giovedì, 29 giugno 2006

              carovana x- firenze

http://www.sanchez.it/foto/carovanaX%5F24%5F06%5F2006/

postato da: luke1965 alle ore giugno 29, 2006 14:38 | Permalink | commenti
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giovedì, 29 giugno 2006

Ciao a tutti il venerdì 23 giugno si è tenuto il primo forum pistoiese
"insieme si può".
Ha partecipato l'associazione arci gay,un gruppo buddista e uno
scrittore (vi manderemo la sintesi del forum)
Tra le varie proposte, la creazione di un forum su internet, preparato
in un giorno da  david, un ragazzo dell'associazione arcigay!
baci Sabri
...e complimenti ai pistoiesi che hanno organizzato tutti da soli questo
evento!..."insieme si può"
di seguito la sua mail d'istruzione per il sito

Anche io sono statio molto contento..sono stato molto bene!!

Ecco il
forum..
è da rifinire ma è già usabile..iniziate subito a partecipare
numerosi :)

http://insiemesipuo.forumfree.org/index.php?&act=idx

postato da: luke1965 alle ore giugno 29, 2006 11:41 | Permalink | commenti
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mercoledì, 28 giugno 2006
Missioni militari. 10 punti da ricordare per dire no a tutte le guerre      
lunedì 26 giugno 2006
  • A cinque anni dall'invasione dell'Afghanistan e a tre anni da quella dell'Iraq, il fallimento della guerra globale permanente è evidente: le condizioni sono peggiorate sotto tutti i punti di vista e la politica terrorista degli USA ha alimentato il terrorismo islamico invece di stroncarlo.
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  • Tutti i paesi europei hanno partecipato in diversa misura alle invasioni americane. Qualche esempio poco conosciuto: la Germania ha mandato truppe in Afghanistan, ma non in Iraq e la Spagna le ha ritirate dall'Iraq per mandarle in Afghanistan, proprio come vuole fare l'Italia adesso.
  • La Nato si muove al di fuori degli accordi del Trattato di non proliferazione nucleare, violandoli apertamente. Le armi nucleari americane in Europa sono circa 480 (di cui 90 in Italia, ad Aviano e Ghedi Torre), dislocate in otto basi aeree di sei paesi Nato. Quando D'Alema sostiene che "uscire dalla Nato è fuori discussione", ha presente il pericolo a cui ci espone la presenza di questi ordigni?
  • Nessuna risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'ONU ha mai autorizzato la Nato ad assumere il comando dell'Isaf (Forza internazionale di assistenza alla sicurezza) in Afghanistan, eppure dall'agosto 2003 a guidare la missione non è più l'ONU ma la Nato, ossia di fatto il Pentagono.
  • La partecipazione ai programmi Usa e Nato non è mai stata votata dal Parlamento, così come l'appartenenza a una Nato divenuta forza di rapido intervento "universale".
  • In Afghanistan è in corso una guerra di occupazione che ha provocato innumerevoli vittime civili, grazie all'uso di bombardieri pesanti, ognuno dei quali è in grado di sganciare 11.000 bombe a ogni missione e trasportare 31 tonnellate di bombe e missili.
  • Difendere l'articolo 11 della Costituzione significa ripudiare la guerra come strumento di soluzione dei conflitti internazionali, anche quando viene travestita da "missione umanitaria."
  • È meglio tagliare le spese militari, che quelle legate a sanità, istruzione e pensioni.
  • Le missioni di pace devono essere senza armi, fondate sulla collaborazione con altri popoli, sulla diplomazia, il dialogo e la solidarietà.
  • È necessaria una nuova politica estera di pace e solidarietà, basta sul ritiro delle truppe italiane da tutti i teatri di guerra in cui sono impegnate, l'uscita dalla Nato, in quanto chiaro strumento della politica imperialista americana e il disarmo progressivo, con l'obiettivo finale del disarmo nucleare globale e della totale eliminazione degli ordigni e degli arsenali nucleari.
postato da: luke1965 alle ore giugno 28, 2006 15:26 | Permalink | commenti
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martedì, 27 giugno 2006

Referendum sulla Costituzione: Pericolo scampato, per ora      
martedì 27 giugno 2006
La schiacciante vittoria dei NO al referendum costituzionale allontana il rischio di una grave svolta autoritaria nel nostro paese, ma non lo scongiura del tutto. Il giudizio popolare ha cancellato la riforma voluta da un centro-destra arrogante, votato a imporre una svolta autoritaria nel nostro paese e a ridurre anche quel poco di democrazia formale che la Costituzione aveva finora garantito.
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Il NO ha vinto nonostante la debolezza della campagna condotta dal centro-sinistra, una campagna che raramente ha messo in luce il pericolo che la riforma costituiva mentre, viceversa, il governo esprimeva apertamente la propria disponibilità a trovare un accordo con l'opposizione per elaborare una nuova modifica della carta costituzionale che andasse incontro alle istanze liberticide della destra.

È allarmante soprattutto la disponibilità di Prodi a ridurre il numero del parlamentari. Questa riduzione, presentata al paese come una misura utile a rendere più agili le istituzioni e a contenere la spesa pubblica, non farebbe che indebolire ulteriormente il principio di rappresentatività e la responsabilità degli eletti nei confronti degli elettori. Inoltre, la diminuzione del numero dei parlamentari renderebbe necessario un numero di voti maggiore per l'elezione di ogni deputato e senatore, il che costituirebbe un ulteriore sbarramento alle forze politiche che non volessero entrare a far parte dei due grandi schieramenti.

Ci auguriamo che l'alta percentuale di NO riesca a dissuadere Prodi dal mettere nuovamente mano alla Costituzione; ma il rischio resta alto e occorrerà che le forze genuinamente progressiste di questo paese sappiano mobilitarsi con decisione qualora la voglia di autoritarismo e la tendenza a rafforzare la polarizzazione delle forze politiche in due grandi blocchi, tagliando fuori le formazioni alternative, tornasse a prendere vigore.

postato da: luke1965 alle ore giugno 27, 2006 09:48 | Permalink | commenti
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martedì, 20 giugno 2006

Pubblicato l’Umanista “Speciale Referendum”

15 Giugno 2006

La riforma della Costituzione attuata dal governo di centrodestra è stata propagandata come “devolution”, intendendo con questo un processo di riduzione delle competenze di uno Stato e la loro contemporanea attribuzione alle Regioni e agli enti locali: bisogna riconoscere che di tutto ciò, nella riforma non vi è traccia. Anzi, è vero il contrario: si tratta di un passo indietro rispetto alla riforma del titolo V della Costituzione realizzata nel 2001 dal centrosinistra. Molte delle competenze allora attribuite alle Regioni, con quest’ultima riforma ritornano allo Stato; mentre si introduce un non meglio definito “interesse nazionale”, in difesa del quale gli atti degli enti locali e le leggi emanate dalle Regioni possono venire annullati dal Parlamento.
La verità è che questa riforma, spacciata come un importante avanzamento nella direzione del decentramento è una manovra di accentramento di poteri da parte dello Stato. E i poteri dello Stato subiscono un processo parallelo di accentramento, in questo caso nelle mani di una sola figura: il primo ministro. È questa la parte davvero importante e pericolosa della riforma.
La sostanza della riforma consiste in un enorme aumento del potere del Presidente del Consiglio dei Ministri (che nel nuovo testo si chiama, infatti, primo ministro).
Il Parlamento viene ridotto a una sola Camera, quella dei deputati, unica a legiferare sulle materie di competenza esclusiva dello Stato; il Senato federale ha competenza soltanto per le materie a legislazione “concorrente”, cioè non proprie dello Stato centrale e non proprie delle Regioni. Nondimeno, il governo può imporre a disegni di legge del Senato le modifiche che risultino essenziali alla realizzazione del proprio programma.
Il primo ministro non ha più bisogno della fiducia delle Camere per insediarsi, la sua legittimazione avviene al momento dell’elezione: il capo dello Stato nomina automaticamente primo ministro il candidato della coalizione vincente. Si tratta, in pratica, di un’elezione diretta. In virtù di una legittimazione venuta direttamente dal popolo, al primo ministro sono conferiti enormi poteri, a scapito degli altri membri del Parlamento (anch’essi eletti dal popolo!) e dello stesso Presidente della Repubblica.
Il primo ministro ha il potere di revoca dei ministri e di scioglimento della Camera (che finora era prerogativa del Presidente della Repubblica): in questo modo cade il principio della separazione del potere legislativo da quello esecutivo, pilastro della democrazia moderna.
Anziché avanzare, come sarebbe giusto, nella direzione del decentramento del potere e della democrazia reale, partecipativa, siamo in presenza del tentativo di cancellare anche quel poco di democrazia, limitata e formale, di cui godiamo oggi.
Impediamo questo slittamento in senso autoritario delle nostre istituzioni dicendo NO alla riforma costituzionale.
Ma non fermiamoci qui: continuiamo a costruire e a fare pressione perché aumentino gli spazi di partecipazione e si vada verso la creazione di una democrazia partecipativa, in cui i cittadini siano autenticamente coinvolti nella gestione della cosa comune e nelle scelte che li riguardano.

Perché vogliamo avanzare dalla democrazia formale verso la democrazia reale e non, al contrario, retrocedere verso l’autoritarismo.

Scarica lo Speciale sul Referendum Costituzionale

postato da: luke1965 alle ore giugno 20, 2006 14:32 | Permalink | commenti
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martedì, 13 giugno 2006

Per dare un segnale concreto di non-violenza perché vale la pena diffondere gli ideali di pace

7 Giugno 2006

Pubblichiamo un’iniziativa degna di nota in questo momento di nuovo tragico per il nostro paese, anche se tragico quotidianamente per il popolo iracheno. Se volete dare un segno, si può fare sicuramente il 2 luglio a Monza.

La violenza invade ogni campo della nostra vita, personale e sociale.Crediamo che sia possibile un mondo senza violenza e affinchè si realizzi è necessaria l’unione di tutte le persone che rifiutano la violenza, verso se stessi e verso gli altri.Stiamo organizzando una fiaccolata che rappresenti il Simbolo della Pace. Vogliamo dare un segnale di pace coinvolgento i cittadini di Monza. Aspiriamo a un mondo senza guerre, senza ingiustizie, senza discriminazioni. Aspiriamo a un mondo solidale e non violento.
Siamo dei sognatori? Certo che si, ma senza i sogni niente può cambiare! Per realizzare questa iniziativa abbiamo bisogno del coinvolgimento di molte persone. Partecipa all’organizzazione di questo evento, contattaci per scoprire come collaborare. Costruiremo un simbolo della pace formato da centinaia di persone ognuna con una fiaccola in mano. Abbiamo diviso il simbolo in settori, ogni settore è formato da 10 persone. Cerchiamo sia persone che singolarmente vogliono partecipare a questa bellissima iniziativa che persone che vogliano essere responsabili di un intero settore, e quindi di coinvolgere almeno altre 10 persone. Ti aspettiamo… www.simbolodellapace.it

postato da: luke1965 alle ore giugno 13, 2006 19:06 | Permalink | commenti
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martedì, 13 giugno 2006

Una settimana senza violenza a Baghdad

7 Giugno 2006

Anche se pensando alla situazione che c’è attualmente in Iraq tutto viene in mente tranne gli insegnamenti di Gandhi e Martin Luther King, nel paese c’è chi sta lavorando per diffonderne convinzioni e pratiche.
Dal 27 maggio al 2 giugno è stata realizzata, la “Settimana della nonviolenza nelle università irachene”, una campagna di mobilitazione alla quale hanno partecipato vari gruppi di attivisti, ong e associazioni della società civile, di diversa estrazione, ma accomunati dal rifiuto della violenza.
Il clima nel paese è quello che è, dunque si comincia con obiettivi minimali: primo fra tutti, la sensibilizzazione. Sono stati stampati inizialmente 20.000 volantini, e molti altri sono stati fotocopiati con un passaparola fra gli attivisti: verranno distribuiti in giro per le università. Contengono un invito, rivolto agli studenti: un invito che è anche un impegno – a non restare passivi di fronte alla violenza, ma opporsi alla sua diffusione, con mezzi non violenti. Cominciando da se stessi.
Dell’invito fa parte un giuramento, con il quale studenti e studentesse si impegnano a non utilizzare la violenza nei loro comportamenti o nei loro atteggiamenti nell’università, a casa, per strada, o in qualsiasi altro luogo pubblico per tutta la durata della settimana. Da nessuna parte, e per nessun motivo: neppure per ragioni di autodifesa.
Inizialmente la campagna ha riguardato i quattro principali complessi universitari di Baghdad – l’Università al Mustansiriya, il complesso di Jadiriya, quello di Bab-Muadam, e il Politecnico – con una certa flessibilità che tenesse conto delle effettive capacità logistiche delle organizzazioni coinvolte nella campagna.
Il coordinamento e la gestione centralizzata sono stati affidati all’organizzazione Al Mesalla, un centro studi per i diritti umani e la democrazia.
L’iniziativa a Baghdad fa seguito a una analoga, partita a fine marzo dall’Università di Bassora e concepita da uno studente sunnita, la cui famiglia era stata uccisa nel corso di violenze a carattere confessionale.
Nella maggiore città del sud dell’Iraq, dove la popolazione è in prevalenza sciita, da molto tempo c’è una escalation della violenza, rivolta in particolare contro la minoranza sunnita.
Le organizzazioni promotrici della campagna sono riunite nella rete “La Unf” (in arabo: niente violenza), una delle iniziative scaturite da un workshop sulla azione non violenta che si è tenuto ad Amman dal 4 al 9 gennaio, organizzato dall’Associazione “Un Ponte per”, assieme al Centro Gandhi, all’organizzazione catalana Nova e al francese Mouvement pour un Alternative Non-violente.
Ad esso hanno preso parte 24 iracheni (20 uomini e 4 donne), di diverse estrazioni, confessioni, e orientamenti politici: religiosi, laici, sciiti, sunniti, kurdi, caldei, attivisti politici, religiosi, dei diritti umani, giornalisti, avvocati, sindacalisti.
Tra i partecipanti c’era anche Ali Shalal al Qaisi, il detenuto incappucciato di Abu Ghraib la cui foto (in piedi su una scatola, con gli elettrodi attaccati alle mani) ha fatto il giro del mondo, a testimoniare che nelle carceri Usa si pratica la tortura.
Studioso e insegnante di religione, l’ex prigioniero di Abu Ghraib ha fondato l’associazione delle vittime delle carceri americane, che cerca di dare conforto alle vittime e alle loro famiglie perché possano superare il trauma in modo collettivo e incanalare la loro rabbia in forme di lotta nonviolenta contro l’occupazione.
Ornella Sangiovanni
Osservatorio Iraq (www.osservatorioiraq.it)

postato da: luke1965 alle ore giugno 13, 2006 19:05 | Permalink | commenti
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martedì, 13 giugno 2006

Nonostante il boom economico in Cina crescono i disoccupati

6 Giugno 2006

9,5 milioni di giovani cinesi il 7 e l’8 giugno si sottoporranno a un esame durissimo, il test annuo che la Cina organizza su scala nazionale per l’ammissione all’università. Superare questa prova è l’unico modo per avere accesso all’istruzione superiore. La selezione è spietata: saranno ammessi solo 2,6 milioni di matricole! Altro che la selezione italiana.
Oggi il ceto medio cinese affida le speranze di benessere per i propri figli alla laurea, per un lavoro qualificato nell’economia di mercato. Ma questo sta diventando un’illusione. La Cina scopre una nuova malattia sociale: nonostante il boom economico - il Pil cresce del 10% all’anno - per la prima volta dilaga la disoccupazione intellettuale. Questa è la riprova, per chi ancora non ne fosse convinto, che l’amento del Pil, neanche in un modo esagerato come quello cinese, è garanzia di lavoro e stabilità per le fasce medie, figuriamoci per quelle più povere. L’esercito di neolaureati cinesi senza lavoro è una mina vagante per il regime di Pechino, che dal malcontento giovanile può temere l’esplosione di una nuova contestazione come a Tienanmen nel 1989.
A denunciare l’ampiezza della nuova disoccupazione intellettuale è un rapporto pubblicato dallo stesso governo. La Commissione per lo sviluppo economico rivela che sui neolaureati sfornati dalle facoltà cinesi nel 2006 - 4,13 milioni in tutto - il 60% è destinato a non trovare un lavoro quest’anno, e forse neanche il prossimo.
Il ricordo del movimento democratico che occupò Piazza Tienanmen nella primavera del 1989 è ancora vivo. Allora furono soprattutto studenti e intellettuali l’anima della protesta che rischiò di destabilizzare il regime. Lo zoccolo duro del consenso sociale su cui fa affidamento il presidente Hu Jintao è la middle class urbana. Se sono i figli di questo ceto medio a rimanere disoccupati, il problema si fa serio.

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lunedì, 12 giugno 2006

La proposta di legge sul ripristino della scala mobile

Proposta di legge di iniziativa popolare

Istituzione di una nuova scala mobile per la indicizzazione automatica delle retribuzioni dei lavoratori e delle lavoratrici

Premesso che: nel mese di luglio del 1992 il Governo, la Confindustria e CGIL - CISL - UIL sottoscrissero un accordo interconfederale a seguito del quale venivano definitivamente abrogati gli accordi sindacali e le norme di legge aventi per oggetto l’indicizzazione automatica delle retribuzioni dei lavoratori e lavoratrici pubblici e privati all’inflazione rilevata dall’ISTAT, la cosiddetta scala mobile;

con lo stesso accordo interconfederale la scala mobile veniva sostituita con un modello contrattuale basato sull’inflazione programmata da contrattare, comparto per comparto, ad ogni rinnovo dei CCNL;

tale modello di difesa delle retribuzioni e delle pensioni non è riuscito a tutelare il potere di acquisto delle stesse.

Infatti, la differenza che ogni anno si determina tra l’inflazione programmata e l’inflazione rilevata non viene colmata dai rinnovi contrattuali, tanto da aver determinato il reale impoverimento di milioni di famiglie di operai, impiegati e pensionati;

la perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti e dei pensionati ha prodotto il crollo dei consumi, con ripercussioni anche sul sistema commerciale, agricolo e industriale;

lo stesso meccanismo di rilevazione dei prezzi al consumo da parte dell’ISTAT deve essere integralmente rivisto, inserendo nel paniere voci che lo rendano effettivamente adeguato alla spesa reale di lavoratori e lavoratrici;

la lotta per la cancellazione della legge 30 e di tutte le tipologie di lavoro precarie è fondamentale e comunque occorre tutelare da subito tutti i redditi da lavoro esistenti e le pensioni;

i sottoscritti cittadini italiani, ritenuto che il meccanismo della scala mobile costituisce un efficace sistema di salvaguardia delle retribuzioni, promuovono la seguente legge di iniziativa popolare volta a tutelare il potere d’acquisto dei lavoratori pubblici e privati le cui retribuzioni saranno automaticamente adeguate con costi a carico dei datori di lavoro pubblici e privati.
Articolo 1

1. Con lo scopo di tutelare i salari e gli stipendi dei lavoratori dipendenti dall’aumento dei prezzi e delle tariffe viene introdotto, con la presente legge, un meccanismo di adeguamento automatico dei salari e degli stipendi.
2. Le retribuzioni mensili corrisposte, dai datori di lavoro e dai committenti, pubblici o privati, ai lavoratori dipendenti, ai soggetti titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, di cui all’articolo 409, primo comma, numero 3), del codice di procedura civile, ivi compresi i lavoratori a progetto di cui al Titolo VII, Capo I, del decreto legislativo10 settembre 2003, n.276, e successive modificazioni, ed ai soci lavoratori di cui all’articolo 1, comma 3, della legge 3 aprile 2001, n.142, e successive modificazioni, sono integrate, con cadenza trimestrale, per un ammontare determinato applicando alla retribuzione di cui all’articolo 27 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1955, n. 797, e successive modificazioni, corrisposta nel trimestre precedente, la percentuale stabilita con la procedura di cui al comma 3 del presente articolo.
3. Le retribuzioni di cui al comma 2 sono incrementate, con cadenza trimestrale, dell’importo determinato con la seguente procedura:
1. l’indice ISTAT relativo all’andamento dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati è fissato convenzionalmente a 100, alla data di entrata in vigore della presente legge, ai fini del computo di cui alla lettera b);
2. per ogni variazione pari a un punto percentuale dell’indice ISTAT come fissato convenzionalmente alla lettera a), è corrisposto un incremento di retribuzione nella misura dell’80 per cento della suddetta variazione, ai sensi dell’articolo 1, secondo comma, della legge 13 agosto 1980, n. 427, e successive modificazioni;
3. ai fini di cui alla lettera b), le frazioni di punto pari o superiori allo 0,50 per cento sono arrotondate all’unità superiore;
4. il Presidente del Consiglio dei ministri, con proprio decreto da adottare con cadenza trimestrale, stabilisce l’ammontare dell’aumento di retribuzione di cui al comma 3, calcolato in base a quanto previsto nelle lettere da a) a c) del presente comma.
4. Le pensioni erogate dagli enti previdenziali pubblici e privati, nonché le indennità di disoccupazione, di cassa integrazione guadagni, straordinaria ed ordinaria, e di mobilità sono integrate con la medesima cadenza e per gli stessi importi stabiliti ai sensi dei commi 2 e 3.
5. Alla quantificazione e alla relativa copertura finanziaria degli eventuali oneri derivanti dall’applicazione della presente legge, si provvede con legge finanziaria, ai sensi dell’articolo 11, comma 5, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni.

postato da: luke1965 alle ore giugno 12, 2006 11:23 | Permalink | commenti
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domenica, 04 giugno 2006

Il Partito Umanista si schiera per il No al prossimo referendum costituzionale

31 Maggio 2006

Il centrodestra, il 20 ottobre 2005, ha modificato a colpi di maggioranza la nostra Costituzione.
Gli organi di informazione non hanno dato risalto a questa modifica, i cui effetti vanno a minare l’assetto democratico dell’Italia.
Le novità riguardano oltre cinquanta articoli, ma le possiamo riassumere in due questioni fondamentali:
1) DEVOLUTION (voluta dalla Lega Nord)
La cosiddetta devolution offuscherà la collegialità del Parlamento, moltiplicherà gli uffici, nonché la burocrazia e le spese, genererà conflitti di competenze non solo tra Stato e Regioni ma anche tra Camera e Senato, provocherà disparità nei servizi pubblici negando ai cittadini l’uguaglianza di diritti davanti allo Stato.
2) PREMIER FORTE (voluto da Berlusconi)
Il nuovo ordinamento imperniato sul premier forte concentrerà nel Primo ministro una serie di nuovi poteri. Le istituzioni verranno indebolite, a cominciare dal Presidente della Repubblica che, privato del suo ruolo di garante, diventerà una figura di rappresentanza di secondo piano.Il Parlamento sarà relegato al ruolo di spettatore dell’attività di governo e - nei confronti del Primo ministro - si troverà in una posizione facilmente ricattabile. Il Primo ministro nominerà e revocherà i ministri a prescindere dal capo dello Stato e dal Parlamento, che saranno rispettivamente notaio e spettatore; scioglierà di fatto le Camere; prevaricherà il Senato qualora ritenga che le proprie modifiche ad un disegno di legge dello stesso Senato siano indispensabili per l’attuazione del proprio programma; sarà immune dalle mozioni di sfiducia. La Corte Costituzionale vedrà ridotta la propria autonomia ed indipendenza in virtù dell’aumento del numero dei membri di nomina politica. Agli ex giudici della Corte verrà preclusa l’attività politica per i tre anni successivi alla scadenza del loro mandato
Ricordiamo inoltre che si tratta di un referendum confermativo e a carattere Costituzionale.
Se vinceranno i NO la nuova Costituzione sarà respinta.
Se vinceranno i SI la nuova Costituzione sarà promulgata.
Altra cosa fondamentale è il quorum: per il referendum Costituzionale non è necessario il raggiungimento di un quorum.

postato da: luke1965 alle ore giugno 04, 2006 12:45 | Permalink | commenti
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