venerdì, 31 marzo 2006

 

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Torino, 22 marzo 2006 
 Intervento di Tomas Hirsch all’incontro “Esperienze di democrazia partecipata”


Prima di tutto vorrei ringraziarvi per l’invito che mi avete fatto e per aver avuto la pazienza di guardare questo video di un paese lontano come il Cile. Sicuramente voi avete le vostre preoccupazioni su temi importanti, di Torino e dell'Italia. So che c'è un problema coi treni ad alta velocità che stanno cercando di imporre in questa regione. Poco fa parlavamo con Angelo Tartaglia dei problemi ambientali ed energetici che ci sono qui. Vi chiedo scusa perché vi interrompo parlando di temi di un paese tanto lontano. Credo ad ogni modo che a qualcuno di voi possa interessare l'esperienza che abbiamo fatto in Cile ed in America Latina, soprattutto dal punto di vista di un'esperienza di democrazia partecipativa e diretta. In effetti, io sono stato il candidato a presidente dell'accordo più ampio mai realizzato dalla sinistra cilena dai tempi di Salvador Allende: un accordo che - per la prima volta in Cile e credo in tutta l'America Latina - ha unito su un piano di parità per lavorare insieme partiti politici ed organizzazioni sociali.
Molti di voi sanno che le relazioni tra partiti politici e organizzazioni sociali non sono sempre facili. C'è sempre la discussione su chi controlla il processo, chi decide e chi davvero porta avanti il lavoro. Noi abbiamo un'origine che ci ha permesso di lavorare insieme e curiosamente, se pensiamo ad un accordo politico-sociale, siamo nati come risultato della mobilitazione contro la guerra in Iraq. Dopo la dittatura in Cile non avevamo soltanto migliaia di assassinati e scomparsi, centinaia di migliaia di esiliati e torturati, ma la sinistra era anche completamente frammentata.
Io direi che questa era l'intenzione finale della dittatura in relazione alla sinistra cilena. Era frammentata in mille pezzi e nonostante il ritorno alla democrazia negli anni '90, nei primi 15 anni è stato impossibile arrivare ad un accordo unitario della sinistra cilena. Bush, questo terrorista, senza saperlo ci ha aiutato: mentre lui pianificava l'invasione dell'Iraq, noi abbiamo incominciato ad organizzarci per opporci a questa invasione. C'era una questione precisa che dava forza a questa mobilitazione: in quel momento il Cile era un membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, pertanto il suo voto aveva un certo peso, un certo valore. Con la nostra mobilitazione abbiamo ottenuto che il Cile cambiasse il suo voto. Sono state le mobilitazioni più grandi organizzate dal ritorno alla democrazia. In realtà c'è stata più capacità di mobilitazione durante la dittatura che nel periodo di democrazia. Perchè c'era un motivo chiaro, un nemico chiaro.
Il ritorno alla democrazia ha significato tra l'altro che ognuno si accomodasse un po’ in diversi modi: alcuni che erano stati lottatori hanno considerato che ormai il loro compito era finito e che fosse ora di ottenere una buona carica nel governo, visto che avevano fatto tanti sforzi, altri invece pensavano che bisognasse continuare a lottare per passare da una democrazia rappresentativa ad una democrazia diretta. In altre parole eravamo usciti dalla dittatura, ma avevamo una democrazia formale. Certo è meglio, non si tortura, non si ammazza, non si fa sparire la gente, ma questo non è sufficiente. A noi pare che una vera democrazia sia quella dove la gente partecipa quando si prendono le decisioni. Non per tutta la sinistra, ma per il Partito Umanista questo era un tema fondamentale nella concezione della democrazia. Questa guerra ci ha unito ed così abbiamo iniziato a riunirci ed a lavorare insieme alle varie organizzazioni della sinistra cilena. Abbiamo incominciato a parlare e a discutere, tanto ore di conversazione tra partiti tanto diversi come quelli che eravamo nella sinistra, partiti di origine marxista, socialista, cristiana, umanista, organizzazioni ecologiste, dei popoli indigeni originari, organizzazioni religiose con interessi molti diversi, però ci univano alcune questioni. Tutti rifiutavamo il modello neoliberista che si andava imponendo con sempre maggiore forza in Cile. Questo modello che si è cercato di mostrare al mondo come il miglior successo della nostra storia in realtà è un modello molto buono, eccellente, fantastico, però solo per il 5% della popolazione.
Se questo modello si è instaurato in Cile durante la dittatura, è stata la coalizione tra socialdemocratici e democristiani - diciamo di centro sinistra – quella che lo ha approfondito. Si è incaricata di continuare nelle privatizzazioni, di essere il primo paese che ha firmano trattati di libero commercio con gli Stati Uniti, di cancellare le imposte alle multinazionali che operano in Cile, di privatizzare la sanità e l'istruzione. Oggi i servizi sanitari hanno una qualità eccellente. Se volete dei buoni servizi sanitari, andate in Cile, però portatevi molti soldi. Perchè se non avete molti soldi la qualità dei servizi è disastrosa: per l'80% della popolazione cilena i servizi sanitari sono spaventosi e lo stesso succede per l'istruzione. In Cile esistono strade eccellenti, però ci vogliono abbastanza soldi per percorrerle perchè sono private. Le strade, gli aeroporti, i porti, l'acqua, l'energia, l'elettricità, tutto è privato… L'aria non ancora, però più o meno, perché le compagnie private la inquinano e non pagano niente per questo.
In Cile tutto è privato. Non c'è vera partecipazione della cittadinanza. Per noi stare in una democrazia formale va bene, ma è assolutamente è insufficiente. Quindi abbiamo deciso di incominciare a costruire un progetto in cui la democrazia partecipativa fosse un elemento fondamentale. Non è facile e non tutto quello che facciano in Juntos Podemos ha tutta la partecipazione della base che vorremmo. E' piuttosto imperfetto, però ha una direzione. Quando abbiamo deciso di avere un candidato unico alle elezioni presidenziali e avevamo quattro e cinque pre-candidati, abbiamo fatto una consultazione molto ampia e molto aperta perchè la gente stessa si pronunciasse su chi gli sembrava il candidato più adatto. Quando è arrivato il momento di elaborare il programma di governo, si sono organizzate convenzioni comunali del Podemos e queste convenzioni si sono fatte in circa il 70% dei comuni del Cile. In queste convenzioni la gente è andata costruendo il programma di governo a partire dalle situazioni locali per arrivare al programma nazionale. Questo si è andato raccogliendo da tutti i comuni del paese e un gruppo molto ampio e rappresentativo dei vari settori lo ha unificato, fino a costruire il programma di governo. Il programma di governo è stato costruito con il contributo di circa 16.000 persone! Non è un programma di governo perfetto, però è stato meravigliosamente partecipativo. E a me sembra meglio così, piuttosto che sia perfetto, perchè ho visto programmi perfetti che quando li applichi sono un disastro e che non hanno nessun vincolo con la gente. Io preferisco una cosa imperfetta ma creata insieme.
Lo stesso Juntos Podemos come coalizione politico-sociale è diversa. Per noi la diversità è un valore. Non vogliamo che nessuna delle organizzazioni che lo compone scompaia: sono più di cinquanta organizzazioni, alcune sono molto grandi e stanno in tutto il paese, altre sono piccolissime (cinque persone), però tutte hanno valore e tutte hanno lo stesso spazio di partecipazione e di presa delle decisioni. Non si tratta neanche di impedire alle organizzazioni più grandi di sviluppare le loro attività. Però perché siamo arrivati a stare insieme? Io credo soprattutto perchè abbiamo capito che nessuno di noi da solo poteva riuscire ad ottenere il Cile che sognava. Il Cile che sogniamo non sarà solo un Cile umanista o comunista, cristiano, ecologista. E' un Cile costruito dalla diversità in cui chiediamo e vogliamo che la diversità si ampli, non vogliamo una cosa uniforme, omogenea. Per questo diamo tanto valore alle diverse opinioni, stili, linguaggi, forme di lavorare. Abbiamo cercato di riflettere questo anche nei gruppi di lavoro: più che vedere chi controlla quale gruppo di lavoro, ci interessa che lì si esprimano le diverse visioni del paese. Per questo abbiamo cercato di mantenere dei meccanismi di consultazione permanente; così abbiamo lavorato fino ad adesso.
Abbiamo anche incontrato molte difficoltà, a volte abbiamo delle visioni molti differenti. Al primo turno delle elezioni presidenziali nello scorso dicembre abbiamo ottenuto il risultato più ampio mai realizzato dalla sinistra dai tempi dell'Unidad popular, però dopo c'è stato un secondo turno in cui noi non eravamo presenti e li c'erano diverse visioni rispetto ad appoggiare o non appoggiare la candidata del contro sinistra. A noi sembra molto rispettabile che si siano diverse visioni e non si tratta di imporre una su un'altra, anche se questo può generare tensioni. Per noi è importante fare in modo che l'attività politica recuperi etica e coerenza. In Cile almeno si dice che la politica non interessa ai giovani, che i giovani non credono ai politici e c'è gente che si preoccupa per questo. A me a volte preoccupa il contrario: com’è possibile che ci siano giovani che credono ancora ai politici tradizionali? I giovani non credono ai politici, non hanno fiducia nei politici perché i politici non hanno fiducia nei giovani, quindi direi che i giovani sono piuttosto saggi. Questo si chiama reciprocità!
Come costruire un nuovo stile di fare politica? Credo che si possano incorporare vari elementi. Un elemento che per me è fondamentale è il concetto di responsabilità politica, che si deve tradurre addirittura in una legge di responsabilità politica. Che cos’è una legge di responsabilità politica? E' una legge che permette che se una persona come candidato ha fatto delle promesse e poi non le mantiene, o almeno non cerca di mantenerle, la popolazione abbia qualche meccanismo per mandarla via. Oggi ci sono meccanismi per eleggerlo, però poi non puoi più levartelo di dosso e questo lo giustificano con una grande bugia. Dicono se noi non abbiamo mantenuto le nostre promesse semplicemente il popolo non ci eleggerà più, però le cose non vanno così. Per esempio in un’elezione io sono candidato a Venezia, non mantengo quello che ho promesso e all’elezione seguente mi candido a Napoli e dopo Napoli vado a Firenze. Lo stesso succede al governo, semplicemente cambiano posto e fanno una buona campagna pubblicitaria. Viviamo anche in tempi in cui la memoria è piuttosto corta e la gente di un posto non sa o non ricorda cosa è successo con questa persona in precedenza. Oggi con la democrazia rappresentativa succede la cosa seguente, come in un'opera di teatro in cinque atti: 1° atto, un candidato promette di tutto; 2° atto, gli crediamo tutti e votiamo per lui; 3° atto, viene eletto, 4°atto, non fa niente di quello che aveva promesso e per giunta rappresenta interessi di altri e... 5° atto, noi non possiamo farci niente. Ci vuole un meccanismo per mandarlo via quando non mantiene le promesse. Questa è una legge di responsabilità politica. L'abbiamo presentata in Parlamento molte volte e abbiamo raggiunto una meravigliosa unanimità, l'unanimità per cui questo tema non si è mai discusso, non si è mai messo sul tavolo, non c'è mai stato un solo deputato che abbia voluto discuterne. E' interessante!
Abbiamo sviluppato alcune attività di democrazia partecipativa: nei Comuni dove abbiamo dei sindaci eletti, questi hanno consultato la popolazione su come investire il bilancio. Stiamo parlando di come investire le parti importanti del bilancio, delle questioni fondamentali e non di quelle secondarie. Si dice che se si fa questa domanda alla gente, la gente non sa rispondere. L'esperienza ci ha mostrato che la gente lo sa molto bene e che priorizza molto bene, basta informarla adeguatamente. Per questo un altro elemento della democrazia partecipativa che applichiamo è questo: tutti i nostri consiglieri e sindaci ogni sei mesi fanno un resoconto pubblico nel loro Comune di quello hanno fatto e di quello che non hanno potuto fare. Allo stesso tempo, quando assumono la carica i nostri consiglieri accettano di venire destituiti se una percentuale della popolazione lo richiede, anche se questo non è stabilito dalla legge. Quindi cerchiamo di mettere in pratica questa nostra proposta.
In Cile stiamo cercando di costruire un'alternativa di sinistra. Quello che succede in Cile non è isolato dal resto dell'America Latina: come diceva il video che abbiamo appena visto, soffiano nuovi venti, in America Latina soffiano nuovi venti. Negli anni '70 e '80 avevamo le dittature militari, negli anni '90 abbiamo avuto i governi social-democratici con i quali siamo usciti dalla dittatura, però abbiamo mantenuto il modello; in questi ultimi anni invece abbiamo nuovi governi con esperienze di sinistra in tutto il continente. L'esperienza di Chavez in Venezuela, Evo Morales in Bolivia, l'esperienza di Lula in Brasile, di Tabarez Vasquez in Urugay e quella di Juntos Podemos in Cile, le possibilità che si aprono in questo momento in Perù. E la stessa elezione di Michelle Bachelet in Cile: nonostante fosse la candidata con cui io competevo, in ogni caso mi sembra che rappresenti un nuovo momento. Se uno guarda quello che è successo in America Latina, vede che la gente sta scegliendo modelli che cercano di allontanarsi dal modello neoliberista. Questi sono i primi tentativi. Ci sono successi ed errori. Nessuno di questi governi sta facendo tutto quello che si vorrebbe, alcuni sono nuovissimi come quello di Evo Morales, che è presidente della Bolivia da un mese. Mi sembra però che nascano con una direzione diversa da quella di precedente. In duecento anni di storia boliviana non c'è mai stato un presidente che abbia cominciato o terminato il suo mandato democraticamente, neanche uno: colpi di stato militari, presidenti che scappavano con le valigie piene di dollari, altri che sono stati uccisi… tutti i tipi di situazione. Però nella storia della Bolivia - un paese dove il 94% della popolazione è indigena - non c'era mai stato un presidente indigeno. Io sono stato da poco con Evo Morales, dieci giorni fa più o meno e lui mi ha detto: "Io sono un dirigente contadino, un dirigente sindacale che per alcune circostanze per quattro anni è Presidente della Repubblica. Alla fine di questo mandato continuerò ad essere un dirigente contadino". A me sembra che questo atteggiamento, questa ubicazione, abbiano un grandissimo valore. Non sarà facile allontanarsi dal modello neoliberista - non lo sarà neanche per lui - però c'è un tentativo. La gente si è diretta verso questo presidente per le sue proposte, ma soprattutto perchè sente che è una brava persona. Lo hanno sentito come una persona che onestamente vuole cambiare la situazione del suo popolo. Questa è la cosa più interessante di questo momento. Per me la cosa interessante in America Latina non è tanto chi è stato eletto presidente, ma piuttosto il fatto che i popoli stiano incominciando a cercare nuove risposte. Alla fine chi è o non è presidente può comportare successi o errori, però tutto questo sta dimostrando che la gente vuole prendersi in mano il proprio futuro e vuole partecipare. E questo a me sembra molto rilevante e merita di essere appoggiato.
Per questo almeno in Cile noi abbiamo l'impegno molto chiaro di continuare a lavorare insieme. Siamo convinti che l'unico modo di trasformare la situazione del nostro paese sia lavorando insieme e raccogliendo le cose migliori di ognuna delle organizzazioni che partecipa. E’ con le virtù di ognuno che possiamo sviluppare nel modo migliore questo progetto. E siamo in questo. Non è sempre facile. Soprattutto quando si vive in paesi con governi socialdemocratici che approfondiscono il modello neoliberista, si vedono come se fossero di sinistra e che vendono l'immagine di essere di sinistra. Nel caso del Cile adesso abbiamo un presidente donna che è una buona persona e ha davvero voglia di produrre dei cambiamenti, però appartiene ad una coalizione di governo che è totalmente connessa con il modello neoliberista. Per esempio non rivedranno i trattati di libero commercio con gli Stati Uniti, con il Giappone e con la Corea, non ridurranno le spese militari in Cile e nelle regioni, non faranno pagare tasse o non imporranno royalties alle multinazionali che si portano via le nostre risorse, non cambieranno la legislazione lavorativa che impedisce una vera sindacalizzazione. Allora perchè si chiamano di sinistra? Non si è di sinistra perchè uno si mette il titolo, il nome di sinistra. Non si è di sinistra perché lo si è stati da giovani. Non si è di sinistra per una questione di curriculum vitae. C’è gente che dice: “Sono stato esiliato, mi hanno torturato…” sì, sì, va bene, però adesso tu stai privatizzando le imprese di acqua potabile. Allora tu sei di sinistra, ma allora com'è questa cosa? E alla fine non mi importa tanto come ti chiami. Alla fine il tema è che modello sociale stai aiutando a costruire. E in Cile ci troviamo col fatto che il Partito Socialista durante l’Unidad Popular di Allende era il più estremista e fu proprio quello che rese difficile a Allende portare avanti il suo programma di governo. Oggi sono quelli che portano avanti tutto questo progetto di privatizzazioni. Michelle Bachelet può essere una brava persona, ma il Ministro delle Finanze che ha nominato per la pressione dei partiti viene da Washington e i cinque ministri principali appartengono ad una fondazione che lavora per mantenere il modello e si chiama Expansiva. Quindi dimmi con chi vai...e ti dirò se sei di sinistra o di destra. Ricardo Lagos ha finito il suo mandato con un 70% di appoggio popolare. 70%! Il 45% corrisponde alla gente della coalizione di governo ed il restante 25% è la destra. E la destra non è mai stata tanto contenta come con questo governo socialista. Non lo dico io, lo dicono loro. L'associazione degli industriali, l'associazione dei banchieri e l'associazione degli imprenditori hanno organizzato una grande cena di addio a Ricardo Lagos, la centrale unitaria dei lavoratori no, non gliel'ha fatta! Un po’ strana questa sinistra che è applaudita dai banchieri e non ha l'appoggio e l'affetto dei lavoratori.
Dunque noi pensiamo che oggi sia importante portare avanti una proposta alternativa; forse non ha ancora una maggioranza di voti, però sta crescendo. In realtà in Cile questo modello è stato così tanto imposto - tanto imposto nella testa della gente - che la gente crede ancora che riceverà alcune briciole. Ognuno individualmente sente che viene maltrattato, che sta male, però crede che questa sia la sua situazione individuale, in realtà crede che sta così perchè ha fatto qualcosa di male. Il bombardamento pubblicitario mostra che le cose vanno bene, così pensa che forse lui è un po’ stupido ed è per questo che le cose non gli vanno bene. Però la gente sta incominciando a comunicare e sembra che "gli stupidi" siano molti, perchè siamo in molti a sentirci maltrattati. Bene, noi maltrattati abbiamo deciso di organizzarci. Molte grazie.

postato da: luke1965 alle ore marzo 31, 2006 20:24 | Permalink | commenti
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venerdì, 31 marzo 2006
Alle elezioni politiche del 9 e 10 aprile, annulliamo la scheda.
Lo scenario politico italiano mostra i segni della grande crisi che anche il resto del pianeta conosce dall'inizio di questo millennio.
Ciò che accade in Italia non è molto diverso da quello che succede nel resto del mondo: una combinazione di ultra-liberismo economico, autoritarismo, fondamentalismi religiosi, istigazione allo scontro tra culture, manipolazione dell'informazione, che sta portando all'instaurazione di un nuovo fascismo.
Gli spazi di partecipazione democratica si restringono e la competizione elettorale si riduce a una scelta forzata tra due schieramenti che, con sfumature diverse, sostengono lo stesso modello sociale ed economico.
Il governo Berlusconi è stato senza dubbio il peggiore dal dopoguerra ad oggi: ha approvato leggi a esclusiva difesa e beneficio del presidente del consiglio e dei suoi amici; ci ha trascinato in guerra (prima in Afghanistan e poi in Iraq) contro la volontà della maggioranza della popolazione e ha sferrato ignobili attacchi all'Islam, esponendoci tutti al rischio di una ritorsione terroristica; ha approvato una legge repressiva e razzista come la Bossi-Fini, una riforma della scuola discriminatoria come quella Moratti e con la legge 30 ha istituzionalizzato il lavoro precario. Con la scusa della lotta al terrorismo ha varato leggi speciali che limitano le libertà fondamentali e infine ha stravolto la Costituzione in senso autoritario.
D'altra parte il precedente governo di centrosinistra ha grandi responsabilità rispetto a questa situazione: non ha fatto la legge sul conflitto di interessi, ha sostenuto la guerra della Nato in Kossovo, con la legge Turco-Napolitano ha fornito la base all'attuale legge sull'immigrazione e ha dato il via alla precarizzazione del lavoro.
Il centrosinistra non mette in discussione il modello liberista e, pertanto, non costituisce una vera alternativa alla destra. E' probabile che la componente di sinistra dell'Unione aspiri sinceramente a un cambiamento, ma la coalizione di cui fa parte non le permetterà di realizzarlo. Riteniamo che sia stato un grave errore cedere al ricatto del "tutti uniti per battere la destra": forse così si vinceranno le elezioni, ma un eventuale governo Prodi non cambierà nella sostanza la direzione che l'Italia sta seguendo da anni. Inoltre, e questo è forse ancora più grave, questa scelta di compromesso cancella dal panorama politico un'opzione di sinistra e costringe molti elettori a rinunciare all'espressione delle loro migliori aspirazioni.
Noi non possiamo accettare questo ricatto: per questo alle prossime elezioni non sosterremo nessuno schieramento. Non voteremo i partiti della guerra, del libero mercato, dei CPT, della precarietà e delle leggi speciali.
Il 9 e 10 aprile andremo a votare e annulleremo la scheda, per ribadire il fatto che è importante partecipare alla vita politica ma che, allo stesso tempo, si può decidere di non cedere al ricatto del bipolarismo forzato.
Resta, in ogni caso, la urgente necessità di costruire una nuova forza progressista ampia e multiforme,che riscatti la migliore storia della sinistra italiana e sappia lanciare un nuovo progetto, riunendo tutti i fattori progressisti oggi frammentati. Una forza che sia genuinamente rivoluzionaria e nonviolenta, che difenda le minoranze, che promuova i diritti umani, che costruisca un modello economico e una società veramente e profondamente umane e che non sia disposta a cedere a nessun compromesso che la possa snaturare.


postato da: luke1965 alle ore marzo 31, 2006 16:28 | Permalink | commenti
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giovedì, 30 marzo 2006

Sembra che il muro sull’11 settembre stia per cedere: tutto bene?

30 Marzo 2006

Twin Towers Il fatto che alla CNN un attore qualunque, in prima serata, possa dire che dietro i fatti dell’11 settembre ci sia il governo americano,senza che il governo, attraverso telefonate ai dirigenti della CNN, reagisca, fa andare in euforia tutti gli ottimisti che vedono un muro squarciarsi. Ma fa anche riflettere i più saggi che si chiedono il perché di tutto ciò. Viene il dubbio che tali “squarci” sul “muro” non siano casuali ma bensì voluti dal potere, anche per meglio creare, intorno ai fatti delle Torri Gemelle, una cortina di fumo impenetrabile. Ma il motivo principale potrebbe essere benissimo quello che tale menzogna serviva per mettere in moto un meccanismo di guerra per far arricchire queste persone, quindi una volta che la macchina è stata messa in moto la bugia non serve più. Tanto le persone che in tale complotto sono implicate non saranno mai chiamate a rispondere del loro operato.

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giovedì, 30 marzo 2006

Continuano le proteste in Francia contro il provvedimento sul primo impiego

30 Marzo 2006

ScuolaIl primo ministro francese De Villepin afferma che la legge sul primo impiego non sarà mai ritirata: al massimo potrà avere delle modifiche che però non ne tocchino l’impianto. Secca la risposta di sindacati e studenti che chiedono la revoca pura e semplice del provvedimento. La risposta è anche l’imponete mobilitazione in tutto il paese che , secondo la CGT, a raggiunto livelli storici, nonché gli scioperi in vari settori del paese. Ci sono stati anche episodi di teppismo, fortunatamente isolati anche dagli stessi organizzatori delle manifestazioni. La confindustria e esponenti del governo francese sono preoccupati dell’entità delle manifestazioni, che , secondo loro, compromette l’immagine della Francia in Europa, già offuscata dalla rivolta delle periferie disagiate.

postato da: luke1965 alle ore marzo 30, 2006 07:40 | Permalink | commenti
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giovedì, 30 marzo 2006

TarantoA Taranto, dove il livello dell’inquinamento marino sta toccando livelli preoccupanti, diverse associazioni scendono in piazza per protestare contro questo stato di cose, senza simboli e striscioni, per evitare strumentalizzazioni politiche, ma con il simbolo unificante del pesce d’aprile. Denunciano anche la crescita delle discariche e la facilità con la quale i permessi per cave-civetta per rifiuti vengono concessi. Oltre che una migliore gestione del territorio chiedono anche la rimozione dei dirigenti provinciali e regionali responsabili dei rilasci facili di permessi.

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giovedì, 30 marzo 2006

Le Bombe inesplose Nato sono ancora una minaccia nella ex Iugoslavia

28 Marzo 2006

IugoslaviaAd undici anni di distanza dalla fine del conflitto Iugoslavo tra serbi, croati e mussulmani, e a sette dai bombardamenti Nato sulla ex Iugoslavia persiste ancora il problema della bonifica dei territori colpiti da conflitto da mine e bombe inesplose. Non solo il problema delle mine disseminate ai confini della Croazia agli inizi degli anni novanta, quando è iniziato il conflitto, ma anche mine e bombe inesplose disseminate durante il bombardamento Nato. Secondo Petar Mihajlovic, direttore del centro di sminamento della Repubblica Serba, si è dato la precedenza allo sminamento rispetto alle bombe inesplose per il basso costo del primo rispetto alle seconde. Lo sminamento costituisce anche un priorità in quanto le ditte di costruzione si rifiutano di investire in zone non sicure. Resta poi i problema più grave delle bombe ad uranio impoverito presenti ancora sul territorio con conseguenze per la salute della popolazione molto serie per il futuro.

postato da: luke1965 alle ore marzo 30, 2006 07:39 | Permalink | commenti
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lunedì, 27 marzo 2006

Ho trovato queste parole di Nando Dalla Chiesa e.....ve le volevo far leggere:

Ho visto approvare in Parlamento la legge sul falso in bilancio il giorno dopo l'11 settembre. Di corsa, per onorare con il nostro lavoro - così ci venne detto - i morti di New York.

Ho visto la commissione giustizia del Senato prolungare i suoi lavori dopo la mezzanotte per tre leggi in cinque anni: per il falso in bilancio, per la Cirami, per l'immunità delle più alte cariche dello Stato.

Ho visto aprire l'ultima legislatura con una legge ad personam, quella che abolisce l'imposta di successione sui patrimoni più che abolisce l'appellabilità delle sentenze di assoluzione.

Ho visto il Parlamento decidere quali magistrati possono o non possono restare in servizio, alzando e abbassando l'età pensionabile secondo le  convenienze: fuori Borrelli dentro Carnevale.

Ho visto il Parlamento decidere quali magistrati possono dirigere gli uffici giudiziari più delicati. Insomma, ho visto il Parlamento scegliere i giudici.

Ho visto più di mezzo Senato applaudire in piedi l'appoggio alla guerra preventiva in Iraq.   

Ho visto la standing ovation della maggioranza e i sorrisi di festa, in attesa dei bombardamenti dei giorni dopo.

Ho visto sbeffeggiare le senatrici che si battevano per le quote rosa.

Le ho viste sommerse dagli sberleffi della maggioranza. Le ho sentite chiamare "vacca" e "gallina".

Ho visto togliere ai giudici di pace la competenza sugli incidenti stradali più gravi. Lavoravano troppo velocemente creando problemi alle assicurazioni. Anche alla Mediolanum.

Ho visto portare nel Parlamento repubblicano una legge per equiparare le brigate nere di Salò ai combattenti delle forze armate e ai partigiani.

Ho visto violare il regolamento del Senato anche sei volte in due giorni.

Ho visto violare la Costituzione in presenza della seconda autorità dello Stato. A volte invocando precedenti inesistenti. Altre volte senza precedenti.

Ho visto un parlamentare svenire a un passo dall'infarto per l'indignazione, di fronte al numero legale ottenuto più volte senza pudore. L'ho visto steso a terra, insultato e fischiato dagli avversari che lo accusavano di perdere tempo.

Ho visto censurare o bloccare negli uffici interrogazioni critiche verso il governo o verso esponenti della maggioranza; ho visto funzionari solerti mutilare i diritti costituzionali dei parlamentari.

Ho visto rifare mezza Costituzione come niente, da personaggi senza storia. Per liberare da ogni controllo di garanzia e da ogni contrappeso il potere di chi vince le elezioni. Per mettere lo Stato ai piedi dell'uomo più ricco e potente del paese.

Ho visto barattare pubblicamente in aula l'unità del Paese con gli interessi televisivi del Capo del Governo.

Ho visto un senatore votare per cinque, per dare alla sua maggioranza il numero legale.

Ho visto tollerare anche quindici voti di assenti per volta.

Ho visto stabilire il tempo massimo di un giorno per discutere in seconda votazione la riforma di mezza Costituzione.

Ho visto fischiare in un'aula parlamentare il Capo dello Stato mentre il presidente del Senato leggeva il testo del rinvio alle Camere della legge di riforma dell'ordinamento giudiziario.

Ho visto scritto nella relazione ufficiale della commissione antimafia che la mafia non porta voti, che il controllo del voto da parte di Cosa Nostra è "uno dei miti più a lungo e pervicacemente sostenuti".

Ho visto Giovanni Falcone commemorato sull'autostrada per Punta Raisi,

località Cinisi, da un ministro che aveva sostenuto che dobbiamo convivere con la mafia.

Ho visto un ministro definire il carcere di Cagliari un albergo a cinque stelle pochi giorni prima che vi si uccidessero due detenuti.

Ho visto leggi importanti e sulle quali era stata annunciata una dura opposizione votate in Senato alla presenza di poche decine di esponenti della minoranza.

Ho visto decine di senatori dell'opposizione lavorare seriamente ed essere trattati come incapaci o complici del governo.

Ho visto sospetti ingiusti. Ho visto fiducie ingiuste.

Ho visto uomini dello Stato oggetto di insolenze e di accuse sanguinose, grazie a un uso prepotente della immunità parlamentare.

Ho visto chiamare tutti i manifestanti di Genova violenti e terroristi e assicurare ufficialmente che nel carcere di Bolzaneto non ci furono violenze. Ho visto negare una commissione d'inchiesta su Genova per non interferire con il lavoro della magistratura.

Ho visto dimenticare questo principio per istituire la commissione Telekom

Serbia.

Ho visto ridere in faccia alla richiesta di maternità o paternità

assistite di persone non felici.

Ho visto esibire i fazzoletti padani a un metro dal tricolore sulle bare nei funerali di Stato.

Ho visto prolungare la durata del Parlamento per uso personale.

Per ottenere l'impunità in un processo, per monopolizzare le televisioni.

Così ho visto sfregiare, nel mio Paese, il più grande simbolo della democrazia.

 

 

Nando Dalla Chiesa

 

 

postato da: luke1965 alle ore marzo 27, 2006 14:36 | Permalink | commenti (1)
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domenica, 26 marzo 2006
18 marzo 2006: Giornata internazionale di iniziative contro la guerra e le occupazioni lanciata dal movimento pacifista statunitense e poi rilanciata dai Forum sociali mondiali di Bamako e di Caracas
Intervento dal palco in Piazza Navona a Roma di John Gilbert, rappresentante degli Statunitensi contro la guerra e per la pace e la giustizia (Comitati di Firenze e di Roma):

.......................................... 
Il18 e il 19 marzo ci sono state iniziative di resistenza contro le guerre e contro le occupazioni in decine di paesi del mondo e in centinaia di città, da Londra a Istanbul, da Berlino a Caracas, con le parole di ordine di no alla guerra, senza se e senza ma, e per l'immediato e incondizionato ritiro di tutte le truppe occidentali di occupazione dall'Iraq.

Negli Stati Uniti oggi e domani, come in decine di altri paesi del mondo, ci saranno più di 500 iniziative contro la guerra e l'occupazione dell'Iraq in tutti i 50 stati dell'Unione con manifestazioni a New York, Boston, Washington, Los Angeles, Baltimore, Detroit, San Francisco, Atlanta,
Denver, Chicago, Seattle e in tante altre città.

In tantissime città statunitensi si svolgeranno manifestazioni di protesta davanti ai centri di reclutamento militare dove le forze armate statunitensi, tramite la cosiddetta "leva militare economica", approfittano regolarmente della disperazione della gioventù povera e di colore e degli
immigrati per ingannarli e arruolarli nell'esercito per poi mandarli ad uccidere e ad essere uccisi in Iraq e in Afghanistan.

A New York si terrà anche un corteo fino alle Nazioni Unite per contestare la richiesta dell'amministrazione Bush al Consiglio di Sicurezza di sanzioni ed altre iniziative di guerra contro il popolo dell'Iran e per chiedere invece una condanna del Governo Bush per crimini contro la
popolazione povera e afro-americana della città di New Orleans in seguito al disastro made in Washington dell'Uragano Katrina.

Domani infatti centinaia di attivisti afro-americani e pacifisti arriveranno a New Orleans dopo una lunga marcia di 5 giorni iniziata nella città di Mobile, Alabama, martedì scorso, per protestare contro la guerra e l'occupazione dell'Iraq e contro i crimini razzisti del governo di Washington nei confronti dei poveri e degli afro-americani di Alabama e Mississippi e Louisiana, popolazioni abbandonate prima e dopo il vergognoso disastro dell'Uragano Katrina.

Un'altra importante iniziativa in questi giorni vede un folto gruppo di obiettori di coscienza militari ed attivisti ispanici marciare da Tijuana, Messico a San Francisco, California, contro la guerra e l'occupazione in Iraq e per i diritti degli immigrati ispanici negli Stati Uniti.

Sempre negli Stati Uniti questo fine settimana il movimento pacifista ricorderà i più di 8 mila militari che hanno disertato le forze armate statunitensi dall'inizio di questa sciagurata guerra. Infatti con ogni giorno che passa i veterani militari delle guerre in Iraq e in Afghanistan e le loro famiglie assumono un ruolo più importante nel movimento contro la guerra negli Stati Uniti. L'organizzazione pacifista Military Families Speak Out - che oggi raggruppa più di 3 mila famiglie di militari statunitensi - ha organizzato per oggi e domani più di 50 iniziative in almeno 26 dei 50 stati e a Puerto Rico contro la guerra e per l'immediato incondizionato ritiro delle truppe statunitensi dall'Iraq.

La maggioranza del popolo statunitense oggi è contro Bush e contro questa guerra e chiede il ritiro delle truppe statunitensi. Hanno capito che questa guerra è una guerra basata sulle bugie del loro presidente e della sua amministrazione.

George Bush aveva mentito, sapendo di mentire, quando diceva che questa guerra preventiva era una guerra per togliere le armi di distruzione di massa dall'Iraq e oggi sappiamo tutti che quelle armi erano inesistenti, un pretesto, e che sono stati gli Stati Uniti a portare le vere armi di distruzione di massa in quel paese e le hanno usate, spazzando via la città di Faluja, anche con l'uso criminale del fosforo bianco, e portando alla distruzione innumerevoli altre città e gran parte del paese.

In questo momento le forze armate statunitensi stanno portando avanti la loro più grande campagna militare in Iraq dal 2003, la cosiddetto campagna "swarming" ovvero "sciame", con una cinquantina di aerei che lanciano bombe e morte sulla città di Samarra e altre zone del paese.

Bush ha mentito, sapendo di mentire, quando diceva che questa guerra era una guerra contro il terrorismo - invece noi sappiamo che questa guerra è terrorismo puro, è una guerra terrorista contro il popolo dell'Iraq. Come si può definire altrimenti se non terrorista una guerra che ha provocato la morte di oltre 100.000 iracheni, secondo una ricerca dell'Università statunitense di Johns Hopkins, una guerra che ha visto il bombardamento terrorista di città intere, di case e di scuole e di ospedali e di mercati e di moschee e di musei e di biblioteche e di un popolo intero? Questo sì che è terrorismo!
E oggi in tutto il mondo si dice: No alla guerra, no al terrorismo statunitense!

Le truppe occidentali devono essere ritirate subito, senza condizioni, le 12 basi militari statunitensi in Iraq vanno chiuse subito e gli Stati Uniti devono pagare riparazioni al popolo iracheno per la distruzione del suo paese.

Solo 2 giorni fa il Presidente Bush ha rilasciato un documento ufficiale che ribadisce la sua dottrina criminale di guerra preventiva, indicando nell'Iran la più grande minaccia agli Stati Uniti e al mondo. Ma non è l'Iran o l'Iraq o la Siria o la Corea del Nord che minacciano gli Stati Uniti; è giusto il contrario. Bush ha rivendicato il diritto di scatenare un attacco militare preventivo contro l'Iran, mentre aumentano di giorno in giorno i suoi interventi militari o le sue minacce di intervento contro i popoli di Venezuela, Cuba, Colombia, Haiti, Corea del Nord, Zimbabwe e le Filippine - minacce particolarmente pericolose nel momento che il governo Bush ha abbandonato gli accordi per il disarmo nucleare e sta sviluppando un progetto di riarmo nucleare che prevede anche nuove armi nucleari tattiche e la dottrina allucinante della legittimità del primo uso di armi nucleari.

Bisogna ricordare che scatenare una guerra di aggressione contro un altro popolo fu dichiarato un crimine contro l'umanità dal Tribunale di Norimberga dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Non è l'Iran che minaccia gli Stati Uniti; è l'amministrazione Bush con le sue politiche militariste che
minaccia gran parte del mondo. Oggi i militari statunitensi sono presenti in oltre 100 paesi del mondo. Bush ha già sprecato più di 250 miliardi di dollari sulla guerra in Iraq e adesso chiede altri 72 miliardi mentre viola e annulla i più basilari diritti democratici degli Statunitensi. Oggi gli Stati Uniti sono una società in profonda crisi con quasi 40 milioni di persone sotto i livelli di povertà, secondo le fonti governative, e con quasi 50 milioni di persone senza l'assicurazione per l'assistenza sanitaria. Ci sono più di 2 milioni di persone in carcere, soprattutto persone povere e delle minoranze etniche: è il tasso di incarcerazione più
alto del mondo intero. Ci sono più di 4.000 persone nel braccio della morte.
Con la sua politica il presidente Bush rende gli Stati Uniti sempre più poveri e sempre meno liberi. L'amministrazione Bush rappresenta non solo la più grande minaccia oggi per i popoli del mondo, ma anche per lo stesso popolo statunitense!

Che Guevara diceva che la solidarietà è la tenerezza fra i popoli.
Questo fine settimana di mobilitazione e di resistenza internazionale rappresenta una forma concreta di quella solidarietà. Ma nel mondo, e qui in Italia, bisogna fare di più, molto di più.

Vorrei concludere ricordando gli insegnamenti di un grande cittadino statunitense, il Reverendo Martin Luther King, Jr., insegnamenti che sono ancora attualissimi oggi.
Martin Luther King, nel 1967, giusto un anno prima di essere assassinato, disse che si era reso conto che il principale fautore della violenza nel mondo era il governo statunitense.
Questa osservazione è ancora tragicamente vera oggi dopo quasi 40 anni di altre guerre ed interventi statunitensi nel mondo, dall'11 settembre 1973 in Cile al sostegno del regime razzista sudafricano, dalle guerre sporche in Nicaragua, El Salvador, Guatemala e Colombia alle invasioni di Grenada e Panama, dal sostegno alla repressione israeliana contro il popolo palestinese alle guerre in Yugoslavia, Afghanistan e in Iraq.

Martin Luther King, durante la storica lotta per i diritti civili degli afro-americani negli Stati Uniti, ci ha impartito un'altra lezione preziosa: la passività davanti al male è complicità col male, chi non resiste al male è colpevole di complicità col male.
In Italia questo significa in termini concreti creare un movimento in grado di chiudere tutte le basi statunitensi e NATO sul territorio italiano ed europeo, basi che sono essenziali per la politica di guerra degli Stati Uniti all'estero, basi che contengono armi nucleari che rappresentano un pericolo mortale per il popolo italiano e per il popolo del Medio Oriente in particolare.

Inoltre bisogna fare pressione per chiudere le carceri statunitensi ad Abu Ghraib, a Guantanamo e in Afghanistan, bisogna chiudere tutte le carceri segreti degli Stati Uniti nel mondo e mettere fine alla pratica di tortura, le detenzioni illegali e la negazione dei diritti dei prigionieri.
Bisogna tirare fuori l'Italia dalla sua complicità con i crimini statunitensi nel mondo.

Questo sarebbe il più bel gesto di solidarietà dall'Italia al popolo statunitense e al movimento per la pace in quel paese.
Il popolo italiano deve riprendere il proprio paese per poi poter aiutare il popolo statunitense a fare lo stesso.
Per riprendere l'Italia, il primo passo necessario è mettere fine alla brutta anomalia del Governo delle destre di Berlusconi, Bossi e Fini in questo paese.
Come diceva la coraggiosa esponente pacifista statunitense Cindy Sheehan a Roma circa un mese fa: "Il vostro governo è complice di questa guerra voluta da Bush. Ricordatevene il 9 aprile, un occasione per dire non vogliamo più brutalità e violenza contro i nostri fratelli e sorelle irachene."
postato da: luke1965 alle ore marzo 26, 2006 14:13 | Permalink | commenti
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sabato, 25 marzo 2006

Per una TV libera

23 Marzo 2006

La proposta per una Tv apartitica è indipendente viene da personalità quali Tania de Zelueta, Moni Ovadia, Sabina Guzzanti e Marco Travaglio. In una situazione dove i mezzi d’informazione sono detenuti dalle formazioni politiche o dai gruppi economici e nella quale un solo soggetto detiene il controllo di diversi periodici e delle tre principali reti private c’è ancora di più il bisogno di una fonte libera ed indipendente: pensando al premier spagnolo Zapatero, il quale, tra i primi provvedimenti presi, ha resotelevisione libera la televisione pubblica totalmente indipendente dal potere politico.

postato da: luke1965 alle ore marzo 25, 2006 11:41 | Permalink | commenti
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sabato, 25 marzo 2006

Ecco a voi alcune foto dell'incontro , con Thomas Hirsch

 ( candidato alle presidenziali cilene nella coalizione Juntos Podemos),

svoltosi a Firenze il 23 marzo..

da qui proseguirà con una serie d'incontri in Italia ed Europa

postato da: luke1965 alle ore marzo 25, 2006 07:40 | Permalink | commenti
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