domenica, 26 novembre 2006

campagna sul disarmo

 

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e aggiornarvi su come sta procedendo la campagna sul disarmo
postato da: luke1965 alle ore novembre 26, 2006 13:57 | Permalink | commenti
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domenica, 26 novembre 2006

 

HELENA, DALL’ASSOCIAZIONE IL CHICCO (ROMANIA), AL SAX…

 

chicco.jpg
Ricevo da Sabrina…
Ciao a tutti…domani (25/11 n.d.r.) arriva Helena, una delle ragazze dell’associazione “il Chicco” a trovarci…per chi non lo sa….L’associazione “Il Chicco” l’abbiamo conosciuta al nostro primo viaggio a Iasi (romania) nel 2004.
E’ stata fondata circa 16 anni fa da Stefania che con gran coraggio, dopo aver fatto un anno come volontaria presso un orfanatrofio Lager, decise che il senso della sua vita avrebbe cambiato direzione…per cui si trasferi li (lei e’ italiana) e tra mille difficolta’ (sistema assistenziale allo sbaraglio, mafia in ogni istituzione, corruzione, violenze…) dopo anni di lotte e’ riuscita a costruire 6 case e “prendere” tutti i 60 ragazzi di questo orfanatrofio…di questi ragazzi circa 45 sono con handicap grave (fisico o mentale) e lei ha cresciuto ed educato ogni ragazzo ad aiutarsi, ad aiutare altri e a rendersi protagonista nell’andamento della vita….Nel 2005 l’associazione si e’ integrata al movimento umanista trovando interessante la proposta umanista; infatti, a differenza di quella umanitarista solo assistenziale, si propone un modello valido e alternativo che mette in discussione alla radice il sistema che ha generato violenza, orientando la propria vita su atti validi, coerenza e reciprocita’.
Helena sara’ felice di conoscervi! Per chi vuole siamo domani sera al Sax!
un abbraccio
Sabrina

postato da: luke1965 alle ore novembre 26, 2006 13:53 | Permalink | commenti
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giovedì, 23 novembre 2006
La violenza ha perso la guerra, giacché non si potrà più imporre con la violenza
 una pace ingiusta.
Non si potrà nemmeno violentare la verità manipolando la parola “pace”.
La violenza è così logora che si sta per ottenere il ritiro delle truppe d’invasione,
 la restituzione dei territori occupati e lo smantellamento delle armi di distruzione di massa.
Comincia a suonare l’ora in cui finirà la violenza economica, razziale, religiosa,
 culturale, sessuale e psicologica in tutto il mondo.
Ma sta arrivando anche l’ora più difficile, in cui superare la violenza radicata
 nei nostri cuori.
Silo
 
Vi giro un documento che riporta il numero e l’ubicazione delle basi USA in Italia:
 
VI PARE GIUSTO?
Le sigle

Usaf: aviazione

Navy: marina

Army: esercito

Nsa: National security agency [Agenzia di sicurezza nazionale]

Setaf: Southern european task force [Task force sudeuropea]


Elenco per Regioni


Trentino Alto Adige


1. Cima Gallina [Bz]. Stazione telecomunicazioni e radar dell'Usaf.

2. Monte Paganella [Tn]. Stazione telecomunicazioni Usaf.


Friuli Venezia Giulia


3. Aviano [Pn]. La più grande base avanzata, deposito nucleare e centro di telecomunicazioni
dell'Usaf in Italia [almeno tremila militari e civili americani ]. Nella base sono dislocate le forze
operative pronte al combattimento dell'Usaf [un gruppo di cacciabombardieri ] utilizzate in passato
 nei bombardamenti in Bosnia. Inoltre la Sedicesima Forza Aerea ed il Trentunesimo Gruppo da
caccia dell'aviazione Usa, nonché uno squadrone di F-18 dei Marines. Si presume che la base
ospiti, in bunker sotterranei la cui costruzione è stata autorizzata dal Congresso, bombe nucleari.
Nella base aerea di Aviano (Pordenone) sono permanentemente schierate, dal 1994,
la 31st Fighter Wing, dotata di due squadriglie di F-16 [nella guerra contro la Jugoslavia
nel 1999, effettuo' in 78 giorni 9.000 missioni di combattimento: un vero e proprio record] e la
16th Air Force. Quest'ultima è dotata di caccia F-16 e F-15, e ha il compito, sotto lo U. S.
 European Command, di pianificare e condurre operazioni di combattimento aereo non solo
nell'Europa meridionale, ma anche in Medio Oriente e Nordafrica. Essa opera, con un
personale di 11.500 militari e civili, da due basi principali: Aviano, dove si trova il suo quartier
generale, e la base turca di Incirlik. Sara' appunto quest'ultima la principale base per l'offensiva
aerea contro l'Iraq del nord, ma l'impiego degli aerei della 16th Air Force sara' pianificato e
diretto dal quartier generale di Aviano.

4. Roveredo [Pn]. Deposito armi Usa.

5. Rivolto [Ud]. Base USAF.

6. Maniago [Ud]. Poligono di tiro dell'Usaf.

7. San Bernardo [Ud]. Deposito munizioni dell'Us Army.

8. Trieste. Base navale Usa.


Veneto


9. Camp Ederle [Vi]. Quartier generale della Nato e comando della Setaf della Us Army, che controlla le forze americane in Italia, Turchia e Grecia. In questa base vi sono le forze da combattimento terrestri normalmente in Italia: un battaglione aviotrasportato, un battaglione di artiglieri con capacità nucleare, tre compagnie del genio. Importante stazione di telecomunicazioni. I militari e i civili americani che operano a Camp Ederle dovrebbero essere circa duemila.

10. Vicenza: Comando Setaf. Quinta Forza aerea tattica [Usaf]. Probabile deposito di testate nucleari.

11. Tormeno [San Giovanni a Monte, Vi]. Depositi di armi e munizioni.

12. Longare [Vi]. Importante deposito d'armamenti.

13. Oderzo [Tv]. Deposito di armi e munizioni

14. Codognè [Tv]. Deposito di armi e munizioni

15. Istrana [Tv]. Base Usaf.

16. Ciano [Tv]. Centro telecomunicazioni e radar Usa.

17. Verona. Air Operations Center [Usaf ]. e base Nato delle Forze di Terra del Sud Europa; Centro di telecomunicazioni [Usaf].

18. Affi [Vr]. Centro telecomunicazioni Usa.

19. Lunghezzano [Vr]. Centro radar Usa.

20. Erbezzo [Vr]. Antenna radar Nsa.

21. Conselve [Pd ]. Base radar Usa.

22. Monte Venda [Pd]. Antenna telecomunicazioni e radar Usa.

23. Venezia. Base navale Usa.

24. Sant'Anna di Alfaedo [Pd]. Base radar Usa.

25. Lame di Concordia [Ve]. Base di telecomunicazioni e radar Usa.

26. San Gottardo, Boscomantivo [Ve]. Centro telecomunicazioni Usa.

27. Ceggia [Ve]. Centro radar Usa.


Lombardia


28. Ghedi [Bs]. Base dell'Usaf, stazione di comunicazione e deposito di bombe nucleari.

29. Montichiari [Bs]. Base aerea [Usaf ].

30. Remondò [Pv]. Base Us Army.

108. Sorico [Co]. Antenna Nsa.


Piemonte


31. Cameri [No]. Base aerea Usa con copertura Nato.

32. Candelo-Masazza [Vc]. Addestramento Usaf e Us Army, copertura Nato.


Liguria


33. La Spezia. Centro antisommergibili di Saclant [vedi 35 ].

34. Finale Ligure [Sv]. Stazione di telecomunicazioni della Us Army.

35. San Bartolomeo [Sp]: Centro ricerche per la guerra sottomarina. Composta da tre strutture. Innanzitutto il Saclant, una filiale della Nato che non è indicata in nessuna mappa dell'Alleanza atlantica. Il Saclant svolgerebbe non meglio precisate ricerche marine: in un dossier preparato dalla federazione di Rifondazione Comunista si parla di "occupazione di aree dello specchio d'acqua per esigenze militari dello stato italiano e non [ricovero della VI flotta Usa]". Poi c'è Maricocesco, un ente che fornisce pezzi di ricambio alle navi. E infine Mariperman, la Commissione permanente per gli esperimenti sui materiali da guerra, composta da cinquecento persone e undici istituti [dall'artiglieria, munizioni e missili, alle armi subacquee].


Emilia Romagna


36. Monte San Damiano [Pc]. Base dell'Usaf con copertura Nato.

37. Monte Cimone [Mo]. Stazione telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

38. Parma. Deposito dell'Usaf con copertura Nato.

39. Bologna. Stazione di telecomunicazioni del Dipartimento di Stato.

40. Rimini. Gruppo logistico Usa per l'attivazione di bombe nucleari.

41. Rimini-Miramare. Centro telecomunicazioni Usa.


Marche


42. Potenza Picena [Mc]. Centro radar Usa con copertura Nato.


Toscana


43. Camp Darby [Pi]. Il Setaf ha il più grande deposito logistico del Mediterraneo [tra Pisa e Livorno], con circa 1.400 uomini, dove si trova il 31st Munitions Squadron. Qui, in 125 bunker sotterranei, e' stoccata una riserva strategica per l'esercito e l'aeronautica statunitensi, stimata in oltre un milione e mezzo di munizioni. Strettamente collegato tramite una rete di canali al vicino porto di Livorno, attraverso il Canale dei Navicelli, è base di rifornimento delle unità navali di stanza nel Mediterraneo. Ottavo Gruppo di supporto Usa e Base dell'US Army per l'appoggio alle forze statunitensi al Sud del Po, nel Mediterraneo, nel Golfo, nell'Africa del Nord e la Turchia.

44. Coltano [Pi]. Importante base Usa-Nsa per le telecomunicazioni: da qui sono gestite tutte le informazioni raccolte dai centri di telecomunicazione siti nel Mediterraneo. Deposito munizioni Us Army; Base Nsa.

45. Pisa [aeroporto militare]. Base saltuaria dell'Usaf.

46. Talamone [Gr]. Base saltuaria dell'Us Navy.

47. Poggio Ballone [Gr]. Tra Follonica, Castiglione della Pescaia e Tirli: Centro radar Usa con copertura Nato.

48. Livorno. Base navale Usa.

49. Monte Giogo [Ms]. Centro di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.


Sardegna


50. La Maddalena - Santo Stefano [Ss]. Base atomica Usa, base di sommergibili, squadra navale di supporto alla portaerei americana "Simon Lake".

51. Monte Limbara [tra Oschiri e Tempio, Ss]. Base missilistica Usa.

52. Sinis di Cabras [Or]. Centro elaborazioni dati [Nsa].

53. Isola di Tavolara [Ss]. Stazione radiotelegrafica di supporto ai sommergibili della Us Navy.

54. Torre Grande di Oristano. Base radar Nsa.

55. Monte Arci [Or]. Stazione di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

56. Capo Frasca [Or]. Eliporto ed impianto radar Usa.

57. Santulussurgiu [Or]. Stazione telecomunicazioni Usaf con copertura Nato.

58. Perdasdefogu [Nu]. Base missilistica sperimentale.

59. Capo Teulada [Ca]. Da Capo Teulada a Capo Frasca [Or ], all'incirca 100 chilometri di costa, 7.200 ettari di terreno e più di 70 mila ettari di zone "off limits": poligono di tiro per esercitazioni aeree ed aeronavali della Sesta flotta americana e della Nato.

60. Cagliari. Base navale Usa.

61. Decimomannu [Ca]. Aeroporto Usa con copertura Nato.

62. Aeroporto di Elmas [Ca]. Base aerea Usaf.

63. Salto di Quirra [Ca]. poligoni missilistici.

64. Capo San Lorenzo [Ca]. Zona di addestramento per la Sesta flotta Usa.

65. Monte Urpino [Ca]. Depositi munizioni Usa e Nato.


Lazio


66. Roma. Comando per il Mediterraneo centrale della Nato e il coordinamento logistico interforze Usa. Stazione Nato

67. Roma Ciampino [aeroporto militare]. Base saltuaria Usaf.

68. Rocca di Papa [Rm]. Stazione telecomunicazioni Usa con copertura Nato, in probabile collegamento con le installazioni sotterranee di Monte Cavo

69. Monte Romano [Vt]. Poligono saltuario di tiro dell'Us Army.

70. Gaeta [Lt]. Base permanente della Sesta flotta e della Squadra navale di scorta alla portaerei "La Salle".

71. Casale delle Palme [Lt]. Scuola telecomunicazioni Nato sotto controllo Usa.


Campania


72. Napoli. Comando del Security Force dei Marines. Base di sommergibili Usa. Comando delle Forze Aeree Usa per il Mediterraneo. Porto normalmente impiegato dalle unità civili e militari Usa. Si calcola che da Napoli e Livorno transitino annualmente circa cinquemila contenitori di materiale militare.

73. Aeroporto Napoli Capodichino. Base aerea Usaf.

74. Monte Camaldoli [Na]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

75. Ischia [Na]. Antenna di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

76. Nisida [Na]. Base Us Army.

77. Bagnoli [Na]. Sede del più grande centro di coordinamento dell'Us Navy di tutte le attività di telecomunicazioni, comando e controllo del Mediterraneo.

78. Agnano [nelle vicinanze del famoso ippodromo]. Base dell'Us Army.

80. Licola [Na]. Antenna di telecomunicazioni Usa.

81. Lago Patria [Ce]. Stazione telecomunicazioni Usa.

82. Giugliano [vicinanze del lago Patria, Na]. Comando Statcom.

83. Grazzanise [Ce]. Base saltuaria Usaf.

84. Mondragone [Ce]: Centro di Comando Usa e Nato sotterraneo antiatomico, dove verrebbero spostati i comandi Usa e Nato in caso di guerra

85. Montevergine [Av]: Stazione di comunicazioni Usa.


Basilicata


79. Cirigliano [Mt]. Comando delle Forze Navali Usa in Europa.

86. Pietraficcata [Mt]. Centro telecomunicazioni Usa e Nato.


Puglia


87. Gioia del Colle [Ba]. Base aerea Usa di supporto tecnico.

88. Brindisi. Base navale Usa.

89. Punta della Contessa [Br]. Poligono di tiro Usa e Nato.

90. San Vito dei Normanni [Br]. Vi sarebbero di stanza un migliaio di militari americani del 499° Expeditionary Squadron;.Base dei Servizi Segreti. Electronics Security Group [Nsa ].

91. Monte Iacotenente [Fg]. Base del complesso radar Nadge.

92. Otranto. Stazione radar Usa.

93. Taranto. Base navale Usa. Deposito Usa e Nato.

94. Martinafranca [Ta]. Base radar Usa.


Calabria


95. Crotone. Stazione di telecomunicazioni e radar Usa e Nato.

96. Monte Mancuso [Cz]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

97. Sellia Marina [Cz]. Centro telecomunicazioni Usa con copertura Nato.


Sicilia


98. Sigonella [Ct]. Principale base terrestre dell'Us Navy nel Mediterraneo centrale, supporto logistico della Sesta flotta [circa 3.400 tra militari e civili americani ]. Oltre ad unità della Us Navy, ospita diversi squadroni tattici dell'Usaf: elicotteri del tipo HC-4, caccia Tomcat F14 e A6 Intruder, gruppi di F-16 e F-111 equipaggiati con bombe nucleari del tipo B-43, da più di 100 kilotoni l'una.

99. Motta S. Anastasia [Ct]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

100. Caltagirone [Ct]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

101. Vizzini [Ct]. Diversi depositi Usa. Nota: un sottufficiale dell'aereonautica militare ci ha scritto, precisando che non vi sono installazioni USA in questa base militare italiana.

102. Palermo Punta Raisi [aeroporto]. Base saltuaria dell'Usaf.

103. Isola delle Femmine [Pa]. Deposito munizioni Usa e Nato.

104. Comiso [Rg]. La base risulterebbe smantellata.

105. Marina di Marza [Rg]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

106. Augusta [Sr]. Base della Sesta flotta e deposito munizioni.

107. Monte Lauro [Sr]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

109. Centuripe [En]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

110. Niscemi [Cl]. Base del NavComTelSta [comunicazione Us Navy ].

111. Trapani. Base Usaf con copertura Nato.

112. Isola di Pantelleria [Tp]: Centro telecomunicazioni Us Navy, base aerea e radar Nato.

113. Isola di Lampedusa [Ag]: Base della Guardia costiera Usa. Centro d'ascolto e di comunicazioni Nsa.

 
questo articolo, ospitato sul sito Kelebek, è tratto da iraqlibero.at.
Può essere riprodotto liberamente,
sia in formato elettronico che su carta, a condizione che
non si cambi nulla, che si specifichi la fonte - il sito web Iraqlibero http://www.iraqlibero.at -
e che si pubblichi anche questa precisazione
Per gli articoli ripresi da altre fonti, si consultino i rispettivi siti o autori
postato da: luke1965 alle ore novembre 23, 2006 08:40 | Permalink | commenti
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lunedì, 13 novembre 2006

A volte ritornano: che sta succedendo con il riarmo nucleare?

     

Vi riporto qui un'intervista di OlivierTourquet ad Abgelo Baracca, circa la situazione attuale riguardocc al riarmo nucleare, dove Baracca ci illustra , in quanto fisico nucleare molto bene la situazione attuale e i rischi che ne derivano.

invito ci nuovo tutti i cittadini pistoiesi di firmare la petizione, da presentare in comune per la sensibilizzazione sul riarmo, la trovate in molti negozi di Pistoia.

Intervista ad Angelo Baracca di Olivier Turquet, Buone Nuove. Iniziamo con questa una serie di interviste dedicate al tema del disarmo nucleare come nostra adesione alla campagna mondiale lanciata dagli umanisti di tutto il mondo per porre all'attenzione della gente il problema "dimenticato" del riarmo nucleare e il concreto pericolo che esso comporta. Ci fa particolarmente piacere iniziare la serie con Angelo Baracca non solo per la sua innegabile competenza nell'argomento trattato, per l'intelligenza e lucidità del suo punto di vista ma soprattutto per la gentilezza e l'umanità che regolarmente riscontriamo ogni volta che abbiamo occasione di fare qualcosa insieme: sono virtù di cui l'umanità ha particolarmente bisogno.

Angelo Baracca è professore di fisica presso l'Università di Firenze. Ha svolto ricerche in varie aree della fisica ed in storia e critica della scienza. Svolge una collaborazione con la facoltà di Fisica dell'Università de L'Avana (Cuba). Ha pubblicato lavori scientifici e vari libri, manuali scientifici per l'Università e la Scuola Secondaria, e saggi generali sulla scienza e la sua storia. Collabora regolarmente con il quotidiano il manifesto, e con varie riviste (Giano, Guerre&Pace). Da molto tempo si occupa attivamente di problemi degli armamenti nucleari e di relazioni internazionali, partecipando attivamente al movimento contro la guerra. La sua pubblicazione più recente in questo campo è il volume: A Volte Ritornano: Il Nucleare. La Proliferazione Nucleare Ieri, Oggi e Soprattutto Domani, Milano, Jaca Book, 2005.

Il test nucleare della Corea del Nord ha scioccato il mondo: quali motivi stanno dietro questo atto?

Vi è dietro una logica, sicuramente distorta, una "ratio", ma essa è comprensibile solo come conseguenza della politica dell'arroganza e della coercizione usata dalle grandi potenze, in primo luogo dalle potenze nucleari, Stati Uniti in testa. Per tutto il periodo della Guerra Fredda gli armamenti nucleari hanno rivestito (fortunatamente, e fatte salve le tragiche parentesi di Hiroshima e Nagasaki, anch'esse pretestuose) unicamente un ruolo di deterrenza, cioè di dissuadere l'avversario da qualsiasi attacco. L'interpretazione più chiara del test nordcoreano è stata data il giorno seguente dal quotidiano israeliano H'aretz: "Uno stato con armi nucleari è immune da attacchi contro le sue installazioni", tirando ovviamente la conclusione che l'Iran deve venire attaccato e fermato prima che possa dotarsi della bomba (come nel 1981 venne bombardato il reattore nucleare in costruzione in Iraq). Basta pensare a cosa possono servire alla Corea le testate che sembra possedere, o domani quelle che l'Iran potrebbe (molto ipoteticamente) acquisire: se le usassero davvero, avrebbero la garanzia di venire immediatamente cancellati dalla carta geografica (anche volendo ammettere che Teheran potesse un giorno distruggere il territorio israeliano, i 5 modernissimi sommergibili che la Germania ha generosamente venduto in saldo a Israele rimarrebbero illesi e capaci di una ritorsione devastante). A questi paesi, dunque, le armi nucleari servono solo per non essere attaccati, non per attaccare chicchessia! A prescindere da qualsiasi valutazione del regime coreano, la sua scelta di sviluppare armi nucleari ubbidisce ad una logica comprensibile, è una risposta alle minacce e all'arroganza statunitense. In definitiva, questo paese chiede di essere aiutato, con un linguaggio ed atteggiamenti sicuramente distorti, ma molto meno di quelli che adotta Washington, riconducibili a pura arroganza. Il modo migliore per controllare che i programmi nucleari iraniani non vengano deviati per scopi militari consisterebbe nello stabilire una cooperazione, per esempio nel processo di arricchimento dell'uranio per scopi civili (come Teheran ha proposto, inascoltata, alla Francia poche settimane fa. E sia chiaro, se mi trovo a "difendere" i programmi nucleari civili dell'Iran – pur essendo un antinucleare convinto, e sapendo bene che questa scelta ubbidisce anche a problemi di politica interna – è solo perché le regole internazionali sono la prima condizione che deve essere rispettata da tutti). Del resto, quello che l'Iran dice di volere fare (negando di avere ambizioni militari) è già stato fatto in modo compiuto da molti paesi, ad esempio dal Brasile (che fino alla metà degli anni '80 ha sviluppato un programma nucleare militare, che ha arrestato dopo essersi dotato di tutti i materiali e le capacità necessarie per assemblare la bomba!), la IAEA riconosce che ben 44 paesi hanno la capacità di farlo, e nessuno batte ciglio! È sempre la politica delle due misure adottata dal più forte. Il vero problema che sta dietro a tutto questo è che gli Stati nucleari non hanno ottemperato all'obbligo del disarmo nucleare totale e controllato, imposto da 36 anni dal Trattato di Non Proliferazione (TNP) e ribadito da numerosissime deliberazioni dell'Assemblea Generale dell'ONU e in solenni consessi e istituti internazionali.

Facciamo allora un passo indietro: che senso hanno oggi gli arsenali nucleari esistenti? Quali sono le tendenze?
Il ruolo degli arsenali nucleari esistenti (quelli ufficiali, e i "segreti di Pulcinella" come quello israeliano) è cambiato radicalmente. Durante la Guerra Fredda l'<<Equilibrio del Terrore>>, con l'assicurazione della mutua distruzione, ha avuto il ruolo di evitare uno scontro militare frontale tra i due blocchi. I tanti tentativi di altri Stati in quei decenni di dotarsi di armi nucleari avevano piuttosto il ruolo di dotarsi di uno status symbol e di un potere di contrattazione entrando nel club nucleare. Dopo la fine della Guerra Fredda l'illusione che finalmente gli armamenti nucleari fossero diventati obsoleti e la loro eliminazione possibile – essendo il loro potenziale distruttivo sproporzionato per la nuova situazione mondiale, e la minaccia di distruzione totale ben più concreta nella asimmetria delle forze in campo – è durata poco (anche se alcuni importanti accordi internazionali sembrarono confermarla: il trattato START-II, 1993, per la riduzione delle forze nucleari strategiche, che però è decaduto prima di esaurire la sua funzione; e la messa al bando dei test nucleari, trattato CTBT, 1996, che però non è entrato in funzione mancando la ratifica degli USA e di altri Stati). Poi vi fu lo shock dei test nucleari dell'India e del Pakistan del 1998, presto digerito in nome della guerra al terrorismo (in realtà in funzione anti-cinese). Oggi il ruolo delle armi nucleari è completamente cambiato. Vi sono dichiarazioni ufficiali dell'Amministrazione americana che affermano che gli USA non intendono rinunciare mai alle armi nucleari.

Perché sta succedendo questo?
Il delirio di potenza degli Stati Uniti – per i quali il mezzo militare è lo strumento per mantenere la propria egemonia, e per sostenere l'economia – li sta conducendo a considerare le testate nucleari non come ultima risorsa, ma come armi risolutive nella conduzione dei conflitti. Le nuove strategie del Pentagono pongono queste armi sullo stesso piano degli altri componenti del sistema difensivo, e ne prevedono esplicitamente l'uso, anche preventivo. Gli USA, e di seguito le altre potenze, sono alla frenetica ricerca di armi nucleari di tipo nuovo, di piccola potenza e ridotta ricaduta radioattiva, utilizzabili sul campo di battaglia, che cancellino la "fastidiosa" distinzione tra armi nucleari e quelle che con un termine orrendo si denotano ormai come "convenzionali". Vi sono poi arsenali nucleari come quello di Israele, che fu voluto esplicitamente da Washington per garantire la supremazia assoluta del gendarme creato apposta per garantire gli interessi imperialisti nella regione con la decolonizzazione. A fronte di queste tendenze e di queste minacce è comprensibile (anche se non giustificabile, e tantomeno condivisibile) l'aspirazione di quei paesi che si sentono minacciati e cercano di premunirsi sviluppando armi nucleari.

Quali interessi economici si celano dietro il riarmo nucleare?
Credo che questo problema abbia molte facce, complementari tra loro. Durante la Guerra Fredda la corsa agli armamenti, in particolare quelli nucleari (i quali, va sottolineato, non consistono solo nelle testate, ma presentano i costi preponderanti in tutto il sistema: lanciatori, sommergibili, sistemi di allarme e controllo, manutenzione, addestramento, e via discorrendo) ebbero anche la funzione di trascinare l'URSS in una competizione che era destinata a fiaccarla. Si deve osservare che il cosiddetto "complesso militare industriale" ha avuto una funzione completamente diversa negli USA e nell'URSS: nel primo caso, infatti, vi è una profonda integrazione tra l'apparato militare dello stato e le potenti industrie private che operavano nel settore, per cui gli investimenti statali divenivano un volano dell'economia; nel caso dell'URSS, invece, tutto ricadeva sotto lo Stato, i cui investimenti erano quindi improduttivi, e bloccavano anziché alimentare lo sviluppo economico. Oggi il complesso militare industriale è, se possibile, ancora più potente. Questo spiega la necessità di nuove guerre, di un sistema di guerra permanente, la ricerca di armi sempre più sofisticate, la cui "necessità" è spesso alimentata dalle imprese stesse, e che rendono obsolete quelle esistenti imponendone la sostituzione (o il "consumo" e la sperimentazione nelle guerre). Anche gli armamenti nucleari vengono sviluppati in tre enormi laboratori di ricerca, finanziati dallo Stato con dirette partecipazioni delle imprese, nei quali lavorano migliaia di scienziati e tecnici: è da loro che derivano anche le proposte di nuovi tipi di armi per nuove funzioni, o meglio di nuove funzioni militari che richiedano armi di tipo nuovo. È un sistema complessivo che si autoalimenta. Ed è dietro di esso che – oggi è più che mai necessario ricordarlo – viene riproposta con forza la ripresa del business dei programmi nucleari "civili" per la produzione di energia elettrica (che, ricordiamolo, costituisce meno del 17% dei fabbisogni energetici mondiali, e che registra e favorisce i maggiori sprechi). Alla funzione economica "interna" si aggiunge quella "globale" che già ricordavo, di garantire una supremazia che sul piano puramente economico invece vacilla.

Che fine ha fatto il trattato di non proliferazione?
Sfortunatamente il TNP non è riuscito che in minima parte a svolgere la funzione per cui era stato concepito. Esso fu in sostanza un compromesso tra gli Stati non nucleari, che rinunciavano a dotarsi di queste armi, in cambio dell'impegno che gli Stati nucleari assumevano con l'Art. VI di "perseguire negoziati in buona fede su misure effettive legate alla cessazione della corsa agli armamenti nucleari il più presto possibile ed al disarmo nucleare, e su un Trattato di disarmo generale e completo sotto uno stretto ed effettivo controllo internazionale". Il TNP non ha limitato che parzialmente, ed apparentemente, la proliferazione, giacché a parte i paesi che hanno realizzato la bomba (Israele, Sudafrica, India, Pakistan, Corea del Nord) ve ne sono molti altri che possiedono i materiali e le capacità tecniche e scientifiche per realizzare immediatamente testate nucleari avanzate: in primo luogo, ma non solo, Giappone, Germania, Brasile; la IAEA riconosce a ben 44 Stati la capacità di sviluppare armi nucleari, anche se forse per molti non in modo immediato. Oggi Washington cerca in tutti i modi di mettere il TNP in soffitta. è scandaloso che abbia riconosciuto in modo ufficiale e solenne lo status nucleare dell'India – al di fuori del TNP, che Nuova Dehli non sottoscrive – con la partnership nucleare sottoscritta da Bush pochi mesi fa (in chiara funzione anticinese: l'avrebbe sottoscritta anche con il Pakistan, se il suo regime non fosse così infido). Ma ancora più scandaloso è il sostegno alle non più tanto occulte aspirazioni militariste e nucleari di Tokyo, che possiede già ben 40 tonnellate di plutonio, ed ha appena inaugurato un nuovo impianto di riprocessamento che ne produrrà 8 all'anno. Oggi i rischi militari più gravi che incombono sull'umanità sono dati dall'intreccio tra rifiuto del disarmo nucleare, determinazione ad usare queste armi, proliferazione nucleare incontrollabile a livello mondiale, ricerca di armi di nuovo tipo. La sola soluzione risiede nella ripresa del processo di disarmo nucleare, che porti all'eliminazione totale di queste armi, sotto controllo internazionale.

Qual è la situazione italiana?
È paradossale (non meno di quella di altri paesi). L'Italia è ufficialmente uno Stato non nucleare aderente al TNP. Questo status è però clamorosamente contraddetto da molti fatti. L'adesione alla NATO – che ha radicalmente cambiato fisionomia e ruolo dopo la fine della Guerra Fredda e con l'adozione nel 1999 del "Nuovo Concetto Strategico", mai discusso né approvato da alcun Parlamento – comporta la partecipazione alla dottrina strategica e alla pianificazione nucleare, quindi l'assunzioni di capacità militari nucleari. In questo contesto l'Italia mantiene schierate sul proprio territorio 90 testate nucleari a gravità (nelle basi NATO di Aviano, ed italiana di Ghedi Torre), delle 480 in sei paesi europei della NATO. Queste testate sono il residuo delle armi nucleari schierate in Europa, dopo che il Trattato INF del 1987 rimosse quelle portate da missili a gittata intermedia (che furono chiamati Euromissili, e ci portarono sulla soglia di un conflitto nucleare). Oggi sono armi obsolete dal punto di vista strategico, e sembrano quasi solo il simbolo dell'affermazione della nostra subalternità, poiché sono molto più utili i sommergibili con capacità nucleare o le testate schierate in basi più avanzate. Tuttavia la loro rimozione (che la Grecia, ad esempio, ha ottenuto senza che questo abbia implicato altri problemi politici) potrebbe avere una funzione positiva per sbloccare il processo di disarmo: infatti, poiché gli Euromissili, furono rimossi ma non si prevedeva nulla sulla destinazione delle testate (mentre il trattato START-II prevedeva la distruzione delle testate rimosse), il conteggio delle armi nucleari tattiche esistenti e del loro stato operativo costituisce uno degli aspetti più oscuri e problematici; ma la Russia ha fatto sapere che, qualora le testate a gravità schierate in Europa venissero rimosse, sarebbe disposta ad aprire un negoziato sulle armi tattiche e sulla loro rimozione, che contribuirebbe a riaprire il processo di disarmo. Vi è poi un problema più grave ed inquietante, costituito dai sommergibili nucleari statunitensi con capacità nucleare, che scorazzano nel Mediterraneo, e possono entrare nelle nostre acque territoriali e in ben 11 porti, costituendo un rischio reale per le popolazioni, ed un bersaglio nel caso in cui scoppi una guerra nucleare per errore (o per volontà deliberata).

Sembra sia sparita la memoria storica: cosa ha fatto dimenticare ai potenti disastri come quelli di Hiroshima e Nagasaki?
Più che di disastri parlerei di crimini: ormai la ricerca storica ha chiarito che non vi era nessuna necessità militare per quelle bombe, che ebbero invece una funzione di avvertimento verso Mosca, che aveva dichiarato guerra al Giappone (come la "provocazione" di Pearl Harbour fu fortemente voluta da Roosevelt, che fece di tutto per "adescare" i giapponesi, in modo da rimuovere la contrarietà dell'opinione pubblica statunitense ad entrare in guerra). La "memoria storica" viene artatamente rimossa, le celebrazioni rituali hanno la funzione di allontanare la tragica concretezza. E poi oggi l'opinione pubblica viene mantenuta nella disinformazione e nell'equivoco sul ruolo delle armi nucleari, attribuendo pretestuosamente responsabilità ieri all'Iraq, oggi alla Corea del Nord e all'Iran, e "giustificandone" in tal modo l'esistenza e la funzione. La realtà viene completamente capovolta, il messaggio è "Solo noi possiamo garantirvi contro queste canaglie, abbiate fiducia in noi. Se manteniamo le armi nucleari (cosa che, comunque, di solito non viene neanche ricordata) è perché siamo costretti. L'esistenza dell'Occidente, del nostro way of life è minacciata". È lo stesso discorso del "terrorismo", termine volutamente generico, che è sempre quello degli altri, mai quello degli USA o di Israele, che accentua e radicalizza, se addirittura non genera, quel "terrorismo". Se un domani venissero effettivamente usate le armi nucleari, ci verrebbe fatto passare come una necessità, come il male minore, come il solo modo di fermare i terroristi: la memoria di Hiroshima passa comunque in secondo piano. Non diversamente, del resto, è stato fatto con la memoria dell'incidente di Chernobyl: il ventennale ha celebrato i tentativi autorevoli di rimozione. Bisogna non intralciare la strada ai nuovi programmi nucleari. E tra le due cose c'è un legame, che alla gente comune è occultato: l'analisi, e la continua revisione (peggiorativa), delle conseguenze delle esplosioni su Hiroshima e Nagasaki costituiscono ancora la maggiore fonte di informazione sulle conseguenze a lungo termine e su grande scala della radioattività.

La situazione mondiale dà pericolosi segni di tensione e di deterioramento delle relazioni internazionali; il rischio di un "incidente nucleare" è serio; quali sono secondo te le possibilità che avvenga?
Per quanto concerne le armi nucleari, il rischio di guerra per errore è sempre stato presente, ed è stato sfiorato molte volte. Oggi è ancora più serio, per lo squilibrio delle forze in campo, e per il grave deterioramento del sistema militare russo, i cui satelliti di allarme sono a volte al limite della vita operativa, a volte ormai "ciechi": la debolezza della Russia è un fattore di rischio, non di sicurezza. Ma si sta purtroppo delineando qualcosa di ben più grave dell'<<incidente>>. Si sa, e i media statunitensi ne parlano continuamente, che gli Stati Uniti ed Israele hanno accuratamente preparato un attacco all'Iran: è prevista l'opzione nucleare, basata sull'illusione del colpo risolutivo. Se la follia imperiale varcherà davvero questa soglia, le conseguenze saranno imprevedibili, ma in ogni caso di una gravità senza precedenti. Ribadisco il punto centrale, e il messaggio fondamentale che dobbiamo veicolare: oggi il rischio dovuto alla presenza degli armamenti nucleari è più grave che in tutti i decenni passati, e il disarmo nucleare completo e controllato è l'unica vera soluzione, ed è quindi più necessario e urgente che mai.

A volte un senso di impotenza ci attanaglia quando pensiamo a questi temi apparentemente così lontani dalle nostre possibilità di intervento: cosa può fare ogni persona per evitare la tragedia?
Capisco bene che un rischio troppo grave dà un senso di impotenza e spinge alla fuga dal problema. Ma oggi siamo ancora più indietro di questo punto, ed è possibile in linea di principio una forma di sensibilizzazione diversa: che poi lo sia in pratica è un altro discorso, ma non possiamo sottrarci. Siamo più indietro perché la disinformazione a livello di massa è abissale: abbiamo un ritardo enorme da recuperare. E allora io credo che sia possibile (ripeto, almeno in linea di principio) trasmettere un messaggio che risulti mobilitante: il problema è di raggiungere le grandi masse. Credo infatti che il messaggio da trasmettere sia duplice: non solo che il rischio delle armi nucleari è oggi più grande che mai, ed è dovuto in primo luogo agli arsenali delle grandi potenze ed al loro rifiuto di eliminarli. Una seconda parte del messaggio deve essere che "tutti insieme possiamo". In primo luogo io sostengo da tempo che se non riusciremo ad eliminare le armi nucleari, non riusciremo ad eliminare nessun altro sistema d'arma: per nessun altro, infatti, esiste una legislazione internazionale così precisa e vincolante, un insieme così ampio e autorevole di trattati e deliberazioni (tra cui il parere della Corte Internazionale di Giustizia del 1996, che stabilisce che anche la minaccia delle armi nucleari è illegittima, e che il disarmo nucleare è un obbligo), nonché gli strumenti e i metodi internazionalmente riconosciuti ed accettati per le verifiche (ad esempio, la Convenzione sulle Armi Biologiche non ha neppure un protocollo per le verifiche, per cui è praticamente inoperante). In secondo luogo, la gente deve rendersi conto che le armi nucleari devono venire arrestate prima che vengano usate, perché dopo è troppo tardi! Questo messaggio positivo può essere complimentato da indicazioni concrete di obiettivi praticabili da tutti ed ottenibili. Il primo l'ho citato prima: imporre al nostro Governo che chieda e pretenda la rimozione delle 90 testate a gravità schierate in Italia; ripeto, la Grecia l'ha ottenuto e non è caduto il mondo, queste armi sono evidentemente obsolete. L'obiettivo deve, e può essere esteso a livello europeo, per evitare che le testate vengano rimosse dall'Italia e portate in un altro paese (lo scorso anno la rimozione delle testate è stato chiesto dal Parlamento del Belgio). Vale la pena ricordare che cinque cittadini veneti hanno citato presso il Tribunale di Pordenone il governo degli USA per i rischi derivanti dalle testate nella base di Aviano: questo mostra chiaramente come tutti abbiano possibilità concrete di azione, immaginiamo cosa accadrebbe se fossero decine di migliaia le persone, in Italia e in Europa, che citano il governo statunitense! Si sta studiando la possibilità che azioni di questo genere vengano fatte anche da chi vive nelle città portuali che possono ospitare sommergibili nucleari. Sono esempi particolari, ma concreti, perché un problema che si è incancrenito per 36 anni deve essere sbloccato con azioni progressive, che coagulino una crescente volontà collettiva. Con la quale si può poi passare a porre obiettivi più ambiziosi, come la denuclearizzazione del Medio Oriente e del Mediterraneo, e l'eliminazione degli arcaici e pletorici arsenali nucleari britannico e francese. L'obiettivo del disarmo nucleare deve venire perseguito con una forte consapevolezza e volontà collettiva, unitamente con quelli della costruzione di una vera unione politica e sociale dell'Europa, e della riforma dell'ONU. La gente si ritrae e non si impegna, figge nell'individualismo e nell'assenteismo, perché non vede coagularsi forme collettive di aggregazione, di resistenza, di azione. Io credo che questo sia il maggiore ostacolo che oggi ci troviamo davanti, e che il problema delle armi nucleari possa essere un buon punto di partenza per ricominciare. Forse non appare così legato ai problemi concreti quotidiani sempre più gravi della gente, ma forse anche per questo può costituire un punto di forza, sul quale si possono superare anche molte divergenze politiche o di opinione, poiché sembra difficile trovare qualcuno, sano di mente, che sia favorevole alle armi nucleari ed al rischio dell'olocausto.
postato da: luke1965 alle ore novembre 13, 2006 08:12 | Permalink | commenti
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domenica, 12 novembre 2006

Democrazia sbarrata

 

Il 24 ottobre scorso è cominciato l’iter del referendum bipartisan sulla legge elettorale, che punta a modificare il sistema elettorale lasciato in eredità dalla Cdl al termine della scorsa legislatura.

I quesiti che saranno depositati, e sui quali dovranno essere raccolte le firme, prevedono:

- Premio di maggioranza e sbarramento: trasferimento del premio di maggioranza dalla coalizione vincente al partito vincente, e innalzamento della soglia di sbarramento al 4 % per la Camera dei deputati e all’8 % per il Senato;

- No alle candidature multiple: abrogazione della norma che consente ad un candidato di comparire in più liste circoscrizionali.

 

Il referendum abrogativo – proposto dal costituzionalista Guzzetta e nel cui comitato promotore compaiono esponenti politici come Segni, Realacci, il governatore della Regione Campania Bassolino e il deputato dell’Ulivo Boffa - può solo eliminare alcuni elementi della legge sottoposta al voto, ma non può cambiarne l’impianto di base, che rimane quello di un sistema proporzionale con premio di maggioranza. Non possono far ritornare il sistema maggioritario con i collegi uninominali – non certo migliore a nostro parere – e quindi devono usare il bisturi”. Per cui, per ovviare ad esempio alla scomparsa dei collegi uninominali, si propone il divieto di candidarsi in più circoscrizioni.

Della legge attualmente in vigore, se il referendum superasse il quorum, resterebbero comunque in piedi: l’indicazione del capo della forza politica che, conquistando il premio, diventerebbe presidente del Consiglio; l’enunciazione del programma elettorale; le soglie di sbarramento; il diritto delle liste minori che superino il 4 per cento di entrare alla Camera ed esercitarvi il “diritto di tribuna”.

 

Il Partito Umanista è fortemente critico nei confronti di questa proposta, che, a nostro avviso, non cambia assolutamente niente rispetto ai criteri che avevano fatto da presupposto alla legge proposta dal precedente governo, poi rivelatasi, come la definirono alcuni esponenti della stessa destra, “una porcata”.

Le aspettative che aveva creato l’attuale maggioranza vengono per l’ennesima volta tradite da una proposta che vorrebbe, negli intenti dichiarati, porre rimedio ad una legge elettorale assurda, ma che invece aggrava, per alcuni aspetti, le storture che aveva creato.

 

Vediamo perché.

 

Con l’intento di ridurre drasticamente la frammentazione partitica, si continua a percorrere la stessa strada: innalzare la soglia di sbarramento (del 4 per cento alla Camera e dell’8 per cento al Senato). Ma pur seguendo questa linea di pensiero – assolutamente delirante a nostro avviso - si evince una semplice contraddizione nel continuare a consentire la formazione di coalizioni elettorali, perché le coalizioni vanificano lo sbarramento, di qualunque entità esso sia.

 

Con l’intenzione di incentivare l’aggregazione dei piccoli partiti in un grande partito in grado di vincere il premio di maggioranza, uno dei quesiti referendari propone che tale premio spetti soltanto al primo partito vincitore. Ciò comporta un grave rischio per la democrazia, in quanto un partito di maggioranza relativa potrebbe vincere in entrambe le Camere e conseguire il premio senza aggregarsi con nessuno. In tal modo avrebbe da solo, a dispetto della percentuale di voto realmente ricevuta, la maggioranza assoluta di seggi, il che prefigura un inedito strapotere, poco raccomandabile per un paese che vuole continuare ad essere democratico e che, anzi, dovrebbe migliorare le proprie leggi per aumentare il livello di democrazia e partecipazione dei cittadini.

 

Tutti i tentativi di modifica della legge elettorale, fatti a partire dai referendum Segni del 1991 e del 1993, hanno avuto sempre gli stessi obiettivi, che puntualmente non sono stati raggiunti.

Non è stato raggiunto l’obiettivo secondo il quale i partiti, costretti in coalizioni per conquistare il premio, sarebbero stati risucchiati da queste.

Non è stato raggiunto l’obiettivo secondo il quale tutto il sistema politico avrebbe subìto un processo di moderazione, in quanto da destra e da sinistra si sarebbe fatto ogni sforzo per convergere sull’elettorato moderato.

Non è stato raggiunto l’obiettivo secondo il quale, per conquistare gli elettori incerti, i partiti avrebbero presentato nei collegi – e poi nelle liste, come prevede la legge attuale - gli uomini migliori. Abbiamo invece assistito spesso a mediocrità e cieche obbedienze, segni di una classe parlamentare ridicola e ignorante.


Sono ben 15 anni che si tenta di ingabbiare il sistema politico italiano all’interno di preconcetti presi in prestito da una presunta superiorità democratica dei sistemi di stampo anglosassone (maggioritario secco), francese (maggioritario a doppio turno) o tedesco (proporzionale con soglia di sbarramento). Si tenta di obbligare le forze politiche all’interno di coalizioni che poi, prima o poi, si sciolgono, senza che nessuno mai abbia fatto la semplice deduzione che proprio questo tipo di forzature determina lo scioglimento di coalizioni obbligate.

Se coalizione ci deve essere, questa si dovrebbe basare su un’affinità ideologica e su un accordo sugli obiettivi da raggiungere. Ma ciò non è possibile, evidentemente, perché la maggioranza dei partiti che oggi siedono in Parlamento, non solo non ha più un’ideologia, ma non ha neanche un obiettivo che vada al di là di ciò che pragmaticamente impone la congiuntura.

Questo punto di vista, meramente pragmatico, si ripropone in questo ennesimo tentativo di cambiamento della legge elettorale. Così come la maggioranza di centrodestra aveva approvato la legge elettorale attuale con l’intento di forzare l’assetto istituzionale al fine di vincere le elezioni, così, oggi, buona parte della maggioranza di centrosinistra – con il silenzio-assenso dei partiti maggiori di centrodestra - prova a cambiare la legge per favorire la costituzione della nuova chimera di Fassino, Rutelli & company, il partito democratico, nella speranza che si verifichi la concomitante trasformazione di un barcollante sistema bipolare in un sistema bipartitico.     

  
Tutto questo non fa bene alla democrazia.

 

Secondo il Partito Umanista, la legge elettorale attuale va semplicemente abolita e proposto un sistema proporzionale senza sbarramenti.

La democrazia è strettamente legata alla partecipazione attiva dei cittadini, salvaguardata solo se si aumenta il grado di rappresentatività.

Tale rappresentatività è garantita solo da un sistema elettorale proporzionale, senza alcun sbarramento, in modo tale che tutti possano avere i loro rappresentanti in Parlamento.

La direzione verso cui invece si sta andando è il segno evidente della paura che la politica di palazzo e gli interessi che all’ombra di essa si consumano, possano essere spazzati via da un popolo realmente rappresentato.  

 

 

 

 Roma, 12 novembre 2006

Segreteria Programma e Documentazione

del Partito Umanista     

postato da: luke1965 alle ore novembre 12, 2006 19:05 | Permalink | commenti
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sabato, 11 novembre 2006

Facce da c..o. RESET!

faccia_da_culo.jpg

RESET! I deputati hanno diritto alla pensione dopo 30 mesi di legislatura. Siamo perciò tranquilli che il Parlamento terrà fino alla fine del 2008. Ci sono più di 400 parlamentari al primo mandato. E puntano tutti alla pensione dei 30 mesi. I dipendenti plurimi invece la pensione ce l’hanno già in tasca. Tra un paio d’anni Napolitano potrà sciogliere quello che gli pare, con o senza conati anti secessionisti, faccia un po’ lui. Gli italiani, quando sopravvivono, vanno in pensione dopo 35 anni. Tra noi e i nostri dipendenti c’è quindi una evidente disparità di trattamento.
Qui, caro Dipendente del consiglio Prodi, ci arriva una tassa al minuto, ma i senatori e i deputati non pagano mai dazio. Perchè dovremmo pagare noi anche per loro? O le pensioni maturano per ogni italiano dopo 30 mesi, o i parlamentari si adeguano a tutti gli altri.
So che i nostri dipendenti non accoglieranno questo appello. Anche in questo caso avvierò un’iniziativa di legge popolare. Lo farò insieme alla legge che riduce a due le legislature per ogni dipendente (con effetto retroattivo). RESET!
La pensione dei parlamentari è una vergogna minima, di quelle che si dicono sottovoce. Cercando di non farsi notare. E di portare a casa il bottino. I privilegi per loro, i sacrifici per gli italiani. Ma questi dipendenti sono in realtà comparse televisive. Vedersi gli piace. Sono sempre lì a guardarsi parlare. Il pubblico in sala, i meet up presenti, gli facciano allora questa domanda: “Non provate vergogna a maturare la pensione dopo appena 30 mesi?”. Riprendete domanda e risposta (o fuga) e inviate al blog. I video saranno tutti pubblicati in una nuova area ad hoc: “Facce da c..o”. RESET!

postato da: luke1965 alle ore novembre 11, 2006 13:07 | Permalink | commenti
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sabato, 11 novembre 2006

FORUM UMANISTA EUROPEO DI LISBONA

NEI GIORNI PASSATI ,3-4-5-NOVEMBRRE SI Eì SVOLTO IL FORUM A LISBONA , HANNO PARTECIPATO UMANISTI DA TUTTA  EUROPA, E ALTRE ASSOCIZIONI EUROPEE , E' STATO UN MOMENNTO DI SCAMBIO DI OPINIONI, CONOSCENZA E PROGETTI DA PORTARE AVANTI SU VARIE TEMATICHE, SE VOLETE SAPERNE DI PIU' VI METTO SOTTO I SITI DOVE POTETE COLLEGARVI

Sul sito:
http://www.partitoumanistafirenze.net
ci sono lo spot del forum di Lisbona in 2 risoluzioni, un video di 6.30 del forum stesso, foto e dichiarazione finale del forum.

sui siti:
http://materiali.splinder.com
http://blogosferaumanista.splinder.com

ci sono le foto del forum

per ogni ulteriore chirimento, informazine o collaborazione ai nostri progetti:

Luca lpecchioli@tiscali.it  347.3736884

postato da: luke1965 alle ore novembre 11, 2006 11:18 | Permalink | commenti
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mercoledì, 01 novembre 2006

PETIZIONE PER IL DISARMO NUCLEARE

I sottoscritti cittadini chiedono che Firenze sia dichiarata "Città per il disarmo nucleare" intendendo per esso che: 
Sia vietato in tutto il territorio comunale produrre, far transitare, stoccare armi atomiche e di distruzione di massa
Sia vietata in tutto il territorio comunale la produzione di componenti utili alla costruzione di armi atomiche o di distruzione di massa 
Sia istituito un gruppo di lavoro permanente che vigili sul rispetto dei divieti e lavori per l informazione e la sensibilizzazione della cittadinanza su questi temi, lavorando in particolare nelle scuole; in tale gruppo dovranno essere presenti rappresentanti delle associazioni pacifiste, nonviolente, per i diritti umani e contro la discriminazione. 
Sia istituito un forum periodico (almeno annuale) di studio e di proposte d azione per la soluzione definitiva del problema delle armi atomiche e di distruzione di massa 
La giunta municipale si adoperi a livello nazionale ed internazionale per il disarmo ed offra la città  come sede di congressi, trattati, convenzioni internazionali su questi argomenti.

l'indirizzo per la petizione on line è    www.partitoumanistafirenze.net

Per quanto riguarda Pistoia stiamo lasciando in vari posti , negozi , posti pubblici ,ecc.. una petizione da presentare al comune di Pistoia affinchè sia dichiarata :

CITTA' PER IL DISARMO NUCLEARE

postato da: luke1965 alle ore novembre 01, 2006 16:43 | Permalink | commenti
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