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Questo e’ uno dei tanti servizi che parlano di nostre attivita’ in Cile e Bolivia. Non posso evitare il confronto con le televisioni italiane, che non considerano le nostre attivita’. Sintomo evidente di differenza di concezione dell’informazione.
rinnovo l'invito a visitare
Vi preciso che l'incontro di cui vi menziono non è promosso da noi , ma da Valentina, e la riflessione sottostante e mia personale e che noi siamo siamo solo ospiti
Ciao a tutti, le elezioni sono ormai alle spalle con i loro veleni , accordi veri , simulati, smentiti e……bene cos’è successo, innanzi tutto, a prescindere dai risultati ottenuti, io come tanti altri cittadini , ho notato una gran voglia di cambiamento che si va sempre più acutizzando, voglia di cambiamento che nasce dal malcontento della gente, dovuto alla continua farsa di questa politica che ha perso il vero senso di ciò che dovrebbe essere e ciò che dovrebbe portare IL BENESSERE DELLA COLLETTIVITA’ tramite un ascolto delle esigenze di noi tutti , tramite forme sempre più efficaci di democrazia diretta e partecipata ( come molti hanno sbandierato a viva voce allo scopo di catturare voti….ma ci credono veramente? Anzi la vogliono? O vogliono semplicemente continuare a considerarci marionette (questo non era concepibile nemmeno secoli fa, quando ci venne CONCESSO lo Statuto Albertino…..si la forma cambia , ma il succo?). Cosa sta cambiando in città, dopo le tante promesse sbandierate ai quattro venti……….sarà presto per vederli? Forse, e lo dico ammettendo tutta la mia ignoranza, non sono molto documentato, però i tanti PICCOLI problemi della gente continuo a vederli e toccarli con mano tutti i giorni. La cosa positiva che tutto questo malcontento ha generato, è la voglia di unirsi per costruire qualcosa di nuovo, portare un reale cambiamento, ed è proprio questo il momento di darsi da fare, di rimboccarsi le maniche, mente LORO si stanno gongolando sugli allori o si stanno leccando le ferite, noi come Partito Umanista, insieme a molti comitati di base , gruppi di cittadini e associazioni, vogliamo cominciare il vero lavoro, quello che va oltre le elezioni, perché la gente non conta solo per quella croce sulla scheda. martedì sera alle ore 21.00 al Dopolavoro Ferrovieri , vicino alla stazione fs, dove ci sarà un incontro tra le varie realtà pistoiesi, allo scopo di confrontarsi e cercare di portare avanti un progetto comune per la città ……..e i cittadini.
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foto di lutherblissett71
Chi denuncia gli effetti della legge Biagi o della Treu è un visionario o un terrorista. In Italia va tutto bene: la disoccupazione non esiste più, siamo ai minimi storici. Ed è vero, dalla disoccupazione siamo passati direttamente allo schiavismo. Il professor Gallegati del dipartimento di Economia della Università Politecnica delle Marche fa alcune considerazioni sugli ultimi dati relativi all'occupazione. Sarà un terrorista anche lui?
Riporto, insieme alla sua lettera, uno dei ventimila casi di schiavismo che mi sono stati segnalati, presente nel libro Schiavi Moderni (71.000 copie scaricate). Si ride per non piangere.
"Caro Beppe,
pare che il Governo proverà a sporcarsi le mani modificando la “legge Biagi”.
Prima di valutarne l’azione, facciamo il punto con dati, per una volta tempestivi, aggiornati all'altro ieri, sul precariato.
La durata dei nuovi contratti offre, da sola, un segnale preoccupante: oltre il 60% è inferiore a 3 mesi e solo il 2% ha durata di 1 anno o più. Dei primi, la metà ha contratto di 1 mese, mentre 1 lavoratore su 5 di una settimana (5 giorni, ovvio).
Il bollettino economico della Banca d’Italia ci informa che quasi il 50 per cento dei giovani lavoratori sono assunti con contratti a termine. Preoccupante, si dirà. E allora che dire quando si scopre che di questi neoassunti meno del 10% in un anno vede trasformato il proprio contratto a termine in un contratto a tempo indeterminato. A parte qualche “fondamentalista del mercato”, c’è ormai fin troppa evidenza che la legge Biagi non è stata in grado di offrire una seria risposta alla persistente frammentazione (territoriale, generazionale e per sesso) del mercato del lavoro. In più (vedi la Postfazione a Schiavi moderni) la pensione come se la pagheranno ‘sti precari? Occorrerebbe una riforma di lungo periodo in grado di offrire ai giovani lavoratori una prospettiva di stabilità. I dati dimostrano che, una volta concluso il contratto a termine, non c’è quasi nessuna prospettiva di lungo periodo. Salvaguardare la flessibilità senza precarizzare la vita delle persone è ciò che si deve pretendere.
Una possibilità per promuovere un ingresso duraturo nel mercato del lavoro è quella francese, mediante l’introduzione graduale di forme di protezione dell’impiego, nella forma di indennità di licenziamento, che dovrebbe aumentare gradualmente, mentre si allunga la durata di un impiego presso un’impresa. Tutto questo dovrebbe avvenire nell’ambito di un contratto a tempo indeterminato, uguale per tutti e indipendentemente dall’età del lavoratore. Al contempo, la durata massima dei contratti a tempo determinato dovrebbe essere ridotta a dieci-dodici mesi. La scommessa è: i giovani lavoratori accetteranno un percorso verso la stabilità partendo da un contratto che, solo in teoria. non ha limiti di durata?
Una seconda possibilità è proposta dal modello danese con la sua "flexsecurity", ossia flessibilità economica unita a sicurezza sociale. In Danimarca un impiego dura in media quattro anni e ogni danese cambia almeno cinque volte datore di lavoro nel corso della sua vita lavorativa. Gli imprenditori hanno grande libertà di licenziare, mentre il lavoratore licenziato, dal primo giorno di disoccupazione percepisce un assegno da parte dello Stato pari all'80-90% del suo stipendio per quattro anni. E’ un modello sociale che mira a salvare le persone piuttosto che i posti di lavoro, investendo sulla formazione dei lavoratori per orientarli verso nuovi settori. Modello assai costoso, e l’Italia col debito che ha, se lo potrà permettere solo recuperando evasione fiscale (ricordiamo che questa equivale a ben 5 finanziarie pesanti l’anno).
La “legge Biagi” è diventata la cartina di tornasole delle visioni del capitalismo, dei 2 fondamentalismi, tra stato e mercato. Lo Stato deve e può trasformare il precariato in flessibilità. Troppo piano va il piano di riforma della legge 30.
Un abbraccio.
Mauro Gallegati
Un master alle spalle da "Schiavi Moderni"
"Sono anch’io un lavoratore di call-center. Ho 27 anni, sono laureato e ho un master alle spalle. Sono uno di quelli altamente qualificati che stentano a trovare un lavoro dignitoso e che ripiegano nei call-center per avere qualche centinaio di euro in più in tasca.
Sono anch’io uno schiavo moderno. Circa un mese e mezzo fa sono stato assunto come operatore outbound (in pratica rompere le balle alle persone fino alle 9,30 di sera!) per una scuola di inglese di Napoli a 5 € lordi l’ora. Inutile dirti che in questo call-center siamo tutti laureati o laureandi (potendo scegliere scelgono il meglio, mi pare ovvio!). Questa mattina sono stato convocato dal mio supervisore in merito al mio recente rendimento: a detta sua scarso e aggravato dal mio comportamento “strafottente nei suoi confronti”. Che tradotto significa: rifiutarsi di venire a lavorare prima senza che il tempo in più venisse conteggiato, richiedere la copia del contratto che abbiamo firmato senza che ci fosse la data di fine rapporto e, cosa più grave di tutte, esprimere le mie idee (ci tengo a precisare comunque che il mio rendimento non è poi così scarso: non sono mai stato assente nel mese di marzo e ho già fatto un paio di contatti utili ai fini dell’obiettivo mensile).Tutti quelli che lavorano, hanno lavorato e, sono sicuro, lavoreranno in questo call-center firmano contratti di collaborazione a tempo determinato nei quali è lasciata in bianco la data di fine e soprattutto senza che ne venga data la copia firmata (i più fortunati hanno al massimo una fotocopia!).
Il supervisore, dopo aver ricamato in modo patetico sul mio comportamento “sovversivo” mi ha invitato a firmare le dimissioni e al mio rifiuto è andato su tutte le furie dicendomi che solo per tale comportamento meritavo di essere mandato a casa (rinunciare di firmare le dimissioni?). In evidente difficoltà mi ha fatto parlare con il direttore dicendo che non voleva altri casini e che stavo dando i numeri."
| Partito Umanista | |
|---|---|
| Partito politico italiano | |
| Leader | Marina Larena |
| Fondazione | 1985 |
| Sede | |
| Coalizione | nessuna |
| Ideologia | Nuovo Umanesimo, anti-neoliberismo |
| In Parlamento | non ha rappresentanti |
| Partito europeo | nessuno |
| Organo ufficiale | L'Umanista |
| Sito internet | www.partitoumanista.it |
Il Partito Umanista è uno dei tre organismi del Movimento Umanista, assieme al Centro delle Culture e alla Comunità per lo sviluppo umano, e rappresenta l'espressione politica del Movimento.
È un partito di sinistra, che denuncia con radicalità l'ingiustizia dell'attuale sistema economico basato sul neoliberismo.
Si è battuto fin dalla nascita per la difesa dei diritti fondamentali dell'uomo, come salute e educazione, sempre al centro del programma elettorale. Altro punto di primaria importanza è la responsabilità politica degli eletti nei confronti dei propri elettori.
In Italia il Partito Umanista esiste dal 1985.
Per difendere la propria identità non ha aderito ad alcuna coalizione, sebbene sia disponibile a dialogare con altre forze politiche. Ha promosso spesso campagne politiche e referendarie sostenute anche da altre forze di sinistra, come il referendum sulla procreazione assistita nel 2005 e quello per l'estensione della giusta causa nel 2003.
Nel 1998 ha presentato in Parlamento una proposta di legge sulla responsabilità politica, che obbligasse gli eletti a rendere conto del loro operato.
Segretario del Partito è stato per molti anni Giorgio Schultze. Nel congresso nazionale che si è tenuto a Torino nel 2005 è stata eletta segretaria Marina Larena.
Il partito umanista non ha presentato proprie liste alle elezioni politiche del 2006, e non ha appoggiato ufficialmente nessuno dei due schieramenti principali.
Il Partito Umanista è presente con lo stesso nome, simbolo e programma elettorale, in molti paesi nel mondo; tutti i partiti umanisti sono membri dell'Internazionale Umanista.
I paesi in cui ha un maggiore peso politico sono principalmente il Cile e l'Argentina.
In Cile il Partito Umanista Cileno è stato il primo partito che si è legalizzato dopo la caduta della dittatura di Pinochet, e ha inizialmente fatto parte della coalizione che ha sconfitto alle elezioni il partito dell'ex dittatore. Ha ottenuto in passato l'elezione di una deputata nazionale, Laura Rodriguez, e ha tuttora molti consiglieri eletti nelle istituzioni amministrative. Recentemente ha fondato la coalizione Juntos PODEMOS (Uniti Possiamo), insieme al Partito Comunista Cileno, alla Sinistra Cristiana, e ad altri movimenti e partiti di sinistra. Un esponente del Partito Umanista cileno, Tomas Hirsch, è stato il candidato della coalizione alle elezioni presidenziali del 2005, ottenendo il 5,5% dei voti.
Anche in Argentina il Partito Umanista ha ottenuto diversi eletti nelle amministrazioni locali, di cui la più nota è Lia Mendez, che è stata eletta in passato nel parlamento locale di Buenos Aires.
La situazione in Guinea sta prendendo una proporzione disastrosa per
la popolazione: sequestri, assassinii, guerriglieri armati in strada,
saccheggi…Un amico coordinatore del Movimento Umanista di Marsiglia
(Patrick) ha appena parlato al telefono con Yaya dalla Guinea:
l’esercito e’ in ogni angolo, l’aereoporto e’ chiuso da Sabato,
chiedono aiuto per liberare Lansana Conte. Ci sono molte sparizioni,
persone interrate nel bosco, sequestri arbitrari sia di oppositori
che di persone conosciute per il loro aiuto al Presidente.
Il problema e’ che c’e’ opposizione all’interno dello stesso
esercito, le bande armate saccheggiano, uomini vestiti da militari
che sembrano agire per conto del Presidente vanno nei media. Non sono
Guineani, non parlano francese ne’ dialetti del Paese. I militari
entrano nelle case, sequestrano alcune persone e spariscono. Per
questo gia’ molti non dormono nelle loro case. La gente e’ convinta
che si dovra’ mobilitare nuovamente il prima possibile. Internet e’
stato tagliato. Gli internet caffe’ proibiti. La popolazione non ha
diritto ad uscire dal proprio quartiere. Nemmeno andare al mercato.
Yaya e’ in contatto con alcuni umanisti in Italia, però non possono
chiamare, solo alcuni cellulari permettono la comunicazione (rete
esterna all’operatore nazionale).
Come umanista ritengo importante che l’informazione circoli, che
condividiamo le informazioni che arrivano dai nostri in Guinea, che
non siamo complici del silenzio dei rapaci internazionali.
Non dimentichiamoci che la Guinea e’ il terzo produttore mondiale di
bauxite, che ha diamanti, oro…e ha intorno paesi vicini gia’ in
implosione sociale: Liberia, Sierra leone, Costa d’Avorio.
Facciamo circolare questa informazione nei nostri Consigli, web,
organismi…
Posizioniamoci chiaramente e fortemente a fianco dei Guineani, degli
africani, della Nazione Umana Universale.
Dopo ben sei anni il vice-questore aggiunto del primo reparto mobile di Roma Michelangelo Fournier, che partecipò alle cariche alla scuola Diaz di Genova, dove allogiavano parte dei manifestanti del G8, afferma, ritrattando le sue dichiarazioni precedenti, che alla scuola ci fu una vera e propria “macelleria messicana”. Ha riferito di scene di pestaggi di una brutalità assurda, per di più rivolti contro manifestanti pacifici. Fournier afferma di aver taciuto per tutti questi anni per spirito di corpo verso i colleghi e senso di appartenenza alle istituzioni. In risposta alle dichiarazioni dell’allora vice-questore i rappresentanti del comitato “giustizia e verità” rispondono che Fournier avrebbe potuto manifestare meglio la sua lealtà alle istituzioni confessando subito come erano andate le cose e che invece di parlare di “macelleria messicana” si dovrebbe parlare di “macelleria italiana”. Comunque i membri del comitato hanno espresso soddisfazione in quanto le parole di Fournier confermano quello che loro da anni affermano. Vari rappresentanti della forze politiche hanno immediatamente sollecitato una commissione d’inchiesta parlamentare sui fatti di Genova.