sabato, 28 ottobre 2006

Successo per lo spot/appello di Silo per il disarmo nucleare

i grandi della non violenza
La campagna mondiale per il disarmo promossa da Silo sta raggiungendo risultati decisamente insperati.
A oggi sono 300 le emittenti televisive che si sono rese disponibili a trasmettere lo spot/appello di Silo che esorta a ritirare le truppe dai territori occupati e a smantellare gli arsenali di distruzione di massa, tra le ultime entrate significativa la disponibilità della satellitare Al-Jazeera che trasmette in tutto il mondo arabo.
Sono 25 i paesi coinvlti nella campagna.
In Italia Domenica 1 ottobre lo spot è stato trasmesso in tutti gli stadi di serie A con un pubblico potenziale stimato intorno al mezzo milione di persone.
Significativa l’adesione di diversi artisti : Deasonika, DeltaV, Eraldo Bernocchi, Eugenio Finardi, JetLeg, Garbo, L’Aura, Lele Battista, Le Vibrazioni, Yo Yo Mundi, Saturnino, Soerba, Velvet.

Il sito della campagna:
http://www.silo.ws

postato da: luke1965 alle ore ottobre 28, 2006 09:52 | Permalink | commenti (1)
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giovedì, 26 ottobre 2006

CHIUDIAMO I CPT

 

Salve a tutti, volevo riportare il memoriale di un nostro amico pakistano, abitante ad Arezzo, e portato circa un mese fa al cpt Corelli ,di Milano, e potete certamente immaginare come una persona possa essere trattata in simili posti, li non c’è nessuna umanità, anzi sarebbe meglio dire che non c’è umanità proprio perché simili posti esistono, lì anche i volontari vari (croce rossa,…..) possono fare ben poco,sia per l’ambiente in cui si trovano ad agire sia per l’incoerenza di ciò vanno realmente a fare, e loro diciamo che essendo li per uno scopo umanitario ogni tanto si riconnettono con loro stessi, ma se consideriamo le guardie o i poliziotti, allora si che vediamo realmente la disumanizzazione che c’è in simili posti e nella gente che ci lavora.

Amir, grazie alle persone che ha intorno,è riuscito ad uscire da quell’inferno, ed ad ottenere un permesso di soggiorno per scopi umanitari, ma per una persona che esce da un simile incubo ce ne sono centomila che ci restano.

Non possiamo permettere che i Cpt rimangano aperti, e noi come Partito Umanistici stiamo battendo affinché ciò avvenga.

Se anche tu sei d’accordo, vieni alle nostre riunioni ,il mercoledì alle 21,30 in via La Pira 29 a Pistoia, ed insieme organizziamoci affinché i diritti degli ESSERI UMANI siano rispettati, e per garantire a tutti un’adeguata qualità della vita.

Luca 347.3736884 lpecchioli@tiscali.it

 

ESTRATTO  DAL MEMORIALE  DI  AMIR KARAR

 

LUNEDÌ 4 SETTEMBRE 2006: ARRESTO E TRASFERIMENTO IN QUESTURA

Lunedi 4 settembre, ore 8 del mattino, un’amica  mi stava accompagnando al lavoro, quando ricevo una telefonata di un collega che mi avvisa di un controllo della polizia in fabbrica, mi consiglia di non andare al lavoro e che mi avrebbe richiamato appena la polizia fosse andata via.

Dopo circa mezz'ora, ricevo un'altra telefonata, questa volta dal proprietario della fabbrica, che mi dice in modo insistente, ma anche preoccupato, di venire al lavoro. Pensando che il controllo fosse terminato mi rimettevo in macchina per andare a Tegoleto - solo più tardi ho saputo che quella telefonata era stata imposta dagli agenti della Digos -  arrivato davanti alla fabbrica sono stato subito fermato da due agenti della Questura di Arezzo che mi hanno chiesto le generalità e mi hanno sequestrato il mio borsello per controllarne il contenuto. Alla richiesta dei documenti - che non avevo - mi hanno fatto entrare nella loro macchina per andare in Questura.

Durante il tragitto, sentivo che i due agenti, comunicando via radio il nostro arrivo, erano molto soddisfatti dell'operazione che avevano appena fatto arrestandomi. Appena arrivati, mi hanno fatto mettere su un tavolo, tutte le cose che avevo, effetti personali vari: sigarette, occhiali, collana e anello, cellulare, chiavi e borsellino. Hanno cominciato a controllare tutto mentre io guardavo senza poter parlare e dicendomi di aspettare. Tra gli oggetti sequestrati, dentro il borsellino, trovavano la fotocopia di un documento di un mio amico pakistano.

Ho cercato di spiegare che non avevo mai utilizzato quella fotocopia, ma mi hanno risposto che avrei potuto dare spiegazioni più tardi.

Non si è più paralto di questo documento fino a quando mi hanno mostrato la copia dell'originale con la foto del mio amico, dicendomi che avevo tentato di ingannarli sulla mia identità. Solo dopo ho saputo dai miei avvocati, che la versione sui verbali, sarebbe stata diversa da quello che effettivamente era successo, e che questo mi era stato notificato come reato.

Dopo un po' di tempo mi hanno trasferito in un'altra sede della polizia per prendermi le impronte digitali. L'agente che mi accompagnava, ad un certo punto mi sollecitava a collaborare per evitare che il loro atteggiamento nei miei confronti peggiorasse. Io ho cominciato a raccontargli la mia storia: una storia fatta di persecuzioni, minacce e aggressioni in Pakistan. Ho mostrato loro la mia schiena e il mio torace, dove sono presenti le cicatrici delle torture che avevo subito.

Non facevamo commenti se non che avrei avuto tempo e modo più tardi per fare queste deposizioni. In ogni caso, mi hanno fatto delle fotografie al torace e alla schiena. Siamo quindi tornati in sede in Questura, dove dopo altra attesa, negli uffici della Digos, sono stato interrogato alla presenza di tre agenti. Ho raccontato la mia storia, ma le loro domande erano centrate su mie possibili attività politiche ed eversive con altri gruppi di pakistani.

Rispondevo che l'unica associazione che frequentavo era il Centro delle Culture e che non andavo neanche alle riunioni della comunità pakistana di Arezzo. Al termine mi hanno fatto aspettare in un ufficio mentre sapevo che stavano parlando anche con Laura e Carlo, il quale mi aveva raggiunto in Questura. L'attesa continuava mentre vedevo e sentivo che gli agenti contattavano altri uffici per telefono, alla ricerca di altri elementi sul mio caso. Mi facevano mangiare e mi dicevano che mi avrebbero fatto tornare nel mio paese, e che se avessi raccontato di altre persone che potevano essere interessanti per le loro indagini, mi avrebbero aiutato, anche se non riuscivo a capire in che modo. A quel punto  ho cominciato a capire che sarei veramente tornato in Pakistan, dove avrei di nuovo rischiato la vita.

La paura cresceva forte dentro di me. L'attesa diventava così terribile, anche se a un certo punto ho visto arrivare Laura e dopo anche Carlo, ai quali avevano concesso di venirmi a trovare. Con loro ho potuto finalmente sfogarmi, ho pianto come non avevo fatto quasi mai nella mia vita. Non potevo tornare a casa e non sapevo come fare.

Mentre Laura e Carlo si allontanavano per un caffè mi richiamavano in ufficio per farmi firmare i verbali, chiedendomi prima se sapevo leggere l'italiano e se conoscevo un legale. Alle mie risposte

 

negative mi hanno letto il contenuto dei verbali e me li hanno fatti firmare, anche se non avevo capito bene tutto quello che mi leggevano. Quindi mi hanno prima detto che sarei uscito con un ordine di lasciare l'Italia entro 5 giorni e poi dopo circa un'ora mi comunicavano che sarei stato portato da loro a Milano, in un Centro di permanenza temporanea.

Così ormai sfinito dalla giornata, dalle tensioni e dalla paura ormai dilagante, salutavo i miei amici Laura, Carlo e Dorothée e tra abbracci e molte lacrime salivo sulla macchina della polizia che mi avrebbe portato a Milano. Dopo un terribile viaggio di oltre 3 ore, al chiuso, sentendo molto caldo, senza parlare con nessuno, senza che nessuno mi chiedesse se avevo bisogno di un bagno, di bere o mangiare e continuando a piangere, arrivavo al CPT di Via Corelli verso le 23,30.

 

ARRIVO AL CORELLI:

Entrato nel Centro di Permanenza Temporanea, il personale della Croce rossa mi ha controllato la valigia e ha tolto tutte le cose che non potevano entrare: un CD, le chiavi di casa.

C’era una persona della Croce Rossa che mi ha dato un cuscino, un lenzuolo di carta e una coperta, che tra l’altro “pizzicava” moltissimo. Mi ha messo tutto in mano con la mia roba. Attraversiamo una porta che da su un lungo corridoio su cui si affacciano altre porte.  Arriviamo di fronte a una porta contrassegnata dalla lettera B.  La porta è di metallo con una fessura all’altezza del volto per guardare dentro.

Aprono la porta e mi dicono di entrare. L’addetto della Croce Rossa mi lascia e va via. Mi trovo di fronte dei ragazzi del Marocco, della Tunisia e del Perù, altri “ospiti” del CPT, come me. Ora sono loro che mi accompagnano al mio posto per dormire. C’è un altro corridoio su cui si affacciano 5 stanze ognuna con 4 posti letto. Mi hanno portato in una camera e mi hanno fatto vedere il mio letto. Appoggio tutte le mie cose e preparo il letto con i lenzuoli di carta. Appena mi sono sistemato arrivano 3 ragazzi del Marocco che mi dicono che quello non è il mio posto e che devo andare in un’altra camera. Riprendo tutta la mia roba e vado in un’altra camera che mi indicano. 

I ragazzi che incontro nella camera mi indicano il nuovo letto dove mi devo sistemare. Ricomincio da capo a sistemare tutto  e altri due ragazzi che sono arrivati mi dicono che non è il mio posto. E’ 1.00 di notte sono molto stanco, triste, spaventato. Altri ragazzi ancora mi dicono di seguirli. Arrivo in una camera e mi indicano un letto senza materasso e mi dicono che devo andarlo a prendere dalla Croce Rossa. Io non volevo andare perché avevo paura che mi rubassero tutto. Insistevano  ma io non vado e sistemo il lenzuolo sulla base del letto che è di metallo e appoggio sopra i miei vestiti e il marsupio. In quel momento mi chiama Carlo mi distraggo un attimo e mi rubano un braccialetto e un paio di occhiali.

Gli chiedo di rendermi gli oggetti, ma loro mi dicono che non hanno preso nulla.

Vogliono prendermi anche il cellulare, sono molto stanco. Continuano a insistere con il cellulare e vogliono litigare. Io non rispondo alle provocazioni. Non riesco a dormire tutta la notte. Alle 3.00 loro si addormentano. Io sono molto agitato.

 

MARTEDI 5 SETTEMBRE 2006:

La mattina quando mi alzo, mentre sistemo i miei vestiti in un armadietto senza sportelli, mi accorgo che mi hanno preso il cellulare da sotto il cuscino. Gli dico di restituirmi il cellulare. Mi accorgo che lo hanno nascosto sotto le coperte. Uno dei ragazzi comincia a litigare con me e mi spinge, comincia a urlare contro di me e a sbattere le porte. Arriva una persona della croce rossa, e il ragazzo del Marocco dice che io devo andare in un altro settore e di portarmi via. Questa persona della Croce Rossa mi chiede cosa è successo. Gli racconto tutto. Lui va via e torna con un ispettore della polizia. L’ispettore dice agli altri ragazzi di non disturbarmi. Decidono di portarmi in un'altra stanza. Riprendo tutte le mie cose. Il ragazzo della Croce Rossa mi porta in un’altra stanza. Sistemo tutte le cose per la quarta volta. Mi dicono di andare a fare colazione. Quando

 

 

 

arrivo nella sala comune dove si mangia, non trovo niente, hanno mangiato la mia colazione. C’è una macchinetta per il caffè. Inserisco 30 centesimi e mi bevo il caffè.

Quando torno in camera arrivano 5 ragazzi che mi chiedono la mia storia. Io gli racconto che mi hanno preso il giorno prima ad Arezzo mentre andavo al lavoro e che non ho documenti. Loro mi raccontano le loro storie. Sono tutti e cinque stati arrestati per spaccio di droga e  sono stati in prigione varie volte. Dalla prigione sono stati portati in via Corelli.

All’ora di pranzo vado nella sala dove la Croce Rossa ci portava da mangiare. Alcuni ragazzi prendono il mio cibo e mi lasciano un piatto di pasta. Dopo mangiato vado in una corte interna dove gli stessi ragazzi delle notte continuano a disturbarmi e a volermi prendere il cellulare. Io non glielo voglio dare è la mia unica forma di comunicazione con l’esterno. Mi offendono. Torno nella camera.

Nel frattempo mi chiama Carlo, che è arrivato a Milano, che mi dice che posso richiedere l’asilo politico anche da dentro il Corelli rivolgendomi alla Croce Rossa.

Nel corridoio dove mi trovo vicino alla porta del settore c’è un citofono con il quale si può chiamare la Croce Rossa. Suono il citofono e mi dicono che arrivano tra un po’. Quando arriva il ragazzo della Croce Rossa gli dico che voglio chiedere l’Asilo Politico. Mi dice che si occupa di questa cosa una signora che ora non c’è e che gli avrebbe lasciato un messaggio. Dopo 2 ore mi chiamano e mi portano nell’ufficio della Croce Rossa dove mi aspetta una signora. Gli racconto la mia situazione e  le faccio richiesta per l’asilo politico. Mentre parlavo lei scriveva e alla fine mi dice di andare che ci pensa lei. Sono convinto di aver fatto la richiesta e che si è avviata la procedura.

Mi riportano dentro al settore B. I ragazzi mi chiedono dove sono andato e gli racconto che sono andato a chiedere asilo politico per motivi religiosi.

Ricevo tantissime telefonate da tutti gli amici. Mi chiama anche il mio avvocato Maria del Canto Merida e Gabrile Leccisi che mi dicono di andare a fare la richiesta per l’asilo politico. Le dico che sono già andato.

Verso le 20.30 c’è la cena e continuano a prendere il mio cibo. Mi rimane solo un pò di riso. Prendo un pò di acqua dalla macchina a pagamento. Dopo mangiato vado nella corte interna e continuano a disturbarmi vado in camera e continuano a disturbarmi. Mi rubano i vestiti.

La seconda notte riesco a dormire 3 ore, sono agitato, stanco, impaurito.

 

MERCOLEDI 6 SETTEMBRE 2006:

Quando mi sveglio mi accorgo che del personale esterno sta facendo le pulizie, e altri stanno facendo colazione in camera. Quando vado in sala non c’è più la mia colazione. Prendo il solito caffè dalla macchinetta con dei biscotti

Quando torno in camera con il caffè e i biscotti gli altri mi dicono che non posso fare colazione nella stanza. Ritorno nella sala. Dopo colazione continuano a disturbarmi. Vado nella corte. Mi si avvicina un ragazzo del Perù che mi racconta la sua storia. E’ sette anni che è in Italia, ha cercato lavoro che non è riuscito a trovare. Ha incontrato altre persone del suo paese e ha cominciato a

rubare con loro. Quando ha fatto un pò di soldi ha fatto venire in Italia sua moglie e i sui 5 figli. Continuava a rubare. Lo hanno arrestato varie volte e ha scontato varie pene. Dal carcere lo hanno portato al Corelli per rimandarlo nel suo paese. Dice che se riesce ad uscire smette di rubare e cerca un lavoro.

Al mio cellulare cominciano ad arrivare messaggi di solidarietà da tutto il mondo. Vengo a sapere che il Centro delle Culture ha attivato in internet una petizione e che stanno arrivando centinaia di adesioni.

Nel settore accanto al mio c’è il settore riservato ai Trans le cui finestre danno sulla corte del mio settore.

Nel pomeriggio arriva personale della Croce Rossa che mi dice di prendere le mie cose che mi cambiano di settore. Prendo tutto e mi portano nel settore D. Nel nuovo settore ci sono ragazzi del Marocco, della Tunisia, dell’Algeria, Egiziani e un ragazzo indiano. Mi portano in una stanza dove

 

ci sono ragazzi egiziani. Mi dicono dove devo andare e questa volta nessuno mi dice di cambiare letto. Alcuni vogliono il mio numero di cellulare per scambiarlo con il loro.

Alle 16.00 mi  viene a trovare li mio legale Gabriele Leccisi.

Alla sera, decido di farmi la barba e quindi chiamo la Croce Rossa per farmi accompagnare, L’addetto arriva e mi dice di attendere perché c’erano altri ragazzi prima di me. Dopo una mezz’ora quando finalmente era il mio turno, arriva un ragazzo algerino che vuole passarmi avanti. Gli dico che deve aspettare e mi tratta subito male e comunque passa lui, il ragazzo della Croce Rossa che aveva visto tutto non dice niente e io continuo ad aspettare il mio nuovo turno. Finalmente riesco a farmi la barba e dopo a cenare sempre comunque in un clima teso e pesante. Io cercavo comunque un contatto con gli altri ragazzi e davo loro soldi, sigarette e anche magliette pulite ma non cambiava niente erano sempre violenti e continuavano a cercare di rubarmi tutto.

 

GIOVEDÌ 7 SETTEMBRE 2006:

Alle 7 della mattina mi svegliano per avvisarmi che il mio avvocato era arrivato e che tra circa 10 minuti mi sarebbero venuti a prendere per andare davanti al Giudice di Pace per la sentenza di convalida del fermo presso il CPT. Mi hanno quindi portato in una stanza vicino a quelle dei colloqui dove mi aspettava il mio avvocato e l’interprete. Dopo circa un’ora di attesa, è arrivato il Giudice. Insieme a Gabriele Leccasi e a Tahir Sultan abbiamo cominciato a raccontare i fatti che mi avevano portato fino a Via Corelli. Quando l’Avvocato ha dichiarato al Giudice che io avevo fatto richiesta di Asilo Politico alla Croce Rossa, questi rispondeva che non aveva i documenti che confermavano quanto dichiarato. A quel punto veniva chiamata la responsabile dell’ufficio al quale io avevo depositato la mia richiesta. Arrivata la Signora Janet ho subito protestato con lei che prima negava la cosa e poi si correggeva adducendo come scusante il fatto che doveva aspettare comunque la convalida del Giudice. Tale fatto, riportato in seguito al responsabile della Croce Rossa, veniva dichiarato come fuori da qualsiasi regolamento in vigore. In ogni caso il mio avvocato mi faceva depositare una nuova richiesta davanti al Giudice e alla Croce Rossa e con l’ausilio dell’interprete. Finalmente riuscivo a consegnare la mia dichiarazione che mi metteva nello stato di attesa di Rifugio Politico.

Rientrato nei settori degli alloggi incontravo nel giardino un ragazzo del Marocco che abitava da 10 anni in Italia, sposato con una ragazza italiana e con un figlio di 7 anni, lavorava regolarmente con un ditta di trasporti a Milano ed era al CPT per essere stato accusato di terrorismo, anche se il Giudice lo aveva assolto, il ministero degli Interni aveva comunque deciso di espellerlo.

Tornato nella mia stanza, subito sono stato di nuovo preso di mira dai ragazzi di quel settore, ma questa volta per caso era presente il capitano della Croce Rossa, il quale rendendosi conto della situazione, mi prometteva di farmi spostare di settore. Nonostante tutto, la promessa del Capitano veniva mantenuta solo dopo 2 giorni!.

Ero molto deluso e preoccupato, quella sera per distrarmi e per ricordare tutte quelle cose assurde che stavo vivendo, decidevo di scrivere gli appunti su questo diario, anche sollecitato dai miei amici che mi chiamavano da fuori.

 

ANTICIPAZIONI DELLE PROSSIME PAGINE DEL DIARIO DI AMIR:

 

VENERDÌ 8 SETTEMBRE:

… quando i miei amici mi hanno comunicato che quel pomeriggio ci sarebbe stata una manifestazione fuori dal CPT, organizzata dal coordinamento nazionale del Centro delle Culture, sono stato per la prima volta veramente felice. L’idea che erano tutti fuori a protestare ed a sostenermi, mi ha dato quella forza che da tanti giorni avevo perso. Speravo anche di poter ricevere la visita di qualcuno di loro, ma nonostante tutte le richieste dei miei amici, e il permesso concesso da Questura e Croce Rossa, la Prefettura di Milano, contattata direttamente dai dirigenti della Digos , negava qualsiasi permesso. Infatti il regolamento prevedeva che dovevo essere io a

 

fare richiesta, presentando un elenco di nomi, da consegnare al personale interno, il quale lo avrebbe inviato alla prefettura per la concessione del permesso, dopo 4 giorni lavorativi.

Così, deluso per non aver potuto vedere nessuno dei miei amici che erano fuori dal muro di cinta, presentavo questa lista di almeno 15 nomi, secondo quanto previsto dal regolamento, e cominciavo a contare i giorni che mi separavano dalle visite….

 

GIOVEDÌ 14 SETTEMBRE:

… Stavo aspettando fin dalle 7 della mattina di venire chiamato per essere trasferito negli uffici della Prefettura di Milano, per presentarmi davanti alla commissione per i Rifugiati Politici, così come mi avevano detto il giorno prima, facendomi firmare e consegnandomi la comunicazione ufficiale da parte dell’ufficio del CPT. Ma la mia attesa era vana. Nonostante la Commissione in prefettura si era regolarmente riunita, i miei legali erano presenti insieme a Carlo, nessuno mi ha portato da loro. Mi avevano dimenticato, insieme ad alcuni importanti documenti che dovevano essere allegati alla mia richiesta di Rifugiato e così in questo modo i miei legali chiedevano ed ottenevano il rinvio di una settimana dell’audizione…..

 

VENERDÌ 15 SETTEMBRE:

… Nonostante avessi rispettato il regolamento, la Prefettura di Milano inviava dopo i 4 giorni solo 2 nominativi autorizzati ad entrare, e da quel giorno ogni mattina ho protestato chiedendo l’aggiornamento della lista con gli altri nomi.

In ogni caso, mi preparavo finalmente al primo incontro con la mia amica Helen che era arrivata da Arezzo e che sarebbe entrata nel pomeriggio, accompagnata dal mio avvocato Maria del Canto Merida.

… Provai una forte emozione nell’infinito abbraccio con Helen e la piacevole sorpresa di vedere la simpatica Maria, che incontravo per la prima volta e che avevo scambiato per un’infermiera (visto anche il suo vestito bianco). I poliziotti presenti dopo solo 10 minuti di colloquio, cominciavano già a sollecitarci per terminare l’incontro. Ma Maria protestava con forza chiamando perfino l’Ispettore, perché la lasciassero finire il suo importante lavoro di revisione dei documenti arrivati dal Pakistan e che dovevano essere portati davanti ala commissione in Prefettura per la valutazione della mia richiesta di Rifugiato Politico….

 

VENERDÌ 22 SETTEMBRE:

… Quella sera dopo mangiato verso le 23,00, ho sentito gente urlare e un gran chiasso nel giardino  fuori al settore dove stavo. Sono uscito di corsa e ho chiesto agli altri ragazzi cosa stava succedendo, anche loro si stavano informando e poi qualcuno di loro che aveva visto, ci ha raccontato che un ragazzo egiziano,  salito sul tetto di una dei settori dei dormitori, tentando di scappare, è stato rincorso dalla polizia e spaventato ha perso l’equilibrio ed era caduto nel cortile interno. Subito sono arrivati gli addetti della Croce Rossa per soccorerlo. Potevo vederlo in terra da lontano, ero spaventato, sembrava morto….

 

SABATO 23 SETTEMBRE:

…Una delle prime cose che feci quella mattina fu di informarmi delle condizioni di salute del ragazzo egiziano. Dei ragazzi del suo settore mi hanno detto che dopo averlo soccorso e portato all’Ospedale per le cure di urgenza, lo avevano riportato dentro al CPT nel suo letto anche se aveva avuto fratture multiple alle braccia, a un piede e ad alcune costole. Ho anche saputo che i medici dell’infermeria sollecitavano il suo ricovero di nuovo all’Ospedale. Mi sembrava così assurdo che nonostante la gravità delle sue ferite lo tenevano nel suo letto senza le cure adeguate. Mi ero già attivato, comunicando questa cosa ai miei amici a Firenze, per tentare di fare intervenire qualcuno dall’esterno. La sera deciso ad andare a trovarlo, venivo a sapere che lo

 

avevano finalmente ricoverato in Ospedale, eliminando il fermo presso il CPT, e dandogli l’ordine di espulsione entro i 5 giorni!!…

 

GIOVEDÌ 28 SETTEMBRE

… Ritornato dalla Prefettura dopo pranzo, sono andato nella mia stanza per riposarmi dalla lunga e difficile mattinata davanti alla commissione e scrivere il diario. A un certo punto sento aprire la porta e mi vedo entrare quei ragazzi del settore B che tanto mi avevano tormentato, i primi giorni nel CPT. Subito mi dicevano di andarmene, perché il loro settore era stato liberato per essere riservato alle donne. Ma quella era la mia stanza e comunicavo a loro con calma che non potevo lasciarla. Le provocazioni si fecero più forti e l’argomento andò a finire sul mio mancato rispetto del Ramadan. La mia pazienza si esaurì e dissi loro di rispettare le mie scelte. Tre di loro si fecero allora più vicini, minacciandomi di picchiarmi e uno mi lanciò un pugno sulle labbra, lasciandomi ferito soprattutto dell’orgoglio. Corsi verso il citofono della Croce Rossa per andare in infermeria, rincorso dai tre che mi dicevano di non andare a riferire dell’accaduto. Piangevo ero pieno di rabbia, ma non avevo reagito. Arrivato nel corridoio ho incontrato il Capitano della Croce Rossa, che invece di portarmi subito in infermeria ed intervenire sui tre che mi seguivano, mi rispondeva che non poteva fare niente per fermare questi ragazzi. Mi portava comunque a medicarmi e, sollecitato anche dai miei amici contattati per telefono, mi assicurava che mi avrebbe spostato di settore. Non mi sentivo più sicuro ed ero esasperato da una situazione che non potevo più sopportare.

 

postato da: luke1965 alle ore ottobre 26, 2006 18:46 | Permalink | commenti
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lunedì, 23 ottobre 2006

A questo indirizzo web trovate la raccolta di firme on line sul disarmo nucleare

Firmate in tanti!!

Mi raccomando è una cosa importantissima

 

 

www.partitoumanistafirenze.net
postato da: luke1965 alle ore ottobre 23, 2006 12:54 | Permalink | commenti
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lunedì, 23 ottobre 2006

Military Commissions Act: la trappola di Bush

   
lunedì 23 ottobre 2006
Il 17 ottobre 2006 non è stato un bel giorno per i cittadini degli Stati Uniti, soprattutto per tutti coloro che ancora credevano che il loro paese rappresentasse il simbolo della libertà e della democrazia. Il presidente George W. Bush, capo di una delle peggiori amministrazioni che gli Stati Uniti abbiano mai avuto, il 17 ottobre scorso ha firmato il "Military Commissions Act of 2006". Questa nuova legge, autorizzata anche dal Congresso, conferisce poteri senza precedenti al presidente, che può far imprigionare chiunque egli dovesse ritenere un "combattente nemico illegale" e può farlo processare attraverso commissioni militari.
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Non è chiaro quali siano i criteri secondo i quali il presidente prende queste decisioni. Il provvedimento non riguarda solo chi si è impegnato in atti ostili contro gli Stati Uniti, ma anche chi sostiene, non solo materialmente ma anche solo intenzionalmente, tali attività. Come se non bastasse, le prove sulla base delle quali si è provveduto alla carcerazione del presunto colpevole non devono essere rese pubbliche. Inoltre, stracciando il concetto di uguaglianza di tutti di fronte alla legge, i cittadini non statunitensi definiti come "combattenti nemici illegali" potrebbero essere arrestati anche senza capi d'accusa e imprigionati a tempo indeterminato.

Il presunto colpevole verrà processato da una commissione militare istituita dal Ministro della Difesa, costituita da giudici e avvocati militari, non potendo quindi godere dei diritti legali fondamentali per ogni paese civile. Il detenuto può non essere informato delle prove contro di sé e sono ammissibili anche le prove ottenute con metodi ritenuti equivalenti alla tortura. A proposito di questo, le "tecniche di interrogatorio" applicabili verranno decise dal presidente - Bush in questo caso - e non saranno rese pubbliche. Inoltre la possibilità di ricorrere in appello è stata quasi del tutto eliminata e gli appelli che si basano sulle Convenzioni di Ginevra verranno respinti.

Ma siccome stiamo parlando del paese simbolo degli affari e del libero mercato, sorge spontanea una domanda: chi ci guadagna?
Una delle possibili risposte è questa: la Kellogg, Brown & Root, filiale del gruppo Halliburton, che ha vinto un contratto per 385 milioni di dollari per costruire negli Stati Uniti nuovi centri di detenzione per "lo sviluppo rapido di nuovi programmi", come si legge molto chiaramente in un comunicato della stessa KBR.

A parte i sicuri affari che faranno costoro, dobbiamo constatare il terribile tunnel in cui il popolo americano è entrato. Un tunnel dal quale sarà sempre più difficile uscire se il popolo americano non si sveglierà al più presto dal torpore in cui è caduto, anche a causa della propaganda patriottica e strumentale instaurata dalla peggiore destra americana, soprattutto dopo l'11 settembre di cinque anni fa.
postato da: luke1965 alle ore ottobre 23, 2006 12:52 | Permalink | commenti
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lunedì, 16 ottobre 2006

Il CENTRO UMANISTA L'ONDA
(Movimento Umanista,CENTRO
DELLE CULTURE, La Comunità, PARTITO UMANISTA)


Vi invita ad organizzare
la festa multietnica "INSIEME SI PUO'’ che
si terrà in dicembre( data da definirsi) p.v.:

un'occasione per confrontarci su temi d'interesse comune come:


dialogo tra culture, qualità della vita a Pistoia,

 integrazione sociale,ecc.. e
per elaborare progetti da portare avanti insieme.


Vi aspettiamo lunedì
30 ottobre alle 21.30, presso il locale L'Onda, via Giorgio la Pira, 29
(zona fornaci).

 
Per info:

 Eloisa 3470572731 eloisa14@virgilio.it
Luca: ;;3473736884 lpecchioli@tiscali.it

postato da: luke1965 alle ore ottobre 16, 2006 12:25 | Permalink | commenti
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sabato, 14 ottobre 2006

Ciao a tutti,volevo segnalarvi un incontro interessante per quanto riguarda i diritti umani:

la Casa della Solidarietà vi invita
martedì 17 ottobre 2006 alle ore 21:00
all'incontro con la sig.ra Razia Joseph, presidente dell'organizzazione Women Shelter,
attiva sul fronte della difesa dei diritti di donne e bambini e del dialogo tra le religioni in Pakistan.L'incontro si svolgerà presso la sede dell'associazione Casa della Solidarietà a Lucciano in via delle Poggiole 225.

 

Un saluto a tutti,
la Casa della Solidarietà - Rete Radié Resch di Quarrata

postato da: luke1965 alle ore ottobre 14, 2006 19:00 | Permalink | commenti
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sabato, 14 ottobre 2006

SPOT SUL DISARMO FINALMENTE ANCHE SU TVL

Oggi hanno dato lo spot di Silo sul disarmo su tvl .

 Lo daranno fino a domenica alle ore 12.00 poi alle 14.35 e alle
21.00 . finalmente TVL , era lìora che la nostra rete locale passasse qualcosa di veramente utile, così dopo essere passati negli stadi , stazioni delle principali città Eupopee e non, siamo sbarcati anche a Pistoia.

postato da: luke1965 alle ore ottobre 14, 2006 09:09 | Permalink | commenti
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sabato, 14 ottobre 2006

Ho appena letto questo articolo sulla Repubblica, e mi sono veramete indignato, ma non tanto con chi è colpevole di tutto questo (chi froda il fisco.....logico da condannare, e con chi non fa gli adeguati controlli)

Mi indigno ancor di più con chi accetta tutto questo con rassegnazione limitandosi a gridare allo scandalo nelle chicchiere da bar e si unisce con altri per denunciare tutto questo, ed agire di conseguenza, non capisco se c'è del sadomasochismo in tutto questo.

Se siete interessati a lottare per diritti come questo ed altre proteste o proposte da portare avanti, contattateci: Luca 347.3736884 lpecchioli@tiscali.it o lasciando commenti o proposte su questo blog

Vi aspetto numerosi

I dati (Ansa), elaborati dall'erario, relativi alle dichiarazioni del 2005
Regione per regione, poche categorie superano i 50 mila euro

Il fisco "leggero" degli autonomi
Gioielleieri più 'poveri' dei maestri

Commercianti di pietre preziose, taxisti, venditori di auto, avvocati
redditi a volte ridicoli. Commercialisti e notai i più ricchi, ma...

<B>Il fisco "leggero" degli autonomi<br>Gioielleieri più 'poveri' dei maestri</B>
La manifestazione dei professionsti contro il decreto Bersani

ROMA - I gioiellieri e i titolari di bar dichiarano al fisco meno dei 21.500 euro dei maestri elementari ad inizio carriera I proprietari di saloni per la vendita di autovetture di Piemonte Lazio e Campania, denunciano un reddito inferiore 16.000 euro, cioè a quello del loro concittadino che, con la tuta blu, varca da 15 anni il portone di Mirafiori, Cassino e Pomigliano d' Arco. Sotto i metalmeccanici anche la media dichiarata dai tassisti. Ma i paralleli possono proseguire. Un dentista in Campania dichiara meno dei 25.000 euro di un poliziotto, mentre nel Lazio arriva a malapena a un impiegato di banca (28.000).

I dati sono delle ultime dichiarazioni, presentate all'erario nel 2005 dai contribuenti. Li rende noti l'agenzia Ansa. Mostrano la geografia tributaria del popolo delle partite Iva, che riserva molte sorprese. Gli incroci informatici hanno oggi molte possibilità e i tecnici dell'amministrazione fiscale hanno elaborato uno spaccato dei redditi di 50 categorie del lavoro autonomo, suddividendolo per regioni.

I risultati appaiono chiari e certamente saranno tenuti in conto per l'offensiva che il governo ha già preannunciato sul fronte dell' evasione. E' un fenomeno imponente tanto che lo stesso vice-ministro per l'Economia, Vincenzo Visco ha detto ieri in Parlamento che "vi sono province e settori in cui i tassi di irregolarità superano il 50%, situazioni che chiaramente richiedono un'attenzione particolare e la definizione di un ordine di priorità per le iniziative di verifica".

Dalle statistiche sulle dichiarazioni presentate nel 2005 emergono subito i forti contrasti di un'Italia che si infiamma nella lettura delle nuove aliquote Irpef e che discute di evasione fiscale. E - dal pasticcere al notaio, dal pescivendolo all'avvocato, passando per sarti, odontecnici e parrucchieri, tassisti, lavandai e farmacisti - le statistiche fiscali aprono uno scenario che talvolta sembra sfuggire anche alla logica dei luoghi comuni.

Un pensionato sociale guadagna 500 euro al mese, ma - tirando le somme - a dichiarare un reddito analogo, o inferiore, sono i tassisti del Molise (in media 6.175 euro l'anno), i sarti in Puglia (4.048 euro annui), i parrucchieri in Campania (6.332 euro), i pescivendoli del Trentino (3.742 euro l'anno), i ceramisti dell' Emilia Romagna (2.744 euro), i titolari di autosaloni di Bolzano (1.073), i rivenditori di ricambi auto in Lombardia (5.556 euro).

In Calabria, sulle 50 categorie censite, sono ben 12 (dai pasticceri ai pastai, dai sarti ai lavandai, dai fotografi agli ambulanti dalle mercerie ai tassisti) quelle che denunciano ai fini Irpef guadagni inferiori ai 6.700 euro l'anno, come o meno di pensionato sociale. Ma la Calabria è la regione dove la maggior parte delle categorie dichiara, in media, gli importi più bassi.

I contribuenti autonomi con i redditi più alti sono invece a Bolzano e Trento. Un esempio? Nel Trentino i notai, che sono gli autonomi che dichiarano di più in tutta Italia, denunciano un reddito medio di 922.345 euro. La stessa categoria in Lombardia - dove i prezzi degli immobili sono quel che sono e le operazioni societarie numerose - dichiara sempre un'enormità, ma il valore è un terzo più basso e si ferma a 629.406 euro.

A saltare agli occhi sono i redditi dichiarati dai gioiellieri: la provincia con la media più alta è la Lombardia, dove gli orefici dichiarano 21.533 euro l' anno, come un maestro elementare. In tutte le altre regioni si scende, fino agli 11.990 euro della Calabria e passando per i 14.652 euro (meno di un metalmeccanico) del Lazio.

Al confronto appaiono più ricchi gli imbianchini che dichiarano 21.241 euro nel veneto e 28.455 euro a Bolzano. I gioiellieri toscani dichiarano 19.716 euro, un valore poco distante dai falegnami della vicina Liguria (19170 euro).

Analizzando i dati delle tabelle si scopre che i pasticceri dichiarano in media 6.561 euro l' anno in Calabria e quattro volte di più (23.202 euro) in Valle d' Aosta. La Campania, tra pastiere e zeppole, consente ai pasticceri un reddito medio di 10.825 euro, la metà di quello dei colleghi liguri (20.274
euro) e il 50% in meno dei siciliani, alle prese con cannoli e cassate.

Tra le categorie al centro delle cronache ci sono stati i tassisti. Il loro reddito varia dai 6.145 euro dichiarati in Molise ai 14.411 del Trentino. Nel Lazio, centro della protesta contro il decreto Bersani, il reddito dichiarato è di 12.033 euro, in Lombardia a 11.894. Alla fine per il fisco valgono meno di un imbianchino calabro (12.519 euro).

Una lettura trasversale alle categorie di una stessa regione offre altri spunti. In Lombardia i ristoratori (14.818 euro) e i titolari di Bar (14.830 euro) dichiarano circa 13.000 euro in meno di un meccanico (27.000 euro) e meno della metà di un idraulico (31.224 euro). Il commercianti di auto (16.166 euro) è sotto di 10.000 euro rispetto ad un falegname (26.245 euro).

Il Lazio, tranne che per i tassisti e per i commercianti di ricambi auto perde sempre il confronto con la Lombardia. Gli agenti immobiliari, nonostante i prezzi delle case nella capitale, hanno dichiarato 17.497 euro in media, poco più di un operaio e molto sotto ai 27.614 euro dei colleghi lombardi. A battere gli agenti immobiliari sono comunque i ristoratori laziali che con 11.903 euro sono sotto un pescivendolo veneto.
Attenendosi freddamente ai dati delle dichiarazioni dei redditi, quale mestiere conviene scegliere? Certamente il notaio (redditi tra 216.000 e 864.700 euro) o il farmacista (tra 97.000 e 165.000 euro). Da evitare i sarti (tra 2.200 e 20.000 euro, ma genericamente sotto i 10.000), i fotografi (tra 5259-19.000
euro) o i tassisti (6.175-14.411 euro).

(13 ottobre 2006)

postato da: luke1965 alle ore ottobre 14, 2006 08:55 | Permalink | commenti
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venerdì, 13 ottobre 2006

 

Salve,vi riporrto qui un mio articolo che uscirà sul numero di ottobre di SU LA TESTA il giornale di quartiere che facciamo da 12 anni nel quartiere le fornaci a Pistoia, un organo di contro informazione, un giornale fatto dalla gente e per la gente

UN QUARTIERE MAI FINITO

 in questo numero vorrei esprimere una mia opinione personale, che poi tanto personale non è, perché condivisa da molte persone abitanti alle Fornaci che in questa situazione ci vivono da anni.

Passeggiando in questo quartiere, o anche semplicemente passandoci in auto, non c’è bisogno di soffermarsi tanto per notare la realtà che ci circonda, noto un degrado, ovvero sia : case mai finite (c’è un blocco di appartamenti in Via Gentile che lo vedo così da dieci anni circa), piccoli e grandi cantieri e recinzioni e transenne provvisorie lì da una vita, …..

Si, l’amministrazione in questo ultimo periodo ha ristrutturato esternamente diversi edifici,come il triangolo e le due torri, si sono molto più belli guardandoli dal di fuori, ma mi chiedo se chi ha investito tanto sulla esteriorità e sicurezza esterna degli appartamenti (cosa lodevole), è mai stato all’interno di quegli appartamenti.

Entrando in questi appartamenti troviamo di tutto, porte con serrature improvvisate, sempre che ci siano, muri dove se attacchi un chiodo rischi di invadere l’appartamento attiguo o addirittura sfondare all’esterno, cantine che come piove si allagano, enormi vetrate ai piani alti, dove il sole e il freddo penetrano a loro piacimento, e non per ultimo case che assomigliano più a dei loculi, dove vivono anche famiglie con 5 figli. Queste sono alcune cose che ho visto e che la gente a cui busso per portargli questo giornale mi ha esternato di persona, il malcontento si respira ovunque, perché le situazioni disagiate sono molteplici, e c’è anche da dire che per la stragrande maggioranza le abitazioni sono occupate da famiglie che non vivono certo nell’agio, senno non starebbero in case popolari. Ma abitare in una casa popolare non vuol certo dire doversi adattare a vivere in capanne, del resto l’edilizia popolare è nata proprio per dare a persone che non possono permettersi affitti alti, case dignitose.

A volte mi sono sentito rispondere che le case vanno tenute decorosamente e non trattate come pezze da piedi, pretendendo soltanto, e questo è più che sacrosanto, ma se le abitazioni sono carenti in partenza e la manutenzione è un po’ latitante, è un altro discorso.

Nel prossimo futuro, c’è in progetto un grosso piano di ristrutturazione urbanistica nel quartiere, la cosa dovrebbe essere lodevole, ma mi sorge il dubbio, tutto questo innovamento, oltre che per fini elettorali, ed anche, mi viene da pensare per l’imminente apertura del vicino centro commerciale, sarà per la gente,io come tanti spero di si! Ma non ne sono certissimo, considerato il fatto che per anni e anni non è cambiato una virgola.

Non scrivo questo per inimicarmi, forse non gli arriverà nemmeno all’orecchio, nessuno; lo scrivo solo perché è una sensazione e perché serva da sprone a chi di dovere.

Invito chiunque voglia venire, abbia qualcosa da dire in merito, proposte per il quartiere e chiunque sia interessato a formare dei gruppi di scambio sulle problematiche cittadine e ovviamente delle Fornaci, e voglia far parte dello staff del Partito Umanista, a venire all’

Onda in via G. la Pira 29 il 11 ottobre alle 21.30 E TUTTI I MERCOLEDI PER LE RIUNIONI DEL MOVIMENTO UMANISTA E PER LA REDAZIONE DEL GIORNALE

 

 

                                                           Luca Pecchioli      347.3736884

                                                                       lpecchioli@tiscali.it

                                                                                  www.partitoumanistapistoia.splinder.com

 

postato da: luke1965 alle ore ottobre 13, 2006 18:47 | Permalink | commenti
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venerdì, 13 ottobre 2006

Legge finanziaria 2007: solo fumo negli occhi

     

venerdì 13 ottobre 2006

Il Partito Umanista non condivide, nei suoi aspetti fondamentali, la legge finanziaria del governo. I motivi di questo dissenso sono numerosi e purtroppo non molto diversi dai motivi per cui ci siamo opposti alle finanziarie partorite nel quinquennio berlusconiano. Ciò che provoca soprattutto il nostro dissenso riguarda temi fondamentali come le spese militari, gli ennesimi tagli e attacchi allo stato sociale, la non risoluzione del problema precariato.

La legge finanziaria 2007 prevede lo stanziamento di 2 miliardi e 100 milioni di euro in più per le spese militari, di cui ben 1 miliardo e 700 milioni saranno impiegati per nuovi armamenti. Un impegno militarista notevole per una coalizione che conta al suo interno importanti formazioni politiche che fino all'altro ieri si sono riempite la bocca con parole come pacifismo e antimilitarismo. Ma tale impegno non si ferma qui, in quanto sono previsti anche 1.550 milioni di euro per l'anno 2008 e 1.200 milioni di euro per l'anno 2009.

Per non parlare del fatto che al di là della finanziaria è stato previsto un ulteriore impegno di un miliardo di euro all'anno per le missioni militari all'estero, gli stessi soldi previsti dall'ultima finanziaria del governo precedente. Di fronte a queste spese militari, anche quelle dell'ultima finanziaria di Berlusconi impallidiscono, visto che l'anno scorso erano stati previsti, oltre al miliardo per le missioni all'estero, 477,88 milioni di euro per il Ministero delle Difesa, destinati alla professionalizzazione delle forze armate e ai nuovi sistemi d'arma, milioni che già di per sé rappresentavano un aumento del 2,5% rispetto alle spese militari previste per l'anno precedente. In un mondo che, per affrancarsi dalle rinnovate minacce nucleari, avrebbe bisogno di avviare un deciso processo di smilitarizzazione e di disarmo globale, ci sembra quanto meno fuori luogo spendere sempre più soldi per nuove armi.

Per quel che riguarda l'attacco allo stato sociale, paradigmatico è l'ennesimo intervento sulla Sanità, cioè a spese della salute dei cittadini. Mentre lo Stato, vale a dire la cittadinanza intera, regala più di 3 miliardi di euro alla Difesa per costruire altre armi e finanziare le missioni all'estero, il sistema sanitario italiano dovrà funzionare con 97 miliardi di euro, cioè 3 miliardi di euro in meno del previsto. Per questo verranno, tra l'altro, introdotti dei ticket in cifra fissa (23 euro per le visite e 18 per gli esami clinici) nei casi di chi si reca al pronto soccorso in "codice bianco", cioè senza palese urgenza.

A questo punto sorge spontanea una domanda: se il cittadino che si reca al pronto soccorso fosse in grado sapere che il problema di cui soffre, e per il quale si è recato al pronto soccorso, non costituisce un urgenza, perché dovrebbe rivolgersi al servizio di emergenza? Se la persona fosse in grado di fare questa valutazione, potrebbe tranquillamente aspettare e andare dal medico di famiglia. O qualche esimio componente del governo pensa che i cittadini si divertano ad andare al pronto soccorso e che quindi sia giusto che paghino visto che non si sta parlando di salute, ma di un divertimento?

Per spendere meno e avere una sanità migliore, l'unico modo è quello di investire nella sanità territoriale, incentivando tutti i servizi più vicini al cittadino, il quale sarebbe progressivamente portato ad affidarsi al medico o all'ambulatorio più vicino, invece di recarsi al pronto soccorso e attendere varie ore prima che qualcuno si prenda cura di lui.

Invece, nel modo prospettato dall'attuale politica, sensibile solo agli interessi delle multinazionali farmaceutiche e delle poche famiglie che gestiscono centinaia di cliniche e servizi sanitari privati, si procede all'incontrario: si investe meno nella sanità pubblica e si colpiscono gli enti locali che spendono più di quello che arbitrariamente si è deciso debba essere il tetto massimo di spesa sanitaria. Il quadro si fa più chiaro se poi si tiene conto del fatto che dietro questi tagli si nasconde l'intenzione di introdurre i fondi sanitari privati – cioè le assicurazioni – prendendo ad esempio ancora una volta gli Usa, un luogo che sarà anche molto moderno e civile, ma dove però c'è un piccolo inconveniente: chi non ha soldi sufficienti non è curato bene o non è curato affatto.

A proposito degli enti locali, quella a cui abbiamo assistito è una vera e propria farsa. Il primo annuncio parlava di una riduzione dei finanziamenti da parte dello Stato di 4,6 miliardi di euro. Immediata è stata la protesta, capitanata proprio dai sindaci delle città rette da giunte di centrosinistra, e nel giro di poche ore, dopo un solo incontro, i tagli sono diminuiti di 600 milioni. E così, mentre viene pubblicizzata su tutte le testate giornalistiche la grande soddisfazione dei sindaci, la manovra mantiene ben 4 miliardi di tagli nei confronti degli enti locali, con tutte le sue conseguenze in termini di decadimento dei servizi e aumento della tassazione, che colpirà in maniera indiscriminata tutti i cittadini a prescindere dall'entità del loro reddito, rivelandosi, in proporzione, maggiormente gravoso per coloro che hanno scarsa disponibilità finanziaria e non possono oltretutto permettersi a livello sanitario e scolastico l'alternativa privata.

Diventa particolarmente difficile la situazione dei sempre più numerosi lavoratori precari. L'ultima volta che abbiamo sentito parlare di eliminazione del precariato è stata durante la campagna elettorale. Rimangono in piedi, infatti, sia la legge Treu che la legge 30. Secondo l'Istat ormai un quarto dei lavoratori sono atipici. La metà dei neoassunti, nel periodo 1993-2003 è precaria. In città come Milano, secondo il Censis, 81 lavoratori su mille sono precari, a Roma sono 62 su 1000. I due terzi dei precari non ha mai avuto un contratto stabile; e non va meglio per i precari altamente scolarizzati: l'83% dei precari con laurea ha avuto solo contratti atipici, il 56% per chi ha un master.

Per molti non si vede alcuna possibilità di vedere stabilizzata la propria condizione lavorativa: il 60% dei precari lavora con la stessa azienda da più di un anno. Il 20% da più di 3 anni, metà dei quali ha addirittura un'esperienza professionale di più di 10 anni; quindi il precariato è permanente. Il 75% dei precari guadagna meno di 1000 euro al mese e solo il 70% viene pagato ogni mese. Un terzo viene pagato ogni 2-3 mesi o alla fine del "progetto". La stragrande maggioranza – il 71% - non è in grado di stipulare un mutuo/casa. Solo il 6,5 % ha figli. Solo il 10% è sposato o convive. La maggioranza dei precari lamenta la difficoltà a stipulare un contratto di affitto e la maggioranza deve convivere con i genitori.

Di fronte a questa situazione, troppo spesso ai limiti della decenza, da un governo che dichiara nel proprio programma l'abbattimento del precariato ci si aspettava molto di più. Invece, non solo non si mettono in discussione i provvedimenti legislativi che hanno favorito il dilagare dei contratti più atipici, ma non si fa niente di veramente concreto. Le possibilità concrete di assunzioni sono limitate ad una spesa che non può superare il 20% delle disponibilità. Di fatto, questa forte costrizione si traduce in una ridicola stabilizzazione del precariato nella pubblica amministrazione. In particolare per la scuola, è vero che sono state promesse 100.000 assunzioni in ruolo - 80.000 docenti e 20.000 Ata - nei prossimi tre anni, ma le immissioni in ruolo, che comunque coprirebbero a mala pena i posti liberatisi grazie ai pensionamenti, sono vincolate ad una verifica annuale.

Ricordiamo che i precari della scuola sono oltre 200.000 - più di 130.000 docenti e più di 70.000 Ata – e che l'incremento medio di 0,4 alunni per classe nel prossimo anno scolastico comporterà, da solo, la perdita di più di 15.000 posti di lavoro per i docenti, in quanto verranno tagliate 7.500 classi.

Per il resto non c'è molto da rallegrarsi:
  • Mentre la discussione sulle pensioni è stata solo rimandata, sapendo però che Governo e Cgil-Cisl-Uil si sono già accordati che taglieranno le pensioni a marzo, da subito salta una finestra per andare in pensione.
  • Solo le famiglie numerose e monoreddito ricevono qualche spicciolo, mentre chi ha un reddito tra i 15.001 e i 26.000 euro si è visto innalzare l'aliquota irpef dal 23% al 27%. In compenso chi ha un reddito superiore ai 150 mila euro dovrà pagare, ogni mese, la "stratosferica cifra" di 100 euro in più di tasse. E dire che c'è stato qualcuno che ha avuto il coraggio di affermare che con questa finanziaria il governo ha levato ai ricchi per dare ai poveri.
  • Gli stanziamenti per i rinnovi contrattuali (90 euro per gli anni 2006, 2007 e 2008) sono fortemente al di sotto di quelli finanziati dal precedente governo di centrodestra (103 per il 2004 e 2005).
  • La proclamata lotta alla rendita è scomparsa: il governo non si azzarda a toccare il grande capitale, quel 10% delle famiglie che possiede il 43% della ricchezza netta totale del paese.

Il Partito Umanista è fortemente critico, quindi, rispetto a questa ennesima presa per i fondelli che si chiama Legge Finanziaria. Dopo una campagna elettorale in cui ci hanno riempito di cifre, di dati statistici e di sondaggi, al fine di convincere i più incerti della validità dell'alternativa "di sinistra" allo sfacelo prodotto dal governo di centrodestra, la prima manovra finanziaria del nuovo governo non da alcun segno – non diciamo di cambiamento – ma almeno di discontinuità. Solo tanto fumo. Fumo negli occhi.
postato da: luke1965 alle ore ottobre 13, 2006 18:20 | Permalink | commenti
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