporto di una lettera al Presidente della Repubblica nella quale si richiede un Suo intervento pubblico in relazione alle numerose dichiarazioni incivili razziste e offensive da parte di alte cariche dello stato e del governo tra i quali: Roberto Calderoli, Marcello Pera Presidente del Senato, Roberto Castelli Ministro della Giustizia, che mettono in pericolo una popolazione in gran parte contraria alla guerra in Iraq, esponendola al rischio di un attentato terroristico.

In un momento di grave tensione tra il mondo islamico e quello occidentale l'iniziativa del ministro Calderoli di indossare una maglietta con le vignette su Maometto, rappresenta un ulteriore provocazione che semina il vento della discordia e del terrore nella speranza di raccogliere tempeste di guerra.

Oggi una manifestazione in Libia contro il consolato italiano repressa nel sangue, domani cosa potrà impedire un attentato terroristico in Italia?

postato da: luke1965 alle ore febbraio 20, 2006 09:29 | Permalink | commenti
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sabato, 18 febbraio 2006

ciao a tutti sono sempre luca volevo darvi il sito del Partito Umanista , che è www.partitoumanista.it ,su cui potrete  vedere quali sono i temi a noi cari e come ci muoviamo in merito, inoltre da li potrete vedere altri siti sia del Movimento Umanista, sia del partito presenti nelle vostre città

 

postato da: luke1965 alle ore febbraio 18, 2006 08:14 | Permalink | commenti
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venerdì, 17 febbraio 2006

ciao a tutti, mi chiamo Luca e sono di Pistoia ,faccio parte da diversi anni del Movimento Umanista , di cui un organismo al suo interno è il Partito Umanista , partito che come dice la parola si batte per i diritti umani, ho intenzione di far nascere anche a Pistoia il Partito Umanista....chiunque fosse interessato a farne parte può contattarmi , anche per i non pistoiesi questo vuol essere un blog di dialogo e di scambio d'opinioni......................per maggiori delucidazioni potete visitare il sito nazionale del Partito Umanista.

I 5 punti base su cui poggia l'ideologia del PU sono i seguenti:

 1. L'ESSERE UMANO COME VALORE CENTRALE:
Per il Partito Umanista non esiste valore più alto dell'Essere Umano, mentre il sistema politico attuale lo sottomette ad altri valori come il denaro od il potere.
Il P.U. è distante nello stesso modo sia dal sistema capitalista che comunista, i quali hanno fallito ambedue. Quindi, né il denaro né lo stato al di sopra dell'essere umano.
Il PU vuole che si dia piena attuazione alla Carta Universale dei Diritti dell’Uomo. Tale carta, sottoscritta nel Dicembre del 1948 da oltre 150 nazioni tra cui l’Italia è, da sempre, disattesa. Rivendicarne la validità e pretenderne il compimento è per noi un progetto “rivoluzionario” e ambizioso.
L'azione politica deve orientarsi verso il superamento di tutto ciò che genera dolore e sofferenza ed ostacola lo sviluppo umano. Questo concetto si può riassumere così: “Nulla al di sopra dell'essere umano e nessun essere umano al di sotto di un altro”. Ponendo Dio, lo Stato, il Denaro od una qualunque altra entità come valore centrale, si colloca l’essere umano in una posizione subordinata e si creano così le condizioni perché possa essere controllato o sacrificato. Gli umanisti hanno ben chiaro questo punto. Gli umanisti possono essere sia atei che credenti ma non partono dalla fede per dare fondamento alle loro azioni ed alla loro visione del mondo: partono dall’essere umano e dai suoi bisogni più immediati. E se, nella lotta per un mondo migliore, credono di scoprire un’intenzione che muove la Storia in una direzione di progresso, mettono quella fede o quella scoperta al servizio dell’essere umano.
Non si nega certo la legittima importanza che Dio, la patria, lo stato o un certo sistema possono avere per la gente, il suo benessere e la sua felicità. Ma una cosa assai diversa - che il nostro umanesimo rifiuta - è la violenza esercitata sulla gente in loro nome.
Infinite volte i diritti umani e civili, e la libertà, sono stati offesi da chi affermava di servire gli alti interessi di un Dio, un paese, uno stato o un sistema.

Cosi come i sacrifici umani a un Dio vendicativo e sdegnato appaiono oggi ripugnanti ai popoli civilizzati, simili sacrifici - presenti ancora in certe menti - vanno cancellati dalle pratiche sociali. Questo invece tuttora avviene con i bassi salari e lo sfruttamento della manodopera sia degli italiani ma soprattutto degli immigrati, con i tagli e le privatizzazioni ai servizi agli anziani, ai disabili, ai giovani, o con i licenziamenti di massa, i tagli alle pensioni ed ai servizi essenziali, evidenziando il totale disinteresse verso le persone in nome di “regole di mercato”, “libera concorrenza”, ecc, tutte cose poste al di sopra dell’essere umano, in questo modo sacrificato o, peggio, ucciso, come nel caso delle guerre in atto.
Come mai i mercenari vengono chiamati "combattenti per la libertà”, assassini vengono chiamati "messaggeri di Dio", eserciti invasori diventano "forze di liberazione”, forze imperialiste vengono chiamate "difensori della democrazia e della libertà", omicidi e saccheggiatori "custodi della legge e dell'ordine", banche che fanno prestiti usurai "normali regole di mercato", licenziamenti di massa e tagli indiscriminati ai servizi essenziali "libera concorrenza",ecc.?

Le più orribili atrocità sono state perpetrate in nome della "difesa della fede", della "sicurezza nazionale", della "prosperità", della "dittatura del proletariato", della "libera impresa", della "democrazia", ecc.

Ma la storia è fatta dall'essere umano, che quindi può cambiarla.

“Gli umanisti non vogliono padroni; non vogliono dirigenti né capi, e non si sentono rappresentanti o capi di alcuno. Gli umanisti non vogliono uno Stato centralizzato né uno Stato Parallelo che lo sostituisca. Gli umanisti non vogliono eserciti polizieschi né bande armate che ne prendano il posto.”

"Nessun essere umano al di sotto di un altro” implica il rifiuto di ogni situazione in cui la felicità e la libertà di alcuni esseri umani vengono limitate da altri. Tutti gli episodi di dominazione, oppressione, autoritarismo, imperialismo, sfruttamento, discriminazione, coercizione, ecc., sono chiari esempi di esseri umani al di sotto di altri esseri umani, tanto nella sfera sociale come in quella personale.
Anche tutte le situazioni in cui alcuni trattano gli altri come oggetti, sono di questo stesso tipo. Alcune persone diventano l'obiettivo degli umori, desideri, ambizioni e manipolazioni altrui. Lì, la cosiddetta "libertà" e “felicità” di alcuni impedisce agli altri di sviluppare la loro vera libertà e felicità.
L'essere umano è l'artefice della sua propria storia, del suo proprio destino, mettendo in pratica la sua libertà dì scelta e intenzionalità.

2. NONVIOLENZA ATTIVA:
Il Partito Umanista è retto dall'azione nonviolenta. Rifiuta ogni violenza, di qualsiasi tipo, da qualsiasi parte provenga e qualunque ne sia la sua giustificazione. Pertanto utilizza questa metodologia nella lotta pratica e quotidiana a favore dei Diritti Umani.

La Nonviolenza attiva (o l'attivismo nonviolento) è la metodologia del P.U. per l'azione politica e sociale. E' questo il modo per conquistare il potere politico, esercitarlo, resistere e combattere la violenza e umanizzare la società.

Il P.U. userà tutte le risorse della Nonviolenza per lottare contro tutte le forme di violenza (fisica, sociale, economica, religiosa e psicologica). Gli interventi quotidiani degli strati più bassi dei lavoratori, le manifestazioni di protesta, gli scioperi, movimenti femminili e studenteschi, le proteste degli immigrati, la pubblicazione di manifesti, volantini e periodici, interventi alla radio ed alla televisione, tutto ciò fa parte delle forme, dell’etica e della pratica della Nonviolenza.

Il P.U. farà anche un grande uso dell'immaginazione per sviluppare nuove forme di lotta nonviolenta, e chiarirà e mobiliterà la popolazione perché si unisca ad esso in questa resistenza, per trovare forme e modi per risolvere conflitti e contrapposizioni lungo i binari della Nonviolenza creativa.

La Nonviolenza attiva comprende la denuncia delle ingiustizie, la non partecipazione a ogni forma di oppressione e violenza, l'azione psicologica, la disubbidienza civile, la resistenza nonviolenta all'autoritarismo, ecc. Cioè ogni possibile forma nonviolenta di lotta a ogni forma di violenza.

La violenza non è un metodo etico né pratico per porre fine alla violenza, ma ne genera altra, in una catena senza fine di rappresaglie. Per noi il fine non giustifica i mezzi. Mezzi e fini sono collegati. Nessun futuro degno dell'essere umano può essere edificato sulla base del sangue e della polvere da sparo, ma nemmeno con la complicità, l'indifferenza e la vigliaccheria di fronte alla violenza, alla sofferenza e all'oppressione.
Alcuni dicono che il bambino usa i pugni fino a che non impara a usare il cervello. Come forma di lotta contro la violenza, la violenza appartiene dunque all'infanzia della mente umana, mentre la nonviolenza è l'arma dei coraggiosi e degli intelligenti. La nonviolenza attiva è un metodo che non è stato ancora sviluppato in tutte le sue potenzialità. Le lotte nonviolente di Gandhi e Martin Luther King sono esempi che si possono sviluppare, adattandoli alle condizioni attuali.
La nonviolenza attiva non è una semplice posizione di pacifismo passivo, rassegnato e timoroso, ma è una militanza dinamica - coraggiosa e ribelle - contro ogni forma di violenza, le sue radici e le sue manifestazioni. Essa lotta inoltre per gettare ponti di comunicazione diretta tra diverse razze, popoli, comunità e individui.
Finora enormi quantità di risorse (umane, economiche, tecnologiche, scientifiche, ecc.) sono state e sono impiegate per lo sviluppo della violenza. Se le stesse risorse venissero utilizzate per lo sviluppo della nonviolenza, ogni paese o il mondo intero cambierebbe in pochi anni.

Sull'efficacia della Nonviolenza.
Un argomento che viene spesso sollevato contro la nonviolenza è che la violenza, come mezzo per ottenere dei risultati, è efficace. Fa cioè sì che si ottengano le cose. Ma questo non è vero. Non sempre la violenza ha successo, a volte raggiunge i suoi obiettivi di corto respiro e a volte no. La storia e gli eventi quotidiani illustrano ampiamente questo punto.

Ogni volta che due fazioni violente si confrontano, ci può essere un vincitore, ma anche un vinto, la storia delle guerre dimostra questo fatto, e i registri della polizia sono pieni di casi che evidenziano il fallimento della violenza come mezzo.
D'altra parte, possiamo essere d'accordo sul fatto che i mezzi nonviolenti non ottengono sempre i risultati desiderati. Anche la Nonviolenza attiva può esibire una lista di successi e sconfitte, di trionfi e fallimenti.
Possiamo però sostenere con sicurezza che, ogni volta che è stata impiegata per raggiungere un obiettivo di grande importanza e durata, la violenza ha sempre fallito. Può aver ottenuto dei risultati iniziali, raggiunti però a prezzo di dolore e sofferenza (per i vincitori come per i vinti), finendo presto per passare in secondo piano rispetto alle conseguenze della violenza. La grande causa viene così alla fine tradita e sconfitta.

Ad esempio, dopo una lotta violenta può succedere a volte che nessuno rimanga vivo o in condizioni abbastanza buone da approfittare del successo. In altri casi, il dolore e la sofferenza inflitti ad altri e sopportati dal vincitore lo privano di ogni gioia o soddisfazione. In altri casi la paura di rappresaglie e la frenesia di consolidare risultati così ottenuti porta a una violenza maggiore di quella esercitata prima su quanti avrebbero dovuto godersi la vittoria. Quelli che sono pronti ad invocare la violenza o a parlar male della nonviolenza sono spesso rivoluzionari da salotto, o cinici e codardi inconfessati, che mandano gli altri in battaglia, o sciocchi che possono solo immaginarsi come vincitori e mai come vittime, o esseri umani materialisti e degradatori che non vedono alcun senso nella vita.

Per quanto riguarda la difficoltà di escogitare e mettere in pratica i metodi nonviolenti, è la stessa incontrata con la violenza. Inoltre, non solo una violenza che abbia successo non è così facile da portare avanti, ma bisogna poi pensare anche al dopo: come evitare le rappresaglie, evadere la legge, ecc., una preoccupazione che invece non sorge quando si usa la nonviolenza.

Perfino "L'arte della guerra", di Sun Tzu, un classico trattato cinese sulla guerra, sostiene che il miglior guerriero è quello che conduce le cose in modo da non far mai sorgere il bisogno di un combattimento reale, quello che vince le battaglie prima che queste siano richieste, e che con l'astuzia fa sì che il nemico non prenda le armi. Un concetto simile è applicato oggi usando lo spionaggio e il controspionaggio, la propaganda, gli scambi economici e culturali, i negoziati e la diplomazia per scongiurare il ricorso alla violenza. Più un paese è intelligente, più ricorrerà a tutti i possibili mezzi nonviolenti prima di farsi incastrare in un confronto violento.
Tenendo conto di tutti gli argomenti sopra menzionati, affermiamo che la violenza non può vantare nei confronti della nonviolenza alcuna superiorità rispetto al raggiungimento di obiettivi di lunga durata e grande importanza.
Per ogni mezzo violento, se ne può escogitare e provare uno nonviolento, con uguali (o superiori) possibilità di successo. Violenza e nonviolenza producono entrambe un "feedback", una reazione a catena, un "karma" individuale e sociale con conseguenze rispettivamente indesiderabili e desiderabili.
Infine, la Nonviolenza non verrà mai capita o preferita da chi cerca una convenienza per sé o per altri, ad ogni costo. La nonviolenza è per chi si interessa non solo del presente, ma anche del futuro della propria azione, non solo di ottenere le cose, ma anche del prezzo da pagare, non solo di raggiungere risultati, ma anche del loro fondamento morale.
In sintesi, la nonviolenza rappresenta il meglio dell'essere umano, la violenza il peggio. La scelta è chiara; sta poi a ognuno scegliere la propria strada nella vita. L'evoluzione dell'uomo e la civilizzazione è stata raggiunta nonostante lo spargimento di sangue, e non grazie ad esso. L'impulso dell'uomo verso l'alto viene dai suoi aspetti migliori, non dai peggiori. La ribellione e la lotta alla violenza è presente nelle migliori filosofie, religioni, costituzioni, leggi e nella vita di quelli che vale la pena di ricordare. La violenza andrebbe vista come la conseguenza o la risorsa scaturita da impotenza, debolezza, disperazione, bestialità, squilibrio, paura, avidità, ecc., aspetti che non costituiscono certo le migliori potenzialità dell'uomo.

3. TOLLERANZA ATTIVA E NON-DISCRIMINAZIONE
Lottare per i diritti delle minoranze significa lottare per i diritti di tutti gli esseri umani.
La discriminazione può sembrare ormai una cosa superata del passato, mentre invece i diritti e le opportunità delle minoranze etniche, culturali, religiose ed economiche sono minacciati ogni giorno di più e riappaiono con forza le voci della discriminazione dettate da sentimenti distruttivi quali la paura e la disperazione.
Per noi esistono solo esseri umani e nessuna differenza di nazionalità, età, genere, cultura, ideologia, preferenza sessuale, confessione religiosa, condizione economica, ecc., è essenziale. Queste sono tutte differenze secondarie (molte sono casuali), rispetto all’essenza di ogni essere umano, la sua libertà.
Propugniamo il riconoscimento ed il rispetto delle diversità personali e culturali considerandole una ricchezza. Affermiamo la libertà di idee e credenze.
Reclamiamo uguaglianza di diritti ma anche, e soprattutto, identiche opportunità per tutti.
Ci sono dei diritti che appartengono all'essere umano per il semplice fatto di essere nato, quali la Salute, l’Educazione, la casa, il lavoro, l’ozio, una vecchiaia protetta e molti altri, in numero maggiore di quelli scritti nella Carta delle Nazioni Unite.
Il P.U. rifiuta ogni concezione in cui si attribuisce ad alcuni una certa "natura" che li rende irrimediabilmente o definitivamente inferiori o superiori Per tanto il P.U. non può accettare idee che parlano di gente che serve come manodopera a basso costo, di sessi che non possono raggiungere certi livelli intellettivi, di età in cui la gente non sa cosa vuole, di supremazia culturale, ecc.
Concetti di questo tipo non creano altro che abissi di divisione tra esseri umani.
Una delle forme della discriminazione politica è la restrizione del diritto ad eleggere ed essere eletto.

Il P.U. incita a smascherare pubblicamente, in ogni occasione, la discriminazione in ognuna delle sue manifestazioni, anche le meno palesi.

Oggi la Tolleranza attiva è una condizione necessaria per la sopravvivenza dell’umanità perché consente di realizzare il dialogo tra culture e correnti diverse, sulla base del rispetto reciproco e dell’uguaglianza dei diritti e delle opportunità. Questa si esprime in un atteggiamento attento e rispettoso di una persona, di un gruppo, di una istituzione o di una società. Si manifesta con il desiderio di giungere alla reciproca comprensione ed alla conciliazione di interessi ed opinioni divergenti per mezzo della persuasione e delle trattative.

“Gli umanisti sono internazionalisti, aspirano ad una nazione umana universale. Non desiderano un mondo uniforme bensì multiforme: multiforme per etnie, lingue e costumi; multiforme per paesi, regioni, località; multiforme per idee e aspirazioni; multiforme per credenze, dove abbiano posto l’ateismo e la religiosità; multiforme nel lavoro; multiforme nella creatività.”

4. PROPRIETA' PARTECIPATA DEI LAVORATORI:

Vogliamo un sistema economico e sociale che favorisca forme di organizzazione solidali e che stabilisca una relazione di parità tra il capitale e il lavoro. In questo senso ci definiamo chiaramente in opposizione al neoliberismo ed a qualsiasi altro modello che sia espressione del sistema capitalista; inoltre affermiamo la necessità di superare le proposte centraliste e stataliste che già dimostrarono storicamente la loro inefficacia.
“Gli umanisti non hanno bisogno di grandi discorsi per mettere in evidenza il fatto che oggi esistono le possibilità tecnologiche per risolvere, a breve termine e per vaste zone del mondo, i problemi della piena occupazione, dell’alimentazione, della salute, della casa, dell’istruzione. Se queste possibilità non si tramutano in realtà è semplicemente perché la speculazione mostruosa del grande capitale lo impedisce.”

“Per gli umanisti i fattori della produzione sono lavoro e capitale, mentre speculazione ed usura risultano superflui. Nella situazione attuale, gli umanisti lottano per trasformare radicalmente l’assurdo rapporto che si è stabilito tra questi due fattori. Fino ad oggi è stata imposta questa regola: il profitto al capitale ed il salario al lavoratore. E questo squilibrio è stato giustificato con l’incremento del rischio che l’investimento comporta….. Come se il lavoratore non mettesse a rischio il suo presente ed il suo futuro nei flussi e riflussi della disoccupazione e della crisi. Ma c’è in gioco anche il potere di decisione e di gestione dell’azienda. Il profitto non destinato ad essere reinvestito nell’azienda, non diretto alla sua espansione o diversificazione, prende la via della speculazione finanziaria. Così pure il profitto che non crea nuovi posti di lavoro, prende la via della speculazione finanziaria. Di conseguenza, la lotta dei lavoratori deve obbligare il capitale a raggiungere la sua massima resa produttiva. Ma questo non potrà verificarsi senza una compartecipazione nella gestione e nella direzione dell’azienda. Diversamente, come si potranno evitare i licenziamenti in massa, la chiusura e lo svuotamento delle aziende? Il vero problema sta infatti nell’insufficienza degli investimenti, nel fallimento fraudolento delle aziende, nell’indebitamento forzato, nella delocalizzazione produttiva, nella fuga dei capitali e non sta nei profitti che potrebbero derivare dall’aumento della produttività.”
Nel Documento del Nuovo Umanesimo si sostiene che la rivoluzione umanista sul piano economico parte dalla modifica della relazione capitale-lavoro. La relazione attuale assegna i profitti al capitale ed il salario ai lavoratori, la distribuzione degli utili e la gestione dell’impresa restano appannaggio dell’imprenditore, proprietario dei mezzi di produzione.
La proposta umanista è basata sul concetto che gli imprenditori ed i lavoratori devono compartire sia gli utili che le decisioni imprenditoriali.
D’altra parte molti imprenditori si stanno rendendo conto di essere ormai diventati semplici impiegati della banca, ormai strumenti in mano alle grandi speculazioni finanziarie.
La nostra proposta “proprietà partecipata dei lavoratori nell’impresa” mantiene comunque la relazione capitale-lavoro ma i lavoratori dell’impresa dove lavorano hanno il diritto di partecipare agli utili e alla gestione dell’impresa. In questo modo i lavoratori aumenteranno la loro quota di potere all’interno dell’azienda e ciò rafforzerà la loro posizione e, in definitiva, dell’impresa stessa. Questo farà sì che gli utili vengano reinvestiti evitando la speculazione, l’impoverimento, la delocalizzazione, i licenziamenti.

5. DEMOCRAZIA REALE :


L’edificio della Democrazia si è gravemente deteriorato per l’incrinarsi dei pilastri sui quali poggiava: l’indipendenza dei poteri, la rappresentatività e il rispetto delle minoranze.

La teorica indipendenza dei poteri è un assurdo. Ed in effetti basta svolgere una semplice ricerca sull’origine e sulle articolazioni di ciascun potere per rendersi conto degli intimi rapporti che lo legano agli altri. E non potrebbe essere altrimenti visto che tutti fanno parte di uno stesso sistema. Quindi, le frequenti crisi dovute al predominio di un potere sull’altro, al sovrapporsi delle funzioni, alla corruzione e alle irregolarità, sono il riflesso della situazione economica e politica globale di un dato paese.

Per quanto riguarda la rappresentatività, c’è da dire che all’epoca in cui fu introdotto il suffragio universale, si pensava che ci fosse un solo atto, per così dire, tra l’elezione dei rappresentanti del popolo e la conclusione del loro mandato. Ma, con il passare del tempo, si è visto chiaramente che oltre a questo primo atto con il quale i molti scelgono i pochi, ne esiste un secondo con il quale questi pochi tradiscono i molti, facendosi portatori di interessi estranei al mandato ricevuto. E questo male si trova ormai in incubazione nei partiti politici che sono ridotti a dei puri vertici separati dalle necessità del popolo. Ormai, all’interno della macchina dei partiti, i grandi interessi finanziano i candidati e dettano la politica che questi dovranno portare avanti. Tutto ciò evidenzia una profonda crisi nel concetto e nell’espressione pratica della rappresentatività.

Gli umanisti lottano per trasformare la pratica della rappresentatività dando la massima importanza alle consultazioni popolari, ai referendum, all’elezione diretta dei candidati. Non dimentichiamoci che in numerosi paesi ancora esistono leggi che subordinano i candidati indipendenti ai partiti politici, oppure requisiti di reddito e sotterfugi vari che limitano la possibilità di presentarsi davanti alla volontà popolare. Qualsiasi Costituzione o legge che limiti la piena capacità del cittadino di eleggere e di essere eletto è una beffa nei confronti del fondamento stesso della Democrazia reale, che è al di sopra di ogni regolamentazione giuridica. E se si vorrà dare attuazione pratica al principio delle pari opportunità, i mezzi di comunicazione di massa dovranno mettersi al servizio della popolazione nel periodo elettorale, durante il quale i candidati pubblicizzano le loro proposte, dando a tutti esattamente le stesse opportunità. Oltre a questo dovranno essere emanate leggi sulla responsabilità politica in base alle quali quanti non manterranno le promesse fatte agli elettori rischieranno l’interdizione, la destituzione od il giudizio politico. Questo perché il rimedio alternativo, che attualmente va per la maggiore e secondo il quale gli individui e i partiti inadempienti saranno penalizzati dal voto nelle elezioni successive, non pone affatto termine a quel secondo atto con cui si tradiscono gli elettori rappresentati. Per quanto riguarda la consultazione diretta su temi che presentano carattere d’urgenza, le possibilità tecnologiche di metterla in pratica crescono di giorno in giorno. Non si tratta di dare priorità a inchieste od a sondaggi manipolati, si tratta invece di facilitare la partecipazione ed il voto diretto attraverso mezzi elettronici ed informatici avanzati.

In una Democrazia reale deve essere data alle minoranze la garanzia di una rappresentatività adeguata ma, oltre a questo, si devono prendere tutte le misure che ne favoriscano nella pratica l’inserimento e lo sviluppo. Oggi le minoranze assediate dalla xenofobia e dalla discriminazione chiedono disperatamente di essere riconosciute e, in questo senso, è responsabilità degli umanisti elevare questo tema a livello di discussione prioritaria, capeggiando ovunque la lotta contro i neofascismi, palesi o mascherati che siano. In definitiva, lottare per i diritti delle minoranze significa lottare per i diritti di tutti gli esseri umani.

Ma anche all’interno di un paese esistono intere province, regioni o autonomie che subiscono una discriminazione analoga a quella delle minoranze come conseguenza delle spinte centralizzatrici dello Stato, che è oggi solo uno strumento insensibile nelle mani del grande capitale. Questa situazione avrà termine quando si darà impulso ad un’organizzazione federativa grazie alla quale il potere politico reale tornerà nelle mani di tali soggetti storico-culturali.
Il P.U. con la proposta di legge di iniziativa popolare, già presentata alla Cassazione con 60.000 firme, "Legge di Responsabilità politica" lotta per una democrazia reale, partecipativa e diretta. Una forma di governo con retro-alimentazione e consultazione. Ciò è opposto alle imposizioni autocratiche, autoritarie o maggioritarie nel processo della presa di decisioni sulle questioni più importanti che riguardano la vita e il futuro della gente.
Il P.U. favorisce le opzioni e scelte, accompagnate da responsabilità e conoscenza, invece di costrizione e proibizione, seguiti da punizione.
Il P.U. promuove anche la rappresentazione e partecipazione proporzionale di tale pluralità nella vita sociale e politica.
Il P.U. promuove il decentramento, con un federalismo che si opponga al monopolio del centralismo statale. Un federalismo che consegni il massimo dei poteri ai loro legittimi depositari: gli abitanti di un Comune, poi di una provincia e così via, in modo che gli organi regionali e statali fungano solo da coordinamento. Questo federalismo darà la massima importanza alle consultazioni dirette, ai referendum abrogativi e propositivi.


ciao e presto

postato da: luke1965 alle ore febbraio 17, 2006 18:39 | Permalink | commenti
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